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Old master, effetto mercato per il “Superbarocco” alle Scuderie del Quirinale

Cosa succede a questi pittori sul mercato e nelle aste? Un confronto di mercato tra i pittori internazionali e gli autori della penisola

di Laura Traversi

Alessandro Magnasco (Genova, 1667-1749), Trattenimento in un giardino di Albaro, 1745 – 1747 circa, olio su tela, 86,3 x 198 cm. Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco

7' di lettura

Il mercato dell'arte diventa spesso il luogo di verifica delle problematiche dell'antico, tra attribuzioni dibattute e varianti di un medesimo soggetto. Il 21 maggio, Lempertz di Colonia presenta in asta la “sola” versione firmata della “Madonna del Rosario” di Bartolomé Esteban Murillo (1618-1682), una delle quattro note sul tema, con stima 1-1,5 milioni di € (lotto 2077), già battuta nel 2017 (Alcala Subastas-Madrid, 4 ottobre, Lotto 351). Il maestro del Seicento spagnolo, i cui capolavori - copiati all'infinito fino all'Ottocento - incantano per il mix di realismo e tenerezza rispettosa, visse sempre a Siviglia ed è nel locale monastero dei Carmelitani che, secondo recenti ricostruzioni, quella tela sarebbe rimasta fino al 1810. La provenienza è tracciata, almeno dal 1833 attraverso cinque collezioni e tre fra gallerie ed aste: già attribuita a Murillo (1913) e poi declassata (1934) all'atelier da Ludwig Mayer ed ora “aggiornata” dalle certezze di studiosi di Siviglia, basate sulla firma e sugli esami tecnico-scientifici (2013). Viene datata al 1645/50, inizio del periodo maturo. Vedremo la risposta sui rostri. La verifica scientifica è nelle mani degli studi e delle mostre istituzionali.

Intanto il focus sul Barocco è alla ribalta con l’importante mostra “Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco”, alle Scuderie del Quirinale di Roma, curata da J. Bober, P. Boccardo e F.Boggero, fino al 3 luglio che include Pieter Paul Rubens (1577-1640) e Antoon Van Dyck (1599-1641), giganti del Seicento fiammingo, con straordinari ritratti di Giovan Carlo Doria ed Elena Grimaldi Cattaneo, e opere museali di grandi artisti italiani, create per la potente città portuale ligure, da Orazio Gentileschi a Bernardo Strozzi, fino ad Alessandro Magnasco, con Gioacchino Assereto, Valerio Castello ed altri. Ma per molti di loro il loro riconoscimento nella storia dell’arte non coincide con le aggiudicazioni di mercato che raggiungono raramente vette o quotazioni adeguate allo status storicamente riconosciuto. Perché?

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Il confronto

Comparando “strumentalmente” le sorti commerciali di Rubens e Van Dyck con quelle di Pietro da Cortona, Guido Reni, Guercino e Domenichino (non in mostra), vediamo che mentre i primi, nelle classifiche mondiali o ranking (Artprice) si collocano ai posti 288 e 121, ben diverse sono le posizioni degli altri. Le collocazioni e i record di aggiudicazione (diritti d'asta esclusi) dei quattro maestri italiani citati sono rispettivamente di 450.000 € (al posto 5.208), poco sotto 2,5 milioni di € (posto 1.551), 5,5 milioni (881) e 9 milioni di € (4799). Tra gli artisti in mostra, fa caso a sè Orazio Gentileschi (1563-1639) chiamato in Inghilterra (vi morì), il cui record è una grande “Danae “ (olio su tela, 161,3 x 226,7 cm) aggiudicata a più di 24 milioni di euro (Sotheby's, New York 28 gennaio 2016, lotto 41). Per lui (e la figlia Artemisia) vendite pubbliche rarefatte, proporzionalmente alla storicizzazione e all'avanzata musealizzazione. Ciò non impedisce che capolavori di Rubens e Van Dyck appaiano sui rostri di Londra e New York. Coi record per Rubens di 70 milioni di € per una superba “Strage degli innocenti” (Sotheby's, Londra 10 luglio 2002, lotto 6) e di più di 47 milioni per un “Lot e le sue figlie” (Christie's, Londra 7 luglio 2016, lotto 12). Oltre 8 i milioni di euro per un autoritratto di Van Dyck (Sotheby's, New York, 9 dicembre 2009, lotto 8).

I risultati degli italiani

Scalando agli italiani del Secolo d'oro genovese (circa 1600-1749), forse gli esiti commerciali non riflettono per caso o per destino, il valore della loro produzione. I banchieri genovesi dell'imperatore Carlo V d'Asburgo e del Re Sole Luigi XIV di Francia, erano più abili quando ingaggiavano i migliori artisti di Anversa? E meno cogli artisti della penisola? No, a giudicare dai prestiti e dalle collaborazioni in campo per Superbarocco, dagli Usa (partner la National Gallery di Washington) e da Belgio, Gran Bretagna, Germania e Spagna. E dai musei del mondo, Australia e Russia incluse, che ospitano pezzi significativi di Strozzi, Magnasco, Grechetto (Giovanni Benedetto Castiglione), Valerio Castello ed altri. Anche se in catalogo (Skira) si sottolinea che sono sotto rappresentati nei musei europei e americani.

Quanto vale l'arte barocca?

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Banche-dati e testimonianze degli addetti

Scorriamo altri dati di pubblico dominio