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Università, le telematiche dicono «addio» a psicologia, pedagogia e servizi sociali

Un decreto dell’ex ministro Fioramonti stabilisce che alcuni corsi di laurea, dal prossimo anno, potranno essere somministrati solo «in presenza».

di Eugenio Bruno


Niente più corsi di psicologia alle università telematiche

3' di lettura

Stretta in vista per le università telematiche: dal prossimo anno accademico potranno più somministrare alcuni corsi di laurea. Ad esempio psicologia, scienze dell’educazione, scienze pedagogiche, servizi sociali. Come già oggi accade per Medicina. Per tutti sarà necessaria la presenza fisica degli studenti. A prevederlo è un decreto dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti che è ora al vaglio della Corte dei conti e del Consiglio di Stato. In caso di via libera il provvedimento sarà operativo.

L’ultimo atto di Fioramonti
Uno degli ultimi atti da ministro di Lorenzo Fioramonti ha riguardato da vicino le università telematiche. Il 23 dicembre scorso - e cioè tre giorni prima di rassegnare le sue dimissioni da titolare dell’Istruzione - l’ex parlamentare pentastellato (oggi iscritto al Gruppo misto della Camera) ha firmato un decreto ministeriale che vieta agli atenei telematici di istituire tutta una serie di corsi di laurea. Dell’elenco fanno parte alcune conferme - Medicina e le altre lauree ad accesso programmato nazionale come veterinaria, architettura, odontoiatria, professioni sanitarie, scienze della formazione - e parecchie novità. Incarnate da tre corsi triennali (scienze dell’educazione, scienze e tecniche psicologiche, servizio sociale) e due magistrali (psicologia e scienze pedagogiche). Per tutti non sarà più possibile ricorrere all’e-learning.

La richiesta dei rettori
La stretta nasce su input della Conferenza dei rettori. L’organismo guidato fino alla settimana scorsa da Gaetano Manfredi - che nel frattempo è diventato ministro dell’Università dopo le dimissioni di Fioramonti e lo spacchettamento del Miur - aveva segnalato più volte come per la formazione di alcune figure professionali l’e-learning non fornisse adeguate garanzie. Una sollecitazione che Fioramonti ha raccolto e trasformato in un decreto ministeriale. La sua scelta, come spesso accade quando si parla di università e ancora di più quando ci sono in ballo le telematiche, ha registrato pro e contro.

Favorevole l’Ordine degli psicologi
Nel ricordare di avere posto il tema nel luglio 2019 con un documento n cui le lauree telematiche venivano definite « assolutamente incompatibili con la natura sanitaria della professione», il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi ha manifestato tutta la sua soddisfazione per la scelta di Fioramonti. Tant’è che il presidente Fulvio Giardina ha definito il decreto del 23 dicembre «una importante vittoria per la professione ottenuta in una importante sinergia con il mondo universitario».

I timori degli studenti
Di diverso avviso gli iscritti alle università telematiche. In una lettera appello al governo gli studenti della Guglielmo Marconi, della Niccolò Cusano e della Pegaso si dicono pronti a scendere in campo «nella faida scatenatasi». Per effetto delle nuove regole - è la loro posizione - «un numero imprecisato fra studenti telematici lavoratori e non frequentanti in generale, sia di istituti statali che privati, sono rimasti orfani di un'impalcatura che dovrebbe invece tutelarli in quanto figli di un progresso che ha dettato nuove regole – e le detta tuttora – sulle modalità didattiche in tutto il globo». Nonostante le telematiche - aggiungono - offrano oggi «una didattica completa, tranquillamente comparabile a quella delle altre università».

Un’occasione mancata
Se confermato da Corte dei conti e Consiglio di Stato il divieto per le telematiche di gestire corsi di Psicologia&Co. varrà a partire dall’anno accademico 2020/21 e solo per le nuove immatricolazioni. Comunque lo si veda nel merito, l’intervento ministeriale rischia comunque di rappresentare un’altra occasione mancata di riordino. Per una realtà che negli ultimi 10 anni ha visto crescere gli iscritti da 20mila a 82mila e i laureati da 2mila a 13mila. E che aspetta una risistemazione strutturale e, se possibile, compiuta dal 2013. Da quando una commissione ministeriale l’aveva messa nero su bianco in una relazione che è stata disattesa da tutti i successivi responsabili dell’Università.

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