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Le Pmi dell'Healthcare e le innovazioni possibili

di Angelo Gigante*

(tinyakov - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il tessuto produttivo italiano è ricco di PMI innovative anche nel settore della sanità e delle soluzioni in ambito Healthcare.
Le aziende che operano in questo comparto possono contare su una spinta propulsiva ineguagliabile: l'effetto che possono produrre sulla vita delle persone rappresenta, infatti, una forte motivazione. Ma non è la sola.
Il processo di innovazione in questo settore è, tipicamente, caratterizzato da un continuo confronto con i medici che manifestano nuovi bisogni e sperimentano le soluzioni proposte quali risposte alle loro domande, fino a raggiungere prodotti e servizi di alto valore. Si tratta di un rapporto che proprio per le PMI è di fondamentale importanza e crea reti e sinergie a livello territoriale utilissime.
L'Italia è uno dei paesi al mondo dove si trovano medici che sono veri e propri pionieri nei loro settori e quindi le istanze che portano si rivelano estremamente stimolanti per le aziende che fanno innovazione. Questo è vero al punto che anche le multinazionali straniere spesso individuano nei professionisti italiani i loro opinion leader per indirizzare la ricerca a livello mondiale.
In questo particolare momento storico l'Italia sta per vivere una importantissima fase di revamping delle tecnologie e soluzioni innovative che trasformeranno la sanità del paese attraverso l'impiego di fondi del piano PNRR. In aggiunta al rinnovamento saranno impiegate ulteriori risorse per abilitare servizi fuori dagli ospedali, sui territori attraverso tecnologie che rientrano nella tanto spesso evocata telemedicina. Infine, saranno potenziati i servizi di screening e monitoraggio degli stili di vita con tecniche non invasive. Tendenze queste già presenti nel mercato ma a cui la pandemia ha dato un ulteriore, decisiva, spinta.
L'effetto di tutti questi cambiamenti sarà il miglioramento della qualità della vita dei cittadini del nostro paese. Ma si potrà anche potenziare il tessuto produttivo locale e nazionale se saremo in grado – a tutti i livelli- di cogliere l'opportunità con una visione più ampia e meno “campanilistica”.
Da questi grandi investimenti, infatti, rischiano di essere tagliate fuori le PMI in quanto i meccanismi di acquisto di tecnologie e servizi, in linea con le tendenze più recenti, saranno di carattere centralizzato e quindi tipicamente rivolte ad aziende di grandi dimensioni spesso anche multinazionali con sedi di Ricerca e Sviluppo fuori dall'Italia.
A volte, le stesse PMI sono anche distributori di prodotti non da loro realizzati ma commercializzati per conto delle multinazionali del settore e vengono ulteriormente penalizzate nel mercato pubblico Italiano in quanto il meccanismo di acquisto attraverso gare centralizzate prevede spesso la partecipazione diretta delle multinazionali. Queste ultime per avere prezzi di vendita competitivi sono costrette a tagliare la catena di distribuzione producendo un ammanco di ricavi per le aziende italiane che generalmente vengono reinvestiti per sostenere le loro attività di ricerca e sviluppo.
Eppure un cambio di paradigma e di impostazione è possibile e, se riusciremo ad attuarlo, potrebbe portare vantaggi per tutti in una logica win-win.
Alla stregua di come si inizia a fare nelle nuove procedure di gara laddove si premiano aziende che ad esempio esprimono una parità di genere all'interno della propria organizzazione, infatti, potrebbe essere virtuoso esprimere delle premialità nelle gare centralizzate per quelle multinazionali o grandi aziende che presentano contratti pluriennali di collaborazione in ambito di ricerca e sviluppo e produzione con le PMI del territorio italiano.
I vantaggi per queste ultime sarebbero quelle di poter dialogare e formarsi attraverso il confronto con aziende di grandi dimensioni imparando a lavorare per processi e a confrontarsi sul piano internazionale.
Questo approccio potrebbe anche consentire loro di poter accedere attraverso i canali di vendita delle grandi aziende a mercati nazionali e esteri finora esclusi dal raggio d'azione di aziende ancora troppo piccole e poco strutturate. Uno scenario di questo genere permetterebbe di ottenere una spinta allo sviluppo industriale del nostro territorio per le pmi del settore come effetto secondario all'impiego dei fondi del PNRR. Grazie a questo sviluppo si aprirebbero opportunità per aumentare il volume e la reputazione della ricerca e sviluppo in Italia con vantaggi indiretti anche per le grandi imprese che in Italia fanno business a tutti i livelli nel settore della salute. Tutto questo sarebbe in linea con la tendenza di tanti paesi dagli USA alla Corea, dal Giappone alla Cina che incentivano lo sviluppo industriale interno di un settore strategico quale l'healthcare privilegiando le aziende che insistono sul proprio territorio.
Non va sottaciuto infatti che la creatività e la motivazione all'innovazione delle Pmi sono elevatissime e trovare un canale per metterle a frutto pure nella collaborazione con le grandi imprese sarebbe un modo per cominciare a rendere più reali e concreti gli effetti potenzialmente positivi dei grandi investimenti del PNRR.

*CEO di Predict

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