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Malta, le anteprime di un’isola tra storia e contemporaneità

Dalla versione sotterranea di Valletta al maxipolo per l’arte contemporanea, fino all’hub dedicato al design: tutte le novità più raffinate dell’isola

di Enrico Marro

(Getty Images/iStockphoto)

5' di lettura

Nel ventre segreto e misterioso di Valletta, capitale di Malta, si entra dal più insospettabile dei luoghi. Nel cuore della splendida città barocca, di fianco alla concattedrale di San Giovanni che ospita la “Decapitazione” di Caravaggio, c’è un elegante caffè. Basta spostare alcuni tavolini ed ecco che si apre a sorpresa un sistema di moderne botole automatiche, rivelando un’antica scalinata inghiottita dall’oscurità.

No, non siamo nella fiction di “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” (qualcuno ricorderà Harrison Ford in fuga da un dungeon sotterraneo che sbuca in una piazzetta veneziana di fianco a un elegante caffè, appunto) ma nella realtà di Underground Valletta: una città sotterranea enorme e fino a ieri inaccessibile, volto segreto della capitale patrimonio Unesco.

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Uno scorcio di Underground Valletta, la nuova attrazione appena aperta che permette di esplorare la colossale parte sotterranea della capitale.

I lavori per l’altra Valletta, quella a dieci metri sottoterra, iniziarono nel 1566 su proposta di Francesco Laparelli, architetto italiano già assistente di Michelangelo. Ma è durante la seconda guerra mondiale che questa sorprendente città “underground” stile Emir Kusturica è diventata infinita. Per salvare i maltesi dai pesanti bombardamenti italo-tedeschi (17mila tonnellate di ordigni sganciati), Valletta sotterranea si trasforma in un colossale rifugio antiaereo: un formicaio fatto da decine di tunnel e cunicoli, in grado di ospitare fino a 38mila persone, il triplo degli abitanti della città.

I volti di Maria e Gesù intagliati nell'argilla di un cunicolo da uno dei 38mila maltesi rifugiati nella “città antiaerea” scavata sotto Valletta

La visita è emozionante. All’inizio si scende, con casco e torce, nell’oscurità di una delle 1600 maxi-cisterne sotterranee in cui già dal XVI secolo venivano stoccate tonnellate di acqua e granaglie per resistere agli assedi. Furono preziose per le truppe napoleoniche, che a Valletta riuscirono a resistere un anno e mezzo all’assedio dei maltesi grazie alle scorte idriche.

Il percorso continua con la grande espansione del 1940-42, attraverso lunghi tunnel e centinaia di piccoli vani “monofamiliari”. Tutto è rimasto intatto: la pavimentazione, le stoviglie, i volti di Maria e Gesù intagliati nell’argilla dei cunicoli. Un tour unico nel suo genere, da prenotare in anticipo sul sito di Heritage Malta vista la grande richiesta.

Con un investimento di 25-30 milioni di euro per il recupero di 7mila metri quadrati di antichi bastioni, il Micas rappresenterà il primo e unico centro maltese per l'arte contemporanea

Micas, i bastioni dell’arte

Coraggioso, visionario, intrigante: Micas (Malta International Contemporary Arts Space) è il più grande progetto maltese per il recupero di un sito storico e la sua trasformazione in un grande spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea. Sorgerà a Floriana, alle porte di Valletta, tra i suggestivi bastioni di un antico ospizio e di un forte disegnato nel 1635 dall’ingegnere militare italiano Pietro Paolo Floriani e perfezionato nel 1670 da Antonio Maurizio Valperga.

Rappresenta un investimento da 25-30 milioni di euro su 7mila metri quadrati di area, che ospiteranno quattro piani di gallerie d’arte, giardini, un ristorante e una libreria. «Vogliamo dare una scossa di energia positiva all’ecosistema culturale di Malta con questo spazio espositivo enorme e molto dinamico - spiega al Sole 24 Ore Phyllis Muscat, presidente di Micas - per mostrare al pubblico il meglio dell’arte contemporanea maltese e internazionale».

Carlo Terpolilli di Ipostudio, lo studio di design fiorentino che ha vinto la gara a fine 2016, davanti a un modello del futuro Micas

A disegnare Micas è stato Ipostudio di Firenze, dalle cui matite sono tra l’altro usciti il Museo degli Innocenti e l’ampliamento dell'ospedale di Careggi nonché di quelli di Lugano e Mendrisio, in Svizzera.

«L’idea iniziale del Governo e del Dipartimento del Restauro maltese è stata di spostare il baricentro nella parte un po’ meno vivace della penisola di Valletta - spiega Carlo Terpolilli di Ipostudio, che ha vinto la gara a fine 2016 - creando a Floriana un nuovo hub di turismo culturale sofisticato, accanto a quello internazionale del Grand Harbour di Valletta. È un edificio coraggioso in un ambiente fortemente storicizzato, in cui il tema principale è stato partire dalle mura della fortezza».

