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Ocse: il Pil mondiale supera il livello pre-Covid. Per l’Italia crescita al 6%

Servono politiche di sostegno fino a quando non saranno state risolte le incognite su occupazione e variante Delta

di Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato martedì 21 settembre, ore 11:27

Draghi: abbiamo il dovere di avviare riforme per la crescita

3' di lettura

La ripresa dell’economia mondiale ha riportato il Pil oltre il livello pre-Covid. Le ferite della crisi sono però ancora aperte: a metà del 2021, la produzione mondiale era del 3,5% più bassa rispetto alle stime precedenti alla pandemia. Secondo i calcoli dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il gap equivale a 4.500 miliardi di dollari in meno rispetto al potenziale (a prezzi 2015 a parità di potere d’acquisto), se cioè non ci fosse stato il Covid-19. Vale a dire «un anno di crescita dell’economia mondiale, in condizioni normali», sempre secondo l’Ocse, che martedì 21 settembre ha presentato il suo Interim Economic Outlook.

«Ripresa vigorosa ma diseguale»

«Il mondo sta attraversando una ripresa vigorosa grazie alle misure decisive assunte dai Governi nel momento più acuto della crisi. Ma come osservato per la distribuzione dei vaccini, i progressi sono diseguali. Affinché la ripresa sia sostenuta e generalizzata, bisogna agire su più fronti, dai programmi di vaccinazione in tutti i Paesi a strategie concertate di investimento pubblico», ha affermato il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, durante la presentazione del report.

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LE PREVISIONI DELL’OCSE
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Italia: crescita prossima al 6%

Nel 2021, i rimbalzi più forti sono quelli messi a segno dai Paesi che più hanno sofferto le conseguenze economiche della pandemia. Così, l’Italia, che nel 2020 aveva visto il Pil arretrare dell’8,9% (secondo i dati Ocse), quest’anno dovrebbe mettere a segno una crescita che sfiora il 6%. Nel 2022, il passo si assesterà attorno al 4%.

Forte rimbalzo anche per l’altra economia dell’euro messa in ginocchio dalla crisi, la Spagna, che archivia la recessione del 10,8% nel 2020, per avviarsi a una crescita del 6,8% quest’anno e del 6,6% il prossimo.

Traiettoria analoga per il Regno Unito, impegnato anche sul fronte della Brexit: l’economia passa dal -9,8% del 2020 al +6,7% nel 2021.

La Germania, che aveva contenuto i danni (-4,9% nel 2020), crescerà meno quest’anno (2,9%) per accelerare al 4,6% nel 2022.

Confermata la brusca accelerazione per Cina e India, che cresceranno rispettivamente dell’8,5% e del 9,7% nel 2021.

Il Pil globale dovrebbe crescere del 5,7% nel 2021 e del 4,5% nel 2022.

La fiammata dei prezzi

Il picco dei prezzi registrato negli Stati Uniti non si è replicato, finora, in altre economie avanzate in Europa e Asia. In generale, sull’inflazione pesa il repentino ritorno dei consumi a livelli “normali” e le difficoltà nelle catene globali di approvvigionamento a tenere il passo della domanda.

Nell’area del G20, i prezzi al consumo dovrebbero raggiungere un picco del 4,5% a fine 2021, per poi frenare al 3,5% per la fine del 2022. Secondo l’Ocse, le pressioni sulle supply chain dovrebbero rientrare, mentre la crescita dei salari resta moderata e le aspettative di inflazione sono «ancorate», soprattutto fuori dagli Usa. I rischi nel breve sono però per un ulteriore aumento dell’inflazione.

Exit strategy: senza fretta

Con l’occupazione che ancora deve riassorbire i danni sofferti per la pandemia, il rischio rappresentato dalla variante Delta e le disparità nella ripresa economica e nelle campagne di vaccinazione, l’Ocse torna a raccomandare cautela: politiche macroeconomiche di sostegno e politiche monetarie accomodanti fino a quando le incognite di breve termine non si saranno risolte. Nessuna fretta quindi di imboccare l’exit strategy, anche se il mix di politiche va calato sulle condizioni dei singoli Paesi.

Nella riunione di questa settimana, si aspetta comunque dalla Federal Reserve Usa un chiaro segnale dell’avvio, entro la fine dell’anno, della fase di uscita dalle politiche di tassi ultra bassi.

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