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Mattarella: la crisi non è finita. «Da Codogno riparte l’Italia del coraggio»

Cerimonia all’Altare della Patria per le massime cariche dello Stato ma senza la tradizionale parata. Poi l’omaggio del presidente alle vittime dell’epidemia nella città simbolo. «Celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale»

di Nicola Barone

Festa della Repubblica: Mattarella all’Altare della Patria

Cerimonia all’Altare della Patria per le massime cariche dello Stato ma senza la tradizionale parata. Poi l’omaggio del presidente alle vittime dell’epidemia nella città simbolo. «Celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale»


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«La crisi non è terminata e tanto le istituzioni quanto i cittadini dovranno ancora confrontarsi a lungo con le sue conseguenze e con i traumi prodotti anche nelle dimensioni più intime della vita delle persone». È la constatazione che fa da cornice a una giornata assai sentita, il cuore del messaggio inviato dal presidente della Repubblica ai prefetti d’Italia in occasione della Festa della Repubblica. Quest’anno cerimonia all'Altare della Patria per le massime cariche dello Stato in occasione del 2 giugno, senza la tradizionale parata. Ancora incombe la memoria dei morti, il sacrificio di chi ha prestato cure, il peso di settimane e settimane di vite sospese.

Mattarella a Codogno: l'omaggio alle vittime del coronavirus

A Codogno omaggio alle vittime dell’epidemia
Poi per il presidente della Repubblica è la volta di Codogno, il comune del Lodigiano dove fu scoperto il primo caso italiano di coronavirus nella notte fra il 20 e il 21 febbraio scorso, tra gli applausi calorosi della gente che riempie la piazza principale della città. «Voglio dire grazie ai nostri concittadini, in questo momento in cui progettiamo la nostra ripartenza, per l'esempio che hanno dato all'Europa e al mondo». Una scelta simbolica di presenza al dramma vissuto da migliaia di cittadini. «Questo è tempo di un impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni. Tutti siamo chiamati a lavorare per il Paese, facendo appieno il nostro dovere, ognuno per la sua parte. Qui nella casa comunale di Codogno oggi, come poche ore fa a Roma all'Altare della Patria, è presente l'Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale. Da qui vogliamo ripartire. Con la più grande speranza per il futuro», rimarca Mattarella. Poi incontro con i sindaci della ex zona rossa, il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti e alcuni rappresentanti dei volontari per chiudere, infine, con una corona di fiori sulla targa dedicata alle vittime del Covid-19.

Le celebrazioni del 2 giugno

Le celebrazioni del 2 giugno

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Incertezze sulle prospettive occupazionali
Nel messaggio destinato ai prefetti il Capo dello Stato tiene a sottolineare l’impatto dello sconvolgimento degli ultimi mesi. «La necessità di frenare la diffusione del virus ha imposto limitazioni alla socialità, sacrificando l'affettività e i legami familiari; i più giovani sono stati temporaneamente privati dei luoghi in cui si costruisce e rafforza il senso civico di una collettività, primi fra tutti la scuola e lo sport; distanze e diffidenze hanno accresciuto le situazioni di solitudine e di marginalità delle persone più deboli, esposte a nuove forme di povertà, deprivazione e discriminazione, quando non di odioso sfruttamento». E allo stesso tempo, ricorda Mattarella, «la sospensione delle attività produttive e commerciali ha acuito le difficoltà degli operatori economici, rendendoli, inoltre, più esposti e vulnerabili ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata; nuove emergenze e incertezze incombono sulle prospettive occupazionali di molti comparti da cui dipendono il benessere e la serenità di intere aree del Paese».

Efficaci modelli di prevenzione e intervento
Rispetto a tali rischi, «i prefetti sono chiamati ad una paziente attività di mediazione sociale e di tessitura e confronto con le altre autorità locali per definire, in ciascun territorio, efficaci modelli di prevenzione e intervento, adeguati alle specificità dei singoli contesti. Il senso di responsabilità e le doti di resilienza che hanno animato le comunità nei momenti più drammatici della crisi vanno ora trasposti in un impegno comune verso gli obiettivi del definitivo superamento dell'emergenza e di una solida e duratura ripresa».

Grazie alle forze armate, professionali e efficienti
Celebrando l’anniversario di fondazione della Repubblica il Capo dello Stato rivolge il pensiero a tutti quelli che hanno sacrificato la propria vita in Italia e all’estero, in pace e in guerra. «La ricorrenza di quest’anno vede l'Italia, insieme alla comunità internazionale, impegnata a contrastare una crisi sanitaria, sociale ed economica senza precedenti. Le forze armate, con il loro contributo, si sono dimostrate ancora una volta una risorsa di alta professionalità, dotata di spirito di sacrificio ed efficienza su cui la Repubblica sa di poter contare. I militari offrono quotidianamente testimonianza di generosità e abnegazione attraverso uno sforzo encomiabile nelle corsie degli ospedali, sulle strade e nel territorio per la sicurezza, in cielo e in mare per il trasporto logistico - sanitario», scrive il presidente Mattarella in un messaggio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli.

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