Lo storico Arco di Barbara, verso il quale saranno orientate le varie gallerie d’arte del complesso

Situato in mezzo a due bastioni, l’edificio è concepito con una serie di terrazze per rispettare la struttura esistente: lo spazio delle gallerie sarà orientato verso lo storico Arco di Barbara, finestra sul blu del mare. Il cuore del progetto è la sua flessibilità, con il tetto - realizzato con una griglia di travi saldate in acciaio modulare - che rappresenta uno strumento funzionale e iconico dell’edificio, fornendo illuminazione e ventilazione.

Micas rappresenterà una piattaforma internazionale per l’arte contemporanea: tra le partnership già esistenti ci sono quelle con Serpentine Galleries, V&A e The Royal Academy of Arts

Micas vuole rappresentare una piattaforma internazionale per l’arte contemporanea, con partnership a ogni livello e latitudine, come quelle già esistenti tra gli altri con Serpentine Galleries, V&A e The Royal Academy of Arts. E anche se l’inaugurazione della prima parte del Micas, quella delle gallerie d’arte, è prevista per l’ottobre del prossimo anno, il programma di lancio di questa grande startup culturale è già intenso: oltre alle personali di Ugo Rondinone (nel 2018), di Pierre Huyghe (2019) e di Cristina Iglesias (2021), vanno ricordati eventi come i Micas Art Talk o le Micas Summer Celebrations.

Il Valletta Design Cluster è un hub creativo ospitato nei locali di un complesso storico del 1644, con forni panificatori e un macello

Il Valletta Design Cluster

È il luogo dove persone e idee si incontrano. Il Valletta Design Cluster, eredità del 2018 in cui la capitale maltese fu capitale europea della cultura, è un hub creativo ospitato nei locali di un edificio storico abbandonato, un complesso del 1644 con forni panificatori e un macello, nel cuore della città a due passi dal Jews Sally Port.

Grazie a un investimento di 10,4 milioni di euro e a un recupero architettonico rispettoso dell'eredità storica, i 3212 metri quadrati dell’edificio oggi ospitano 15 studi di coworking, sale riunioni, cucine e spazi comuni. Nei quali operano i 45 designer e artisti che hanno scelto di far parte del progetto con abbonamenti a prezzi politici (si parte dai 200 euro annui).

Grazie a un investimento di 10,4 milioni di euro, i 3212 metri quadrati dell’edificio oggi ospitano 15 studi di coworking, sale riunioni, cucine e spazi comuni

«Mentre molti altri design centers sono solo spazi espositivi, il nostro è di fatto una comunità che celebra il senso di appartenenza e la creatività - spiega Catherine Tabone, ceo di Valletta Cultural Agency, l’ente che gestisce il Cluster - . Apertura e inclusione sono le nostre parole chiave: la funzione dei vari spazi è stata sviluppata attraverso una meticolosa ricerca sulle necessità della comunità creativa maltese».

Il panorama dal terrazzo dell’edificio, con il parco pubblico ecosostenibile progettato dallo studio giapponese Tetsuo Kondo Architects

Ciliegina sulla torta del Valletta Design Cluster è il giardino pensile sul tetto dell’edificio: un parco pubblico ecosostenibile progettato dallo studio giapponese Tetsuo Kondo Architects. Dove il profumo di querce e olivi si mescola a quello di melograni e fiori, abbracciati dal colpo d’occhio del blu infinito del Mediterraneo.

Il Cugó Gran Macina Grand Harbour, boutique hotel ricavato da un antico bastione del 1554 a Senglea, una delle tre città dei Cavalieri intorno a Valletta

Forti e stelle (anche Michelin)

A Malta la storia si incontra ovunque, anche negli alberghi. A Senglea, una delle tre città fortificate dei Cavalieri dell’Ordine intorno a Valletta, si può provare il brivido di dormire in un antico bastione del 1554, oggi diventato uno raffinato boutique hotel, prezioso e minimalista al tempo stesso. È il Cugó Gran Macina Grand Harbour, già premiato con i German Design Award, con le sue 21 suite dai 40 ai 120 metri quadrati e la sua terrazza da 930 metri quadrati con piscina sul tetto. Un edificio storico abbandonato, che undici anni fa venne restaurato recuperando i soffitti a volta e impreziosendo la pietra calcarea maltese con marmo di Carrara e roccia lavica.

Il celebre coniglio, “firma” di Noni sulla stella Michelin conquistata nel 2020

Passiamo dalle stelle del Cugó Gran Macina alla stella Michelin di Noni, nella storica location di Republic Street 211 a Valletta: ovvero il raffinato locale aperto cinque anni fa dallo chef Jonathan Brincat, in arte “Noni”, già allievo a Londra di Gary Hollihead dello stellato Corinthia. Conquistata all'inizio del 2020 e regolarmente confermata, la stella Michelin premia la tenacia di Noni nel proporre, come spiega lo chef con un gioco di parole, «prodotti eccellenti che vengano elevati (e non distratti o distrutti) dalla nostra cucina».

Da provare il famoso coniglio, che ha reso famoso Noni: coscia arrosto e lombo a cottura lenta con mousse di coniglio alla senape di dragoncello, servito con cavolo brasato, salsa di limone e timo, accompagnato a un pasticcio di fegato e rognone di coniglio.


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