Safari

Nel cuore dell'Africa, una leggenda dell'ospitalità torna in versione ecoluxury

In Botswana, un iconico campo tendato rinnova un patto per l'economia circolare che coinvolge la comunità. Con comfort a cinque stelle e basse emissioni

di Bella Pollen

Un day bed con vista; il panorama durante la “green season”, in cui il campo è circondato da erba alta.

8' di lettura

Tentiamo un paio di volte di impaurire le zebre per farle spostare dalla pista di atterraggio, poi desistiamo e il nostro piccolo aereo si posa sulla striscia di sabbia che ci hanno lasciato libera. Inutile irritarsi. Sono arrivate qui prima di noi, e oltretutto sono molte di più. È in corso, come ogni anno, la migrazione di decine di migliaia di zebre all'interno del Kalahari, da nord a sud. Il loro viaggio è cominciato settimane fa; il nostro soltanto all'alba, prima sull'acqua, a bordo di un mokoro (una canoa tradizionale, ndr), seguendo le tracce degli ippopotami nella laguna di Mapula, in Botswana. Nell'ultima ora, invece, abbiamo volato su una rotta simile a quella seguita dalle zebre. Sotto l'ombra delle ali dell'aereo, i capillari del Delta dell'Okavango sono di un blu e di uno smeraldo così accesi che mi ricordano le lava lamp. Poi arrivano i riflessi dorati della foresta che si spinge fino alle rive del fiume, prima che l'immensa savana lasci il posto al paesaggio lunare delle saline del Makgadikgadi.

La migrazione delle zebre nella prateria.

Sono qui da qualche mese, ma i colori africani mi sembrano ancora una specie di allucinazione. Quando l'ho lasciata, Londra era in lockdown: una città sospesa nel tempo, fatta di marciapiedi grigi, immersa nella tristezza. Essere qui in Africa mi è parso un sogno. Ero venuta per lavoro, ma, dopo la perdita dei miei genitori, ho deciso di restare. Ho piantato i piedi bene a terra e, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono sentita ancorata a qualcosa. Il Covid-19 è divampato per un po' nell'Africa meridionale e poi si è spostato a nord. Ci sono state restrizioni per gli spostamenti su strada e solo due voli a settimana per Maun, adesso invece sono giornalieri e si raggiungono anche le zone più isolate del bush. È un momento raro e bellissimo perché la maggior parte dei campi tendati è aperta e il Paese è meravigliosamente vuoto.

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La zona lounge privata di una tenda di Jack's Camp.

La mia guida, che si chiama Super, viene a prendermi e procediamo lentamente in un pomeriggio caldo e ventoso. Superiamo struzzi, gnu, un serpentario (o uccello segretario, ndr) con il suo frac di penne grigie che gli danno un'allure da burocrate. Intorno a noi si accendono lampi di giallo e di turchese quando i gruccioni svolazzano a zig zag di fianco alla jeep per catturare le cavallette spazzate via dalle ruote. La stagione delle piogge sta finendo, la vita trionfa ed esplode ovunque. Ma i mesi della siccità sono in arrivo. Entro settembre il Makgadikgadi tornerà ad essere un inospitale deserto cotto dal sole, bello e impossibile. Ora, però, luccica come in un miraggio qualcosa di incongruo: un gruppetto di palme incornicia quelle che potrebbero essere le cupole di una città araba. Se, fiaccati dalla sete, vi capitasse di vedere una simile oasi, potreste liquidarla appunto come un miraggio, senza rendervi conto di trovarvi a meno di due chilometri da uno dei bacini d'acqua artificiali più grandiosi di tutta l'Africa.

Un vecchio scrittoio nella tenda che ospita anche il ristorante.

Ho sentito parlare per la prima volta di Jack's Camp dieci anni fa, e da allora desideravo venirci. Molto si è scritto su Jack: flagello dei coccodrilli, naturalista, cantastorie, leggenda. Un cacciatore-esploratore di quarta generazione - già prima di lui i Bousfield avevano fatto del superare i propri limiti uno sport di famiglia - poi convertitosi in guida di safari. All'inizio degli anni Sessanta, aveva cominciato a interessarsi alla regione del Kalahari e, quando aveva chiesto che cosa ci fosse laggiù, si era sentito rispondere: «Niente. Solo un idiota ci andrebbe». Il suo primo campo qui era davvero molto spartano, poco più di una doccia arrugginita all'interno di un recinto di protezione fatto di bastoni appuntiti e di una latrina nel bush. Bousfield aveva scelto il Kalahari proprio per il suo isolamento, la natura e le persone che ci vivono. Qui ha cresciuto il figlio Ralph che, quando il padre è morto nel 1992, ha trasformato quella che fino ad allora era stata casa sua in un'impresa. Nel tempo si sono susseguiti cambiamenti e ristrutturazioni. Ralph ha imparato sulla propria pelle (qui non c'è altro modo) che cosa funziona e che cosa no. «Ovvio, l'inaccessibilità comporta una sfida logistica», dice alzando le spalle. «Ma la nostra famiglia ha sempre cercato luoghi dove pochi altri arrivano».

