Sfilate

Moda uomo, da Parigi a Venezia passerelle liberatorie e a colori

Rick Owens torna sulla spiaggia del Lido, trasmette in streaming e afferma: «Sono pronto a quel che verrà, ma non voglio tornare indietro». Louis Vuitton punta su forme collage, Miyake sul modulare

di Angelo Flaccavento

Issey Miyake, un incontro tra purezza e movimento. Rick Owens, show al Lido per il designer californiano. Louis Vuitton, Forme collage e colori ad alto impatto

2' di lettura

Il liberi tutti pandemico ha creato una esilarante pletora di possibilità e dislocazioni, con le fashion week virtuali espanse in ogni direzione. La moda uomo adesso si è “spostata”, tra indispensabili virgolette, a Parigi, ma Rick Owens trasmette ancora una volta in streaming dal Lido di Venezia. È il quarto capitolo, il conclusivo, di una saga iniziata a ottobre: risposte inventive ai mala tempora, senza contare che rito e ripetizione, sono parte del linguaggio di Owens. «C’è una certa malinconia nella consapevolezza che questo è l’ultimo show al Lido - dice il designer di origini californiane, la cui Owenscorp è un’eccellenza produttiva radicata nel distretto emiliano -. Nelle sfilate veneziane ho sperimentato una modalità flessibile che mi è particolarmente piaciuta. Sono pronto a quel che verrà ma non voglio tornare dove eravamo». La sfilata, sulla battigia di fronte all’hotel Excelsior, è completa di macchine del fumo portatili, spruzzi giganti in mare e folla di curiosi in costume come in una foto di Martin Parr. In continua evoluzione eppure estremamente coerente, Owens esplora un confine tra edonismo sfrenato e riflessione introspettiva, e immagina un plotone di asceti issati su tacchi alti o forniti di stivali massicci, gli occhi nascosti dietro mascherine specchiate, coperti di lunghe giacche e tuniche che sembrano sfaldarsi, di canotte ritagliate e lunghissimi pantaloni di denim che verticalizzano la silhouette. È una visione insieme liberatoria e pensosa, insolitamente serena - forse per l’abbondanza di bianco - eppure elettrificata dalla tensione all’oscuro che è la sigla vera di Owens. Nell’abbracciare il desiderio di libertà senza cedere a facili giovanilismi, il designer si conferma autore di assoluta originalità.

Sul tema dell’originalità e della copia, Virgil Abloh, direttore artistico della collezione uomo di Louis Vuitton più volte accusato di plagio d’altrui invenzioni, si è ripetutamente espresso, citando la cultura hip hop del campionamento come linea guida. Negli anni ha trovato un suo equilibrio, e seppure non lo si possa considerare un inventore, di certo ha creato una lingua nella quale si mescolano diverse subculture sullo sfondo di una glorificazione del pensiero black. La nuova prova, presentata attraverso un film, esplora una serie di archetipi, in primis la tuta, puntando su forme collage e colori ad alto impatto.

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C’è colore e varietà da Dries Van Noten, in una celebrazione della città di Anversa e dei suoi angoli, mentre da Homme Plissé Issey Miyake purezza e movimento si incontrano nella proposta di un guardaroba modulare e pieno di poesia.

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