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Lockdown locali, la strategia che prende quota se il contagio non cala

Chiusure mirate locali nelle zone dove il virus corre maggiormente appaiono sempre più probabili, in attesa di vedere tra qualche giorno i primi effetti delle restrizioni dell’ultimo Dpcm

di Andrea Gagliardi

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Chiusure mirate locali nelle zone dove il virus corre maggiormente appaiono sempre più probabili, in attesa di vedere tra qualche giorno i primi effetti delle restrizioni dell’ultimo Dpcm


2' di lettura

I DATI DEL CONTAGIO
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Per capire cosa ci aspetta nelle prossime settimane bisogna riprendere lo studio degli esperti di Istituto superiore di sanità e Comitato tecnico scientifico sui possibili scenari dell'evoluzione del coronavirus dopo la prima ondata e l’estate relativamente tranquilla. Un lavoro che aveva come primo obiettivo quello di offrire una serie di indicazioni per pianificare gli interventi necessari.

Gli scenari dell’Istituto superiore di sanità

Nello scenario con un rischio «alto o molto alto», con Rt tra 1,25 e 1,5 nel quale siamo, gli interventi consigliati per contenere la curva dei contagi sono molto chiari: zone rosse con lockdown temporali (2-3 settimane) e riapertura solo con riduzione dell’Rt, interruzione di attività sociali a maggior rischio assembramento, valutare l’interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio, possibile restrizione della mobilità interregionale e intraregionale. Se la situazione dovesse però peggiorare (con Rt nazionale sopra 1,5) si entra nello scenario 3, quello che indica una «situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario». In questo caso si può arrivare a un lockdown generalizzato con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico.

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Gli appelli per lockdown locali mirati

Ecco perché chiusure mirate locali nelle zone dove il virus corre maggiormente appaiono sempre più probabili, in attesa di vedere tra qualche giorno i primi effetti delle restrizioni dell’ultimo Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm). Non a caso il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi ha affermato che in aree ad elevatissima circolazione del Covid, come Milano e Napoli, servirebbe il lockdown perché «ci si può contagiare anche andando al bar». Mini lockdown, che riguardino singole zone, sono «un'opzione da prendere in considerazione, quasi un automatismo», dice anche Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione dell’Iss. E a proposito di lockdown locali, è lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte a dichiarare: «Abbiamo fatto un Dpcm che li rende possibili».

Allo studio anche la suddivisione della popolazione in isole

L’ipotesi alla quale si lavora è dunque quella di «lockdown chirurgici per individuare e neutralizzare gli asintomatici e i superdiffusori tra loro», basati sull’esempio di Codogno e Vo’ Euganeo. Senza escludere quella di suddividere la popolazione in «isole». Una strategia, da adottare nelle zone dove i dati indicano una diffusione dell'infezione superiore alla media nazionale, basata su test estesi della popolazione. Dai modelli matematici e simulazioni arriva infatti l'indicazione che dividere una grande popolazione in sottopopolazioni che non si incontrano fra loro può aiutare a contenere meglio la diffusione del virus.

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