STRADA DEL VINO

Maratona tra le cantine dell’Alto Adige: un assaggio ogni chilometro

Un vero tour de force per gli appassionati nel comprensorio dove sono attive 70 cantine nella zona tra Caldaro, San Paolo, San Michele, Termeno e Cortaccia dove è possibile fare degustazioni ma anche solo passeggiare tra le vigne e godersi il lago

di Gianni Rusconi

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I vigneti lungo la strada del vino

Un vero tour de force per gli appassionati nel comprensorio dove sono attive 70 cantine nella zona tra Caldaro, San Paolo, San Michele, Termeno e Cortaccia dove è possibile fare degustazioni ma anche solo passeggiare tra le vigne e godersi il lago


5' di lettura

Vigneti, vigneti, vigneti. Che ricoprono quasi interamente la valle e il versante occidentale della montagna fino al limite degli 800 metri, appena sotto le rocce. E poi frutteti, boschi e le acque tranquille di piccoli laghi. Basta imboccare la Strada del Vino, la più antica d'Italia (risale al 1964), che si sviluppa in 16 diversi comuni fra Nalles a Salorno, ultimo centro dell'Alto Adige al confine con il Trentino, e si entra in un territorio che poco ha in comune con gli scenari dolomitici (le cime del Latemar e il Catinaccio si scorgono solo in lontananza guardando verso Est), ma che rappresenta comunque una perla del Sud Tirolo con il suo ecosistema fatto di cantine, natura, gastronomia e turismo.

Caldaro

Non solo vino

Siamo nell'Oltreadige, a circa 250 metri di altitudine e a pochi chilometri da Bolzano, dove in luglio e agosto il caldo si fa sentire e la tarda primavera e la fine dell'estate, con l'inizio dell'autunno, sono i periodi migliori per una vacanza anche di pochi giorni, all'insegna del piacere e del benessere. Perché l'esperienza del vino si accompagna alla possibilità di fare attività fisica – dai percorsi ciclabili con le e-bike agli sport acquatici fino alle passeggiate nei boschi della riserva naturale di Monticolo – o di rilassarsi nei tanti alberghi con piscina e area wellness che si affacciano sul lago di Caldaro, il più grande della regione e anche quello più caldo delle Alpi. San Paolo, San Michele, Termeno e Cortaccia, oltre alla stessa Caldaro, sono alcuni dei borghi che segnano la Strada del Vino e sono i nomi delle cantine in forma di cooperativa più conosciute di questa zona. Ed è dalle cantine (70 complessivamente quelle del comprensorio) che è partito un viaggio di due giorni che ci ha portato, a vendemmia già iniziata, nel mondo del Pinot Bianco e della Schiava, del Müller Thurgau e del Legrein, del Gewürztraminer e del Pinot Nero.

Laghi di Monticolo

Cantine secolari

Imboccando la Strada del Vino da Appiano, si svolta a destra e si arriva alla frazione di San Paolo. L'omonima cantina sociale, nata nel 1907, conta di circa 200 viticoltori e produce circa 1,5 bottiglie l'anno da terreni che si contraddistinguono per una grande varietà di esposizioni, altitudini (da 300 a 700 metri sul livello del mare) e tipologia di terreno. Solo un terzo della produzione totale, come ci ha detto il presidente e direttore generale della cooperativa, Haas Dieter (20 anni di esperienza in campo consulenziale in Austria) sono rossi, il 40% delle vendite è in Sud Tirolo e l'obiettivo dichiarato è quello di puntare su vini (bianchi in particolare) di fascia medio alta. Tutte le etichette si possono degustare e acquistare nel punto vendita della cantina, un luogo di ritrovo ormai abituale per molti avventori locali e i turisti tedeschi, oppure (su prenotazione) direttamente in vigna, su una piattaforma di legno panoramica costruita nel mezzo di viti vecchie di 120 anni dalle quali nasce il Sanctissimus, un Pinot Bianco invecchiato in legno particolarmente pregiato.La Cantina Kaltern (Caldaro), la cui storia risale agli inizi del secolo scorso e passa attraverso due guerre mondiali (con la separazione dell'Alto Adige dall'Austria) e varie fusioni, è un pezzo importante di questo territorio, per i suoi 650 soci quasi interamente del posto (sindaco compreso) e i 450 ettari di vigneti che abbracciano letteralemente la cittadina. La si trova all'imbocco del paese, in una sorta di distretto produttivo (del vino) costellato di edifici vecchi e nuovi. Visitandola è difficile immaginare che questa cooperativa produca 4 milioni di bottiglie l'anno (metà rossi e metà bianchi) con soli 50 dipendenti e alcuni lavoratori stagionali. Il “segreto”? Secondo Tobias Zingerle, giovane direttore della Cantina Caldaro, è la sua particolare composizione: tanti piccoli viticoltori, centinaia di appezzamenti curati personalmente dai proprietari, utilizzo delle tecnologie anche in vigna e una struttura all'avanguardia da 10mila metri quadrati per la lavorazione delle uve (realizzata nel 2013 e costata 22 milioni di euro).

i vigneti della Cantina Tiefenbrunner

L’iniziativa affiitta il sommelier

I due nuovi negozi aperti al pubblico per le degustazioni e gli acquisti sono il biglietto da visita di un'azienda che vuole fortemente essere emanazione del territorio e del suo lago, che ha nel Kalterersee Classico (il rosso prodotto da vitigni Schiava) il proprio prodotto bandiera e che punta molto anche sul canale digitale (lo scontrino medio del sito e-commerce è superiore ai 200 euro) per sostenere un'offerta di circa 40 etichette, marchi secondari ed etichette premium (Quintessenz e kunst.stück) compresi. Alla visita guidata della cantina e della barricaia (circa mille botti) si possono aggiungere attività come il “rent a sommelier”, il giro dei vigneti con degustazione in loco e (sempre su prenotazione) il pranzo tradizionale in vigna con prodotti tipici.La tenuta Tiefenbrunner, a Cortaccia, è invece l'emblema di una fetta importante della tradizione vinicola dell'Oltreadige, quella dei produttori indipendenti. Il castello Turmhof che la ospita fu registrato già a partire dal 1848 nel registro commerciale come azienda vitivinicola ma la sua storia legata al vino risale al 1200. Ciò che colpisce di questa tenuta, di proprietà della famiglia Tiefenbrunner da quattro secoli, non sono tanti i suoi numeri (700mila bottiglie l'anno, prevalentemente bianchi) quanto la particolarità del luogo, e dei suoi 25 ettari di vitigni intorno alla tenuta che si affacciano sulla valle d'Adige, e l'estrema cura di qualsiasi dettaglio, dalle vasche in cemento alle botti in legno fino alle etichette delle bottiglie. Imperdibile una degustazione a base di cucina fredda e i vini delle selezioni Merus, Turmhof e Vigna presso il Bistrot inaugurato nel mese di giugno e ricavato all'interno del castello, che offre posti a sedere nelle stube, nella cantina e nel cortile con l'adiacente parco.

Camminando, annusando (e bevendo) fra le viti

La cantina Tiefenbrunner ha indirettamente un altro pregio, quello di essere una delle tappe del percorso eno-didattico che si snoda attraverso i vigneti di Schiava, Cabernet, Sauvignon, Pinot Bianco e via dicendo che costellano tutto il versante della collina. L'ha ideato anni fa Margareth Benin Orian, viticoltrice autoctona (è uno dei 190 soci della Cantina Sociale Cortaccia, cooperativa in attività da 120 anni che produce 1,2 milioni di bottiglie l'anno) e di madrelingua tedesca. Si sviluppa per 4 km su strade di campagna e sentieri raccontando tutte le curiosità legate alla produzione del vino, compresa la possibilità di sentire le diverse note olfattive di ogni prodotto da ampolle in terracotta posizionate lungo il percorso. Si parte dal centro di Cortaccia e seguendo l'impronta del “Saltner” (guardiano) si cammina fino al centro di Magrè con sosta per la degustazione direttamente fra i vignet i. La visita guidata costa 20 euro a persona e si prenota (anche online) con la Proloco locale. Servono invece 87 euro per partecipare all'escursione di gruppo di un'intera giornata che prevede (ogni sabato) una camminata di 12 km fra i vigneti partendo da quelli più in quota per arrivare a quelli adagiati lungo la Strada del Vino. Si assaggiano una decina di vini, dal Müller Thurgau al passito di uve di Moscato Giallo e Gewurztraminer. Da quest'anno, ci ha confidato Margareth, vi sono più turisti italiani, mentre di norma i partecipanti sono nell'80% dei casi appassionati locali e tedeschi.

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