Familyandtrends

Le imprese di Marchionne, il coraggio di Sergio

di Bernardo Bertoldi

(Agf)

4' di lettura

Marchionne è morto il 25 luglio di tre anni fa e non è possibile non dedicare a lui questo familyandtrends. In molti, soprattutto nei primi tempi, ne hanno parlato cercando di raccontare quello che aveva fatto, come aveva cambiato le persone, le aziende e, anche, la nostra società. Molti di quelli che allora hanno occupato il palcoscenico lo conoscevano poco e (è curioso) molti di quelli che lo conoscevano meglio hanno preferito il silenzio.

Andando avanti con il tempo, si può provare a dare una lettura dell'uomo oltre che di quello che ha fatto e a descriverlo oltre il palcoscenico che offre una morte improvvisa e tragica. Non bisogna certo dimenticare quanto il manager ha fatto: ha ridato vita a più di un'impresa, ha cambiato il modo con cui si compete nell'industria dell'auto, ha rimodellato la percezione dell'Italia negli Stati Uniti e ha, forse, cambiato anche il modo con cui noi ci vediamo come Paese. C'è però un aspetto meno approfondito: le sue qualità di uomo. Ho avuto la possibilità, quando ad Harvard con Rob Kaplan lavoravo al caso Sergio at Chrysler di osservare l'uomo e la sua organizzazione e, per quello che posso aver capito, la caratteristica che più lo definiva era il coraggio. In tanti, accademici e non, hanno riempito gli scaffali e i siti di regole, modelli, consigli per essere un bravo leader, forse nessuno però ha detto che esserlo costa in termini umani.

Loading...

A Marchionne il coraggio è costato, l'ho capito quando una sera durante un incontro per la preparazione del caso, si fermò un attimo a pensare, poi alzò gli occhi e disse: “beh certamente in questi anni, da quel giugno 2004, sono cambiato anch'io; sono cambiato molto e non avrebbe potuto essere altrimenti”.

Il suo coraggio era di tre tipi: il coraggio dell'impensabile, della responsabilità del sacrificio.

L'impensabile. Quando riunì i top manager per dire “we gonna do Chrysler” uno solo era a favore; gli altri erano contrari ritenendola una rischiosa pazzia. Ci vuole coraggio a decidere quando tutto sembra dirti che quello che vuoi eseguire è impensabile. Si tratta di “though call”: il momento in cui devi decidere se andare a destra o a sinistra; ed è un momento in cui sei solo e devi decidere di poter guidare “the House” verso l'impensabile. Certo, anche chi ama il rischio di per sé stesso può decidere l'impensabile, ma non era questo il caso. Marchionne ogni volta che prendeva un rischio si preparava allo scenario peggiore. Nelle sue parole: “If you hit the iceberg, don't bother to ask where there are the lifeboats: too late.”

La responsabilità, nelle sue parole: “Tutte le 300mila persone di Fiat Chrysler guardano ininterrottamente i loro leader. Il leader deve essere onesto nel suo lavorare per il meglio dell'azienda e deve essere un esempio, sempre. Se le tradisci una volta, sei finito. Hai perso la fiducia che ispiri. Come Ceo ho solo due diritti: quello di scegliere i leader con cui lavorare e i valori che guidano l'azienda”. La responsabilità del CEO è, in primis, verso l'organizzazione che guida. Sembra bello e facile dirlo ma questo implica alzare i prezzi, non forzare le vendite e apparire meno bravo alla trimestrale e alla chiusura dell'esercizio; implica imporre la tua autorità per convincere i tuoi a chiudere un solo stabilimento in Italia e poi accettare di passare per il cattivo che l'ha chiuso e non per il buono che ne ha salvati sei. Solo un CEO che non pensa prima alla sua carriera ma prima all'organizzazione (the House) può fare queste scelte. Solo qualcuno che sa che essere il capo vuol dire servire. Ancora nelle sue parole: “Mio padre era un maresciallo dei Carabinieri. Sono cresciuto con l'uniforme a bande rosse dell'Arma e ritrovo sempre i valori con cui sono cresciuto e che sono stati alla base della mia educazione: la serietà, l'onestà, il senso del dovere, la disciplina, lo spirito di servizio”.

Il sacrificio. Quando la automotive task force del governo americano pressava per avere un impegno finanziario di FIAT e una fusione veloce, Marchionne si oppose dicendo: “You have my skin, I give you everything I have”. Era pronto a sacrificare sé stesso ma non la FIAT. Nel caso l'operazione fosse andata male la sua reputazione sarebbe stata distrutta e la sua carriera finita. Questo era un sacrificio accettabile. Il coraggio del sacrificio nelle sue parole: “I was expendable, FIAT was not”. Certo questo è un sacrificio eroico, basta dirlo una volta e poi sei un po' costretto a eseguire quello che hai detto. La sua vita, ha testimoniato chiunque abbia lavorato con lui, era un enorme e continuo sacrificio personale: era disponibile per tutti coloro che avevano bisogno di una decisione e lo era 24/7, sempre.

Osservando Marchionne allora, pensavo che la sua etica non gli avrebbe permesso di restare alla guida un minuto in più, se si fosse accorto di non poter dare tutto sé stesso all'organizzazione (“The House”). Oggi penso che vi è rimasto proprio sino a quel momento e questo fa di lui un uomo di un coraggio straordinario.

(Docente di Family Business Strategy - Università di Torino – bernardo.bertoldi@unito.it)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti