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Ma il piano “impresa 4.0” è una priorità?

Quante risorse il nuovo governo Conte metterà sul piatto su Industria-impresa 4.0? Al momento le indicazioni non sono granitiche. Nella prima bozza programmatica la voce, addirittura, non compariva

di Guido Gentili

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(Marka)

2' di lettura

Quanta attenzione e, soprattutto, quante risorse il nuovo governo Conte metterà sul piatto alla voce Industria-impresa 4.0, dove tecnologie e competenze sono alla base dello sviluppo delle aziende italiane?
Al momento, in attesa della legge di bilancio per il 2020, le indicazioni non sono granitiche. Nella prima bozza programmatica (a 26 punti) discussa tra i «pontieri» della nuova maggioranza e diffusa dal Mov5Stelle nel giorno del voto dei suoi lettori sulla piattaforma Rousseau, la voce non compariva. E il riferimento allo sviluppo tecnologico era rapportato al modo di rendere «più efficace la transizione ecologica e indirizzare l’intero sistema produttivo verso l’economia circolare».

Le cose cambiano con la successiva «bozza Conte» (a 29 punti) messa a punto sulla base degli indirizzi condivisi da Mov5Stelle, Pd e Leu. Il «piano impresa 4.0» è inserito al punto 3. Per la «sfida dell’innovazione» restano lo «sviluppo verde» e la «piena attuazione dell’economia circolare». Ma le ultime tre righe suonano così: «digitalizzazione, robotizzazione, intelligenza artificiale. Il piano impresa 4.0 è la strada tracciata da implementare e rafforzare. Il governo intende inoltre potenziare gli interventi in favore delle piccole e medie imprese».
Tuttavia, nel discorso successivo del premier Giuseppe Conte in Parlamento per chiedere la fiducia, il tema torna un po’ nel vago. Si parla di un «sistema industriale in grado di far incontrare produzione di massa, personalizzazione e flessibilità» e si afferma che «occorre rafforzare determinazione e impegno affinché questa vocazione possa essere sfruttata, dobbiamo coordinare in questa direzione intervento pubblico e iniziativa privata (…) abbiamo voluto creare un ministero del per l'innovazione e digitalizzazione, che aiuti le imprese oltre che la PA, a trasformare l’Italia in una smart nation».

La formula del «piano impresa 4.0» non è accennata poi nella sua prima uscita pubblica dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. E sta di fatto, guardando al recente passato, che il primo governo Conte sostenuto da Mov5Stelle e Lega, aveva di fatto abbandonato il progetto dei governi Renzi e Gentiloni spinto con molta forza dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Salvo poi recuperare in corsa, e in modo parziale, questa strategia (per esempio, il ripristino del superammortamento al 130% avviene col «decreto crescita» del 28 giugno 2019). Del resto, le cifre parlavano chiaro (LEGGI: Industria 4.0 ha generato in un anno 13 miliardi di investimenti) visto che in un solo anno (2017) industria 4.0 aveva generato investimenti in macchinari e attrezzature hi-tech e beni immateriali per 13,3 miliardi.
Di sicuro c’è oggi un problema di risorse. Gli spazi di bilancio sono stretti. Per cominciare il governo vuole evitare gli aumenti dell’Iva a partire da gennaio per un valore di 23 miliardi. E poi la prima delle priorità programmatiche (confermata oggi da Conte ai sindacati assieme agli investimenti green e al piano Sud) è la riduzione del cuneo fiscale, che ancorché delimitata ai lavoratori a reddito medio-bassi, deve essere significativa e «visibile», e dunque risulta impegnativa sul terreno delle coperture. Il resto viene dopo o molto dopo. E vedremo dove e come si collocherà il piano impresa 4.0.

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