DESIGN

Oggetti surrealisti a Basilea, il quotidiano diventa eccezionale

In corso al Vitra Museum di Basilea la mostra che ripropone gli oggetti cult del surrealismo integrandoli con altri, che da loro sono stati ispirati

di Stefano Salis

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Jasper Morrison, interior design for Capellini, 1992. Courtesy of Jasper Morrison Ltd. and Capellini

In corso al Vitra Museum di Basilea la mostra che ripropone gli oggetti cult del surrealismo integrandoli con altri, che da loro sono stati ispirati


2' di lettura

Perché ci attraggono così fortemente queste realizzazioni che chiamiamo surrealiste? Le avete presenti tutti: il telefono con la cornetta a foggia d'aragosta, il ferro da stiro che sulla superficie piatta presenta invece dei chiodi, un divano rosso fuoco disegnato spudoratamente a forma di labbra di donna. Non c’è bisogno di andare oltre: nell’immaginario – e nella realtà – novecentesca sono tutti ben presenti, come un catalogo di oggetti imprescindibili che hanno superato, da tempo, lo status di opera d’arte per diventare “presenza familiare” e, quindi, riportabile, in alcuni casi, su scala industriale.

Diciamo questo perché la mostra in corso al Vitra Museum di Basilea indaga perfettamente la questione, non limitandosi a proporre una sequenza di oggetti surrealisti d’arte (come è stato pure fatto, per esempio al Pompidou, qualche anno fa), ma integrando quegli oggetti con altri, che da loro sono stati ispirati e diventati realizzazioni del mercato del design.

Una tendenza che si affermò ben presto, se già negli anni 40 il surrealismo influenzerà il design, la moda, i mobili e la fotografia, approdando su riviste come Vogue e Harper’s Bazaar. La mostra di Basilea – ”Objects of Desire. Surrealism and Design” – focalizza esattamente l’aspetto di “eterna novità” che gli oggetti surrealisti generano: la sorpresa irrazionale della bellezza di qualcosa di imprevisto e che ottiene una forma funzionale nelle mani dei designer solo dopo avere compiuto il giro completo: da oggetto comune a opera d’arte, attraverso un'idea o realizzazione che spiazza, fino a oggetto di nuovo quando all’oggetto già modificato viene data una possibilità di uso quotidiano.

Spieghiamoci meglio: il ferro da stiro di Man Ray (opera d’arte) è parente dell’appendiabiti di Konstantin Grcic (oggetto seriale), la Pipa di Aldo Tura, l’Hand Chair di Pedro Friedeberg o il tavolo con le ruote di bicicletta firmato Gae Aulenti discendono da altrettante opere surrealiste, Magritte o Duchamp poco importa.

Il punto è che se gli oggetti surrealisti esplorano e dicono nuove cose rispetto agli archetipi degli oggetti quotidiani, stravolgendo i codici e i significati di un mondo che tutti credono di conoscere, la decostruzione di forme e oggetti che è stata sperimentata per esempio nel design dagli anni '80 con approcci sperimentali ma non peregrini, ha portato a eccellenti risultati come l'oggetto da salotto di Robert Stadler, Pools & Pouf (2004), in cui un classico divano Chesterfield si fonde come gli oggetti dipinti da Dalí, o la lampada di Ingo Maurer “Porca Miseria!” (1994), che sembra esplodere, anzi, è proprio in esplosione, o ancora Nacho “Cocoon 8” (2015) di Carbonell, un ibrido di tavolo e lampada.

L’allestimento all’interno dell’edificio progettato dall’architetto canadese Frank Gehry, è quello di un percorso coinvolgente e descrive in maniera convincente e fruttuosa il dialogo vitale tra Surrealismo e design. Un dialogo che produce ancora oggi oggetti che trasmettono resistenza, sconvolgono la routine e sconvolgono il quotidiano per condurre lo sguardo di chi osserva lontano, verso messaggi nascosti e inconsci. Eppure realissimi. Si tratta di un sano ripasso del meglio del Novecento (da Mollino a Dalì) che intreccia arte, funzione, quotidianità rivisitata e, come piace dire oggi, fornisce una realtà aumentata (come fanno gli oggetti di Fornasetti).

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