PASSIVI COMMERCIALI

Mistero sui veri debiti delle città: il Mef conta 24 miliardi, i Comuni 6

Anci chiede al governo di ridurre le risorse da congelare a garanzia. Tra le richieste l’addio alle comunicazioni mensili alla piattaforma ministeriale

di Anna Guiducci


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

La manovra finanziaria 2020 dei Comuni riporta al centro del dibattito le proposte di modifica delle norme sul rispetto dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione e sulla gestione della Piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti.

In un documento presentato nei giorni scorsi dalla commissione Finanza Locale di Anci per costruire la “piattaforma” di discussione con il nuovo governo sono evidenziate le forti criticità operative della Piattaforma dei crediti commerciali (Pcc), il cui aggiornamento è ancora assicurato attraverso interventi manuali che, oltre ad essere estremamente gravosi per gli operatori, non assicurano l’attendibilità dei dati rappresentati.

Attualmente infatti la Piattaforma segnala un debito commerciale comunale di 24 miliardi di euro a fronte di comunicazioni da parte dei Comuni per un valore di 6 miliardi di euro.

Le proposte di Anci si indirizzano su un duplice fronte. Da un lato, secondo le amministrazioni locali occorre alleggerire gli obblighi di accantonamento obbligatorio (fino al 10% delle spese intermedie) previsto dalla legge di bilancio 2019 se, oltre all’inadempienza sui tempi di pagamento, l’ente non ha chiesto alla Cassa depositi e prestiti l’anticipazione di liquidità a breve termine entro il 28 febbraio scorso.

Dall’altro si devono evitare per il prossimo anno i pesanti aggravi in termini di accantonamenti obbligatori imposti ai Comuni che non sono ancora riusciti ad allineare i propri tempi di pagamento allo standard imposto dalle normative europee recepite anche dal nostro Paese.

La normativa attuale prevede l’obbligo di riduzione del debito commerciale residuo rilevato alla fine dell’esercizio precedente per almeno il 10 per cento rispetto a quello del secondo esercizio precedente. La misura non si applica solo se il debito scaduto non supera il 5 per cento del totale delle fatture ricevute nell’ esercizio. L’ente deve inoltre dimostrare il rispetto dei tempi di pagamento, da calcolare sulle fatture ricevute e scadute nell’anno precedente (non solo su quelle pagate). Il comma 862 della legge 145/18 dispone, con decorrenza dal prossimo anno, l’obbligo per gli enti locali inadempienti di stanziare entro il 31 gennaio nella parte corrente del proprio bilancio un accantonamento denominato Fondo di garanzia debiti commerciali, sul quale non è possibile disporre impegni e pagamenti, che a fine esercizio confluisce nella quota libera del risultato di amministrazione.

L’importo del fondo, che immobilizza risorse libere (relative cioè a fondi non aventi specifica destinazione) che vanno dal 2 al 5 per cento degli stanziamenti per acquisto di beni e servizi, deve essere adeguato nel corso dell’esercizio a seguito delle variazioni di bilancio e può essere liberato l’ anno successivo a quello in cui si verifica il rispetto delle condizioni di legge.

Anci propone di prorogare al 2021 la decorrenza delle sanzioni, al fine di valutare con maggior cognizione lo stato di operatività delle piattaforme Pcc e Siope+.

Su queste basi si dovrebbe poi intervenire con ulteriori strumenti di natura finanziaria, in particolare immettendo liquidità nel sistema sul modello del decreto legge 35/2013, e procedurale per assicurare ulteriori semplificazioni anche normative, a cominciare dall’abolizione degli obblighi di comunicazione mensili alla Pcc, ormai inutili.

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