La linea donna

Lardini apre 6 negozi nel mondo e si adegua allo stile informale

Boutique in via del Gesù

di Silvia Pieraccini

Look della collezione donna A-I 21-22 dell'azienda di Filottrano (Ancona)

2' di lettura

Andrea Lardini, dall’alto dell’esperienza accumulata in 40 anni di produzione d’abbigliamento, la chiama “rivoluzione” del vestire. Il Covid ha messo nell’angolo l’abito formale, il capo classico (soprattutto) dei marchi prestigiosi, e ha spinto prodotti più informali, decostruiti, elettrosaldati, che hanno imposto (anche) un cambiamento delle linee produttive: niente più sarti che cuciono giacche intelate con le asole fatte a mano, ma spazio a capi più innovativi e sportivi realizzati al 100% a macchina.

«È successo quello che era successo nel 1982-84 – dice Lardini, a capo dell’omonimo marchio marchigiano d’abbigliamento di fascia alta – il prodotto si è trasformato: è sempre bello ma più informale, con più innovazione e più flessibilità, un prodotto più difficile da industrializzare. La nostra azienda aveva cominciato proprio con questo tipo di capi, poi ci siamo adeguati al mercato e siamo diventati gli “specialisti del classico”, e ora torniamo indietro di 40 anni».

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Un ritorno al futuro che è una sfida entusiasmante, sia nelle collezioni uomo che oggi sono il cuore del gruppo familiare, sia in quelle da donna che Lardini punta a far crescere. Non a caso la linea femminile sbarca, proprio da questo mese di settembre, nella boutique di via del Gesù a Milano (fino a oggi era distribuita tramite una rete di retail e venduta nel monomarca di Anversa). «La collezione donna è ispirata agli anni Settanta – spiega la direttrice creativa Genea Lardini – ma sempre con un “tocco” Lardini: tailleur con pantaloni a zampa, trench leggeri, giacchina in denim senza maniche imbottita. Vogliamo far capire che i nostri capi non sono adatti solo alla segretaria o all’avvocatessa, ma sono versatili, freschi, eccentrici e stravaganti al punto giusto: le donne oggi hanno voglia di osare perché sono state chiuse in casa a causa del Covid».

Lo sbarco nel negozio di Milano punta a far conoscere la collezione completa e, secondo Genea Lardini, farà apprezzare l’evoluzione e la raffinatezza del marchio in un momento in cui il mercato sta cominciando a muoversi.

«Con la primavera-estate 2022 si ritornerà a comprare anche in Europa – annuncia Andrea Lardini, presidente e ad dell’azienda di Filottrano (Ancona) posseduta con i fratelli Luigi, Lorena e Annarita – e non solo in Giappone, in Corea e in Russia come accade adesso. Intanto noi continuiamo a puntare sui negozi con altre sei aperture programmate nel 2022 in Giappone, a Lisbona e Gran Canaria». Quest’anno Lardini ha aperto due punti vendita in Corea (arrivando a otto), uno in Cina (ad Hangzhou), uno in Russia. Una strategia che non è ritenuta in contrasto con l’aumento delle vendite online: «L’ecommerce per adesso non ci cambia la vita, vale quanto l’incasso di un negozio fisico: in ogni caso cresce di pari passo alla crescita dei punti vendita».

Il bilancio 2021 che si chiuderà il 30 settembre replicherà l’andamento 2020 con circa 60 milioni di fatturato. «Finanziariamente non abbiamo problemi – conclude il presidente e amministratore delegato – ma per tornare sopra i 90 milioni di fatturato ci vorranno altri due anni. Gli ordini sono in aumento e la ripresa si comincerà a vedere nel bilancio 2022».

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