arte

Le modelle ritrovate di Carla Maria Maggi

Nella Villa Borromeo D'Adda ad Arcore le opere della pittrice sono in mostra fino al 26 luglio

di Maria Laudiero

Carla Maria Maggi nello studio 1938, olio su tela 35 x 55 cm (particolare)

3' di lettura

L'opera di Carla Maria Maggi (1913-2004) artista della borghesia meneghina degli anni ‘30 riscoperta per caso grazie al figlio che ne ha ritrovato le tele in soffitta, è protagonista di una nuova mostra a Villa D'Adda ad Arcore (a distanza di 12 anni da quella realizzata a Palazzo Reale di Milano), che ne illustra il corpus quasi completo della sua produzione composta da circa 40 dipinti e 12 disegni.

La figura della donna nelle arti (in questo caso nella pittura), non vista come soggetto è sempre stata di enorme rilievo, basti pensare a Sofonisba Anguissola, Artemisia Gentileschi o Suzanne Valadon, che pur muovendosi in un ambito maschile, seppero emergere in maniera preponderante. Tuttavia a parte queste straordinarie artiste, molte dovettero soffocare la propria ambizione per sottostare a regole rigide che le legava ad un retaggio del passato, secondo cui la formazione delle “fanciulle in fiore” appartenenti ad un ambiente sociale elevato, dovesse comprendere una certa padronanza del disegno e della musica da eseguire come puro esercizio di stile nel privato all'interno esclusivamente delle mura domestiche, per corrispondere al modello di un genere di geisha occidentale.

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Carla Maria Maggi, l'artista ritrovata

Carla Maria Maggi, l'artista ritrovata

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Le modelle

Carla Maria Maggi pur destinata ad una vita borghese, decide di rinunciare alla pittura piuttosto che censurarla per assecondare il volere del consorte che le chiedeva di eliminare i nudi femminili dalla sua ricerca, che spiccano sicuramente come le opere più significative della sua produzione. A questo proposito Simona Bartolena curatrice dell'esposizione (ma si potrebbe dire dell'intera opera della Maggi), nel saggio pubblicato sul catalogo della mostra di Palazzo Reale di Milano scrive: “La Maggi ritrae le sue modelle con discrezione, indagando il loro carattere, osservandole nel loro privato con una attitudine tutta femminile, senza violenza, senza vojeurismo. Con poche pennellate e una tavolozza giocata su pochi toni di terra-dal bruno all'ocra-Carla Maria Maggi scolpisce i corpi, definisce la luce, suggerisce un' atmosfera, costruisce scene che nascondono dietro la loro apparente semplicità uno strumento serio e motivato delle regole della composizione e una personalità forte e vivace”.

Le riviste

La Maggi si ricollega alle correnti dei pittori Lombardi deco, pur manifestando una cifra stilistica del tutto personale, con un pennello agile è vicina per certi versi anche al mondo delle illustrazioni sulle riviste in voga dell'epoca. Allieva del Palanti che ne apprezza la peculiarità compositiva, chiede di poter ritrarre dal vivo i corpi nudi delle modelle del suo maestro per la maggior parte ballerine scaligere. Ne sono esempi Capelli Rossi, del 1935, ma soprattutto La prova, 1936 in cui la donna (che assomiglia a Josephine Baker), rappresentata in punta di piedi con il tutù appoggiato sul fianco, è intenta a specchiarsi, appare di una modernità interessante. Il volto è accennato rispetto al corpo che presenta “una tensione muscolare assolutamente equilibrata”.

L'opera della pittrice comprende anche nature morte e ritratti. Questi ultimi fanno parte della cosiddetta “pittura da salotto”, ma la Maggi ha la caratteristica di imprimere sulla tela sempre con eleganza, la fisionomia caratteriale del soggetto che ritrae. Mia madre, 1933 il primo ritratto noto dell'artista, più formale rispetto agli altri, probabilmente dovuto al fatto che Angela Maggi Rimani, discendente del Piermarini, si opponeva alla vocazione della figlia.La sigaretta, 1934, esposta lo stesso anno alla Permenente è l'opera più famosa. La prospettiva diagonale offre allo spettatore la mano in primo piano, ed è tutto giocato sui toni scuri ad eccezione della bocca -rossa- e del bianco della sigaretta. L 'immagine della donna del nuovo secolo, sembra suggerire l'aforisma di Mary Shelley secondo cui: “Le donne non dovrebbero avere potere sugli uomini, bensì su sè stesse”.

Nello studio, 1938, è un autoritratto che si discosta dagli altri, pennellate larghe su toni freddi dal giallo all'azzurro, richiama alcuni aspetti del fauvismo, e dimostra la capacità di sperimentare. Negli anni, si sono succedute molte esposizioni, Londra, Milano, ma sicuramente un ruolo privilegiato è costituito dal Washington National Museum of Women in the Arts che ha contribuito a far conoscere i lavori della Maggi. Questo museo è uno dei più importanti al mondo per la diffusione dell'arte al femminile, contravvenendo alla visione di Rosalind Krauss la quale sosteneva che l'arte fatta dalle donne non avesse bisogno di nessuna particolare difesa poiché in un certo modo anche questo sarebbe discrimintorio, sperando che in un prossimo futuro non ce ne sia più bisogno.

Carla Maria Maggi, L'artista ritrovata Villa Borromeo d'Adda, Arcore, fino al 26 luglio 2020


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