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Mahmood: «Un conto è dove nasci, un altro è come cresci. Io mi ritengo fortunato»

Il 23 aprile a Parigi è partito il suo tour europeo. Alle otto date si sono unite quelle del tour italiano e il 7 luglio parte il “Ghettolimpo summer tour”

di Andrea Biondi

Blanco e Mahmood vincono Sanremo: "Festeggeremo brindando"

6' di lettura

«Da sempre la mia vita personale coincide con la mia vita musicale. Nelle mie canzoni metto sempre tutto me stesso, le mie esperienze, i miei sentimenti».

Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, sta vivendo un momento d’oro. “Brividi” è al quarto disco di platino, con il primo arrivato in meno di due settimane. Il brano vincitore della 72esima edizione del Festival di Sanremo, con cui all’Ariston si sono esibiti Mahmood e Blanco, è stato il più ascoltato di sempre in un giorno su Spotify Italia con 3.384.192 stream nelle prime 24 ore di release. Un record, questo, che si aggiunge al più alto debutto di sempre per una canzone italiana nella classifica global della piattaforma (quinta posizione).

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Il 23 aprile al Bataclan a Parigi è partito il suo tour europeo. Alle otto date – l’ultima è stata venerdì a Varsavia – si sono unite quelle del tour italiano e il 7 luglio parte il “Ghettolimpo summer tour”: 15 date in location e festival estivi italiani.

Fermarsi è impossibile

«Sento il bisogno di fermarmi un po’ per riflettere», confida l’artista. «Non ho ancora realizzato tutto quello che mi è successo. È tutto così veloce». La vittoria a Sanremo, la partecipazione all’Eurovision, preceduta qualche giorno prima dalla partenza del tour europeo al Bataclan. Lì dove 7 anni fa, il 13 novembre 2015, la follia del terrorismo jihadista ha consegnato alla storia una strage di 90 morti e oltre 200 feriti nella notte in cui la Francia si è sentita come mai prima d'allora sotto attacco. I proprietari non hanno voluto coprire i buchi dei proiettili. «È stata un’emozione fortissima che mi porterò dentro per sempre».

Fermarsi però ora «non è possibile» per l’artista che sarà protagonista, venerdì 3 giugno alle 21, al “Fuori Festival” all’interno del Festival dell’Economia di Trento, nel nuovo format ideato dal Gruppo 24 Ore incaricato dell’organizzazione dalla Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con Trentino Marketing e in programma dal 2 al 5 giugno prossimi. «C’è tutto un percorso e un lavoro ora da portare a termine. Per due anni la macchina dei concerti e dei tour si è fermata. Per questo ora è il momento di spingere e andare avanti». Dopo questo momento, però, «sarà importante per me prendermi un attimo. Ho bisogno di riflettere su me stesso, innanzitutto sulla mia crescita come persona».

L’amore per la musica

Si coglie in Alessandro la necessità di mettere a fuoco un successo enorme, frutto di una storia, di un gran lavoro, ma con risultati fuori dal comune. A neanche 30 anni è già due volte vincitore del Festival di Sanremo. Con il brano “Soldi”, certificato quadruplo disco di platino, è diventato nel 2019 il primo artista in assoluto a vincere sia nella categoria Giovani sia in quella Big nello stesso anno. Artista di fama internazionale, ma anche autore con all’attivo canzoni per Elodie (“Nero Bali”, “Andromeda”), Marco Mengoni (“Hola – I say”) e molti altri. Il fil rouge è l’amore per la musica. Senza barriere, steccati, senza l’idea di voler comunicare messaggi, quanto piuttosto di voler trasferire il suo amore per la stessa musica. «Non c'è un unico messaggio che voglio trasmettere. Scrivo le mie canzoni mettendoci dentro quello che sento, e una volta uscite diventano di tutti. In quel momento il messaggio che arriva risulterà diverso a seconda del significato che ciascuno dei miei ascoltatori vedrà in esse».

Certo, verrebbe da dire che vincere a 29 anni per due volte il Festival di Sanremo rappresenta un unicum che necessariamente racchiude in sé un segreto, una pietra filosofale. «Non penso ci sia un segreto vero e proprio. Da sempre la mia vita personale coincide con quella che è la mia vita musicale» ripete Mahmood: «Mi lascio ispirare da tutto ciò che vivo e forse per questo chi mi ascolta mi sente più vicino. Sicuramente oltre alla creatività ci sono due cose fondamentali. Penso alla dedizione e all’impegno».

Dal Gratosoglio al successo globale

E ce ne saranno voluti tanto di impegno e dedizione partendo da Gratosoglio, periferia sud di Milano. Attenzione però: Mahmood quella periferia non la vive come un ricordo da cancellare. Anzi. È il suo mondo, la considera anche un po’ la sua forza. Si capisce da come ne parla e in particolare dal suo irrigidimento quando gli si chiede se abbia avuto un’infanzia «anche» felice. «Perché “anche”? Ho avuto un’infanzia felice, una madre che mi ha fatto da madre e da padre e una famiglia grande, quella di mia madre, che per me è sinonimo di calore, di protezione».

Quell’«anche» nella domanda era legato all’ormai famigerato (del resto è il tema di fondo della canzone “Soldi”) rapporto con il padre, egiziano, andato via quando Alessandro aveva 6 anni. Ricucire il rapporto? «Non c’è ancora stata occasione e forse non è il momento», replica Mahmood. Ma non c’è rabbia nelle parole di Alessandro. Sull’altro piatto della bilancia c’è invece tutto il calore delle famiglie che, specialmente in certe parti d’Italia, rappresenta un carattere distintivo e inequiparabile. La mamma Anna è sarda, originaria di Orosei in provincia di Nuoro. E la sua famiglia è composta da 12 fra fratelli e sorelle. Lei a 18 anni ha lasciato la Sardegna con destinazione Milano, per lavorare nel bar del fratello a Buccinasco.

L’importanza della famiglia

A mettere insieme i numeri della famiglia di Mahmood si parla di almeno 100 cugini. Insomma una grande famiglia di cui, alla fine, si capisce che Alessandro accusa un po’ la distanza anche se ammette di essere «in contatto. Mi sento spesso e comunque appena posso con molti di loro». A ogni modo, nonostante la mancanza del padre, l’artista parla di un’infanzia felice «perché un conto è come e dove nasci e un altro è come cresci. E io mi ritengo fortunato».

Gli aneddoti in questo senso si sprecano. In altre occasioni e interviste l’artista ha descritto le domeniche insieme che erano tutte delle grandi feste (del resto, con una famiglia così pletorica, un compleanno alla settimana poteva capitare, per la legge dei grandi numeri). Alla base c’era e c’è quel senso di protezione, di famiglia, che forse tanto merito ha in quel sorriso di Mahmood, che gli toglie qualsiasi aria di artista tormentato riconoscendogli invece solo la parte migliore dell’essere artista, portato a mescolare nelle sue canzoni vita, sensazioni, racconto, creatività.

È per questo che l’«anche» riferito alla felicità della sua infanzia lo rifiuta. Piuttosto richiama l’attenzione su quella che valuta «una grandissima soddisfazione. Quello che ho fatto e che sto facendo mi ha permesso e mi permette di portare mia madre in viaggio con me, lei che aveva diviso la sua vita fra Rozzano e Orosei. Siamo stati a Londra. Di recente a Madrid. Una delle più grandi gioie per me».

La creatività contro le barriere

C’è voluto impegno. Quello della mamma che l’accompagnava dal maestro di canto. E il tragitto fra Buccinasco e Baggio, quartiere nella periferia ovest di Milano, non è proprio da derubricare a passeggiata. C’è voluto l’impegno di Mahmood che come tanti ha dovuto contribuire all’economia familiare lavorando per esempio in bar in zona San Babila in pieno centro a Milano o ai lidi Ferraresi in estate.

“La creatività abbatte ogni barriera”. Questo il titolo dell’incontro che vedrà Mahmood a Trento discutere davanti a una platea di giovani chiamati a costruirsi un futuro in un momento di grande incertezza e con alle spalle anni pesantissimi per l’emergenza Covid che ha inevitabilmente lasciato strascichi e ferite. «Questi ultimi due anni non sono stati facilissimi per moltissimi giovani, ci è mancata la socialità. Ma vedo una generazione determinata, con valori solidi e ben informata sui temi più importanti». Invece di guardare in quella parte del campo, lo sguardo andrebbe rivolto altrove però fa capire Mahmood. Perché secondo l’artista «quello in realtà che manca forse è un po’ di fiducia in più nei nostri confronti».

Lasciarsi alle spalle questo periodo diventa così l’imperativo. Anche se i dubbi superano le certezze, con una guerra in Ucraina inevitabilmente centrale anche nello spettacolo dell’Eurovision. «È stata un’esperienza molto particolare. E devo dire che ho apprezzato molto che l’Europa abbia sostenuto l’Ucraina in questo momento».

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