La classica del ciclismo

Magica e imprevedibile Sanremo: occhi puntati sul fenomeno Pogacar

Lo sloveno non solo è giovanissimo ma in più corre con una leggerezza mentale che gli rende facile tutto quello che per gli altri è difficile

di Dario Ceccarelli

Tadej Pogacar (LaPresse)

4' di lettura

Di che cosa parliamo quando parliamo di ciclismo?
Una volta, quando la riapertura della stagione corrispondeva anche cronologicamente alla Milano-Sanremo, non ci sarebbero stati dubbi. Si sarebbe detto che, finalmente, dopo il lungo inverno, con la classica di primavera si sarebbe ricominciato a correre. Che si ripartiva andando verso il mare e i fiori della Riviera. Che la Sanremo è la corsa più bella e sfuggente che ci sia e che all'estero tutti ce la invidiano. Che coi pronostici si rischia sempre di sbagliare e che il fascino di questa prova sta proprio nel fatto che sembra facilissima e che invece, proprio per la sua apparente semplicità (la bagarre si scatena sul Poggio dopo quasi 300 km di interminabile processione collettiva) vincerla diventa ancora più difficile. A prescindere da alcuni nomi da leggenda come Eddy Merckx (7 vittorie) o Costante Girardengo (6) che essendo, appunto, nomi leggendari e di un’altra epoca geologica, non fanno più testo. Come quella straordinaria vittoria di Fausto Coppi nel 1946 quando arrivò a Sanremo con più 14 minuti di vantaggio. Con il radiocronista, Nicolò Carosio, che sornione dice: «Nell'attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo…».

Occhi puntati su Pogacar

Tutte belle storie, che fanno leggenda e sontuosa tappezzeria. Roba quasi antica, però. Come le magnifiche imprese di Dancelli (1970), di Gimondi (1974), di Saronni (1983), di Moser (1984), di Bugno e Chiappucci nel '90 e nel '91. Perle da cineteca entrate nella galleria dei ricordi; come anche il poker di Erik Zabel a cavallo dei due millenni e il colpo di mano di Nibali nel 2018. Solo che adesso, nell'epoca del ciclismo globalizzato, con i corridori che hanno già migliaia di chilometri nelle gambe, c'è solo un argomento che si impone. E che pretende la nostra assoluta attenzione. Ed è questo: che cosa farà Tadej Pogacar? Che cosa ha in mente questo straripante fenomeno di soli 23 anni che stravince dovunque vada? Si porterà via anche la Sanremo dopo aver già spazzolato nel 2022 tutto quello che gli hanno messo sul piatto?

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Giovane fenomeno

Eh, sì: qui siamo davanti a un fenomeno. Che giustamente viene paragonato al più Invincibile degli Invincibili. Cioè a quell'Eddy Merckx che per la sua ingordigia (523 vittorie in carriera) è stato giustamente soprannominato il Cannibale. Solo che il nostro Tadej, sloveno di Lubiana, è riuscito già a superare perfino quel mostro del belga. Il primo Tour de France Merckx lo ha conquistato infatti a 24 anni. Pogar invece, a 23 anni, ne ha già vinti due, senza contare che si è già imposto in due classiche-monumento come il Giro di Lombardia e la Liegi-Bastogne-Liegi. Imprese straordinarie, in un ciclismo sempre più competitivo, che già così lo inseriscono nella galleria dei big. Il problema (per gli avversari) è che Pogacar non solo è giovanissimo ma in più corre con una leggerezza mentale che gli rende facile tutto quello che per gli altri è difficile. «Quando lo vedi pedalare - dicono alcuni veterani del gruppo - gli altri sembrano solo degli amatori».

C'è anche un altro cosa che colpisce di questo ragazzo sempre sorridente anche dopo fatiche da fachiri: che Tadej corre proprio per il piacere di correre. Senza l’ansia e l’ossessione di dimostrare quanto sia bravo. E se per un caso molto raro perde, non ne fa un dramma come invece capitava a Eddy Merckx, per il quale un secondo posto era un'onta da lavare col sangue. Questo forza psicologica lo rende paradossalmente ancora più vincente. Mentre gli altri (per esempio Roglic) si logorano per una corsa andata male, Pogacar invece si ricarica come una batteria elettrica. E poi sono guai per tutti. Qualcuno lo critica dicendo che dovrebbe calibrare le forze. Che non sempre si può andare a tutto gas. Anche in questo caso Tadej sorride come si fa con chi parla tanto per parlare. «Vediamo di volta in volta», risponde con la serenità dei giusti.

Favorito numero uno

Ecco perchè alla vigilia della 113esima Milano-Sanremo, che questo sabato 19 marzo ha una partenza storica dal Vigorelli, è inevitabile collocare Pogacar in cima al tabellone dei favoriti. L’unico sulla carta che può impensierirlo, dopo il forfait di Julien Alaphilippe, è un altro fuoriclasse: il belga Wout Van Aert, anche lui in pole position. Van Aert, 27 anni, già primo nell'edizione agostana del 2020 e terzo nel 2021, è il più temuto dallo stesso Pogacar perchè, se non viene staccato sul Poggio, allo sprint dopo 300 chilometri ha ben pochi rivali. Anche il belga viene dalla Parigi-Nizza dove, pur non avendo centrato delle volate, è sempre stato in prima linea con il compagno Roglic, leader finale della corsa francese. Ecco, il vero ostacolo all'ennesimo trionfo di Pogacar è proprio lo squadrone della Jumbo -Visma che, oltre agli assi Van Aert e Roglic, può contare su una collaudata organizzazione collettiva.

Tante assenze in questa Sanremo. Al forfait del campione del mondo Alaphilippe (sostituito da Fabio Jakobsen), si va ad aggiungere quello del nostro Sonny Colbrelli, straordinario vincitore dell'ultima Roubaix. Anche lui, colpito dalla bronchite. Un altro assente illustre è il belga Jasper Stuyven, primo nell'ultima edizione, anche lui bloccato da malanni di stagione.

Gli italiani

E gli italiani? Non siamo messi benissimo. Vincenzo Nibali, reduce dal covid, sarà presente ma non certo al meglio della forma. L'età poi si sente. Semmai si può fare un pensierino su Filippo Ganna, il nostro uomo-jet a cronometro. Anche Pippo ha dovuto superare qualche malanno di stagione. Non è al top. Però la Sanremo è una corsa strana. Non sempre vince il migliore. E neppure il favorito. Assomiglia un po' a quelle partite di calcio dove, a volte, contano gli episodi. Come farsi trovare al punto giusto, per esempio. O evitare le trappole: come le cadute o quei micidiali ventagli che in Riviera sono sempre in agguato. Quindi perchè non sperare in Super Pippo? Beppe Saronni, uno che di Sanremo se ne intende, dice che le salite del Poggio e della Cipressa non fanno paura a Ganna, ma che avrà bisogno dell'aiuto della squadra per farsi trovare davanti quando esplode la bagarre. Incrociamo le dita. E speriamo che la Sanremo, globalizzata e post pandemica, sia sempre la Sanremo. Magica e imprevedibile.


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