Ralph Bousfield, fondatore del campo tendato.

Visto da vicino, il campo sembra una via di mezzo tra un palazzo moresco e un antico tempio: ci sono quattro grandi tendoni verdi con gli interni tappezzati di fantasie e stampe indiane color ambra, e le stanze – la zona living comune, la sala da tè, la biblioteca – si aprono una di fila all'altra in uno scintillio di velluti ocra e rosa. I lembi delle tende sono tirati su e creano una serie di archi aperti sul paesaggio. Normalmente mi si parerebbe davanti una vasta distesa brulla e salata, ma in Botswana quest'anno è piovuto oltre tre volte in più del solito e, invece della solita crosta d'argilla, scintilla un lago azzurro presidiato da uccelli colorati. Ci sono anatre fischiatrici con il petto color caramello, pavoncelle fabbro e una cicogna marabù. Abbiamo appena il tempo di sprofondare con i nostri sandwich al cetriolo sui grandi cuscini poggiati sul pavimento che una trentina di gru caruncolate, una specie in via di estinzione, passa in volo.

Un suricato cerca di avvistare i predatori.

Grazie alla sua grande collezione di reperti naturali, Jack's Camp è anche uno dei musei ufficiali del Botswana. Su ogni tavolo, dentro ogni teca, armadietto, scaffale, ci sono mappe, attrezzi, utensili, ossa e fossili che risalgono all'età della pietra. Dai profili merlati delle tende ai pavimenti cosparsi di tappeti, il luogo è splendido. Perché allora la recente ristrutturazione? «La domanda e la raffinatezza crescono», risponde Ralph. «È inevitabile che il business del turismo diventi una specie di corsa altamente competitiva. Il nostro campo è sempre stato pieno di creatività e fantasia, ma non ha mai avuto tutti i comfort».

Un ritratto di Linda Matiki, project manager e braccio destro di Bousfield.

Il nuovo socio di Bousfield, il safari tour operator Natural Selection naturalselection.travel , è stato fondato da un gruppo di ex ragazzi del bush che, come Ralph, facevano le guide e hanno una grande esperienza e passione per l'ambiente. La pandemia ha dato tempo e spazio per trasformare Jack's Camp in un cinque stelle a basse emissioni, che unisce i principi della tradizionale architettura medio-orientale del deserto a una tecnologia all'avanguardia. La tela in cinque strati, originariamente realizzata per la Nato, è ignifuga, ma protegge anche dal caldo. Le tende, allineate lungo un sentiero con gli ibiscus in fiore, sono state orientate in modo diverso per ottimizzare l'esposizione al sole, le ore di ombra e di luce di ciascuna. Le suite tendate sono state attrezzate anche per l'inverno con stufe a legna, mentre in estate un nuovo sistema di aria condizionata australiano sviluppa colonne di aria fredda sotto le zanzariere dei letti a baldacchino. Le pesanti tende barocche che separano soggiorno, camera e bagno possono essere aperte o chiuse per regolare ulteriormente flussi d'aria e temperatura. Ma la vera novità è l'elettricità. Grazie a Tesla, oggi l'accampamento è alimentato a energia solare. Se qualcuno volesse usare un asciugacapelli, ora può farlo. Il portico della mia tenda ha una piccola piscina di acqua fredda e da lì un sentiero porta al secondo bagno e alla doccia esterna, nascosta tra un gruppetto di palme. Appena finisco di usarla, un piccolo astrilde atterra ai miei piedi per bere. Sarebbe meraviglioso passare uno o più giorni rilassandosi in questo selvaggio parco giochi, se solo non ci fosse così tanto altro da fare.

Palme Mokolwane nei pressi della struttura.

Una volta il Makgadikgadi era un grande lago preistorico. Le distese erbose che lo circondano sono il cuore dell'evoluzione di un'incredibile diversità di specie, inclusa la nostra: il Kalahari è la casa natale della più antica cultura sulla terra, quella dei Khoisan. Una popolazione che è rimasta qui dopo la diaspora africana e ha un bagaglio di conoscenze accumulate e tramandate da decine di migliaia di anni. Jack nutriva un immenso rispetto per i Khoisan e, quando Ralph aveva sei anni, lo mandava a fare lunghe passeggiate con loro: la sua inesauribile curiosità nei confronti della natura è nata così. Oggi ha una conoscenza più vasta di un'enciclopedia, che usa per tessere racconti incredibili. Ma non è l'unico. Dimenticate le guide fatte con lo stampino: Super, alto quasi due metri, con il suo humour e il suo incredibile metodo per trattare un morso di mamba nero, fa parte di una squadra di locali che si sono fatti strada in azienda e hanno trovato opportunità imprenditoriali.

Una generosa percentuale del fatturato di Natural Selection, infatti, è destinata a progetti di protezione dell'ambiente e delle comunità locali. Dare un'istruzione ai bambini è importante, ma se poi manca il lavoro l'esodo diventa inevitabile. Così il tour operator finanzia lo sviluppo di imprese nel territorio, per esempio nell'agricoltura e nella panificazione, e poi ne acquista i prodotti, favorendo un'economia circolare. Lavorare in un luogo così vasto e remoto significa dover trovare l'equilibrio fra turismo e protezione ambientale. «Se un padre ha un figlio affamato, ucciderà un animale», spiega Bousfield. «Non è bracconaggio. È umano». A Mapula, la proprietà gemella sul Delta dell'Okavango, il sostegno agli abitanti del villaggio vicino aiuta a risolvere questo tipo di situazioni. Per esempio, la gente del posto è sempre stata costretta a proteggere il bestiame bruciando i prati di erba alta dove si nascondono i predatori. Jack's Camp ha preso in affitto un'area per il pascolo e ha assunto del personale per proteggerla. Così, invece di essere eliminata, l'erba viene concimata col letame delle mucche, la cucina di Jack's Camp si garantisce carne di prima qualità e leoni e leopardi vengono risparmiati.

Una doccia all'aperto.

Qui non si gioca ad avvistare gli animali. Non c'è nessuna insulsa spunta di quali Big Five si riescono a vedere. Si osservano tutte le creature – le zebre, per esempio, perché no? – per conoscerne i riti di accoppiamento, la storia evolutiva, i nemici e il loro ruolo nell'ecosistema. A un certo punto, ho la fortuna di vedere una madre che, partorendo, trasmette al cucciolo le stesse striature del suo mantello.

I giorni passano mangiando cibo buonissimo, dormendo benissimo, giocando con i suricati che, tra un pasto e l'altro, ci saltano sulle spalle e sulla testa per poter scorgere meglio i pericoli. Andiamo in giro con la jeep cercando il leone dalla criniera nera di cui ci ha raccontato Super, e invece incontriamo un ghepardo. Camminiamo con Cobra, che è sui 70 anni ed è uno dei circa 30 Khoisan che formano il personale fisso dell'accampamento. Non c'è una foglia che non conosca, una sostanza tossica di cui non sappia l'antidoto. Scortica rami e rametti per farci vedere come accendere il fuoco. Pulisce con la lingua uno scorpione per farcene ammirare gli otto occhi, mentre nel cielo uno stormo di pernici di mare disegna spettacolari coreografie, plana, si contrae e si distende con una sincronia perfetta. Ci muoviamo in continuità tra geografia, storia, archeologia, evoluzione. Chi esplora la natura qui si sente rassicurato dalle capacità rigenerative della Terra. Il mondo può anche essere malato, ma la natura sa quello che fa.

L'ultima sera attraversiamo a piedi le saline. Com'è strano pensare che l'umanità abbia mosso i suoi primi passi proprio qui. Com'è strano pensare che ci siamo evoluti insieme al leone, all'elefante e al facocero. Che non sono solo nemici, ma compagni di viaggio.

Cammino sull'argilla secca, che mi scricchiola sotto i piedi, finché la jeep, il fuoco, le voci, si allontanano e quasi svaniscono. Quando torno indietro non c'è niente, eccetto la mia ombra sotto un'enorme luna. Ci sono solo io, ma non mi sento sola. Da quando mia madre ci ha lasciati, l'ho cercata in molti posti. L'ho trovata in Africa e non mi sorprende. Era nata e cresciuta nel continente, che è il paradiso in terra. Nelle nostre cellule, nelle nostre molecole, giù fin nelle ossa, una piccola parte di noi apparterrà sempre a questo luogo.

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