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Minimum tax globale, 130 Paesi con gli Usa: ci sono anche Cina e India

L’intesa raggiunta durate un meeting virtuale sotto gli auspici dell’Ocse. Yellen: “Giornata storica” per la diplomazia economica

di Marco Valsania

Joe Biden con la moglie Jill (Ap)

3' di lettura

Gli Stati Uniti incassano il sostegno di massima di 130 paesi alla loro proposta di far scattare una inedita minimum tax globale sulle imprese. Una proposta che è il pilastro della campagna dell'amministrazione americana di Joe Biden per la riforma della tassazione internazionale, contro i paradisi fiscali e per rafforzare le casse governative allo scopo di finanziare grandi piani di investimenti pubblici. Sostegno all’azione è arrivato anche da tutti i paesi del G20 compresi Cina e India, finora recalcitranti.

Aderenti pari al 90% del Pil mondiale

Il progetto, in concreto, prevede ora che ciascuna delle 130 capitali – che rappresentano il 90% del Pil mondiale - cerchi di varare leggi che di fatto impongano, alle società con quartier generale nei loro paesi, una aliquota di almeno il 15% da versare in tutte le nazioni dove operano. La svolta sarebbe la più drammatica, sul fronte delle imposte globali, da un secolo a questa parte. Ed era considerata praticabile soltanto attraverso il consenso di una stragrande maggioranza delle potenze economiche e dei paesi in via di sviluppo.

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Meeting virtuale

L'assenso è arrivato nel corso di un meeting virtuale tra i rappresentanti delle decine di paesi riuniti nell'ambito di negoziati sotto l'egida dell'Ocse. La stessa Ocse ha stimato che i governi perdono ogni anno tra i cento e i 240 miliardi di dollari all'elusione fiscale. «Dopo anni di intenso lavoro e trattative, questo storico pacchetto garantirà che le grandi multinazionali paghino ovunque il giusto che è dovuto», ha affermato il Segretario generale dell'Ocse Mathias Cormann.

«Momento storico»

Il Segretario al Tesoro Usa Janet Yellen ha immediatamente salutato l'intesa come «un momento storico per la diplomazia economica». Per decenni, ha aggiunto, «gli Stati Uniti hanno partecipato a una competizione internazionale autolesionista abbassando le imposte sulle aziende, per vedere le altre nazioni rispondere allo stesso modo. Il risultato è stato una corsa globale al ribasso nella tassazione, che adesso è un passo più vicina alla fine». Nessuna nazione ha «vinto questa gara« al ribasso, ha incalzato Yellen, che «non ha attirato nuovi business ma ha piuttosto privato i paesi di risorse per importanti investimenti, quali infrastrutture e istruzione, e per la lotta alla pandemia».

L'accordo «negli Stati Uniti assicurerà che le società paghino la loro giusta parte e che i lavoratori e le aziende americane possano competere e vincere nell'economia mondiale» in un clima di correttezza internazionale.

Gentiloni: appuntamento al G-20 di Venezia

Anche il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha salutato con favore l’accordo: «Oggi è stato compiuto un passo storico verso una tassazione più equa delle multinazionali. Fiducioso che il G20 sosterrà questo accordo senza precedenti il prossimo fine settimana a Venezia».

Le incognite

Le incognite non sono del tutto svanite. Mancano ancora dettagli sulla nuova corporate tax globale. Negli stessi Stati Uniti il Congresso appare diviso su riforme della fiscalità per le imprese e sulle idee di Biden di alzare le aliquote domestiche al 28% dal 21% e di raddoppiare quelle sui profitti esteri delle aziende americane al 21 per cento. Le minimum tax globale per le corporation è considerata indispensabile a completare con successo questo intero puzzle fiscale.

Alcuni paesi, che contano su basse imposte per attirare aziende e investimenti, sollevano inoltre tuttora obiezioni sui livelli della minimum tax. Tra questi Irlanda, Ungheria e Estonia in Europa. Altre nazioni che resistono sono la Nigeria, il Kenya, il Perù e lo Sri Lanka.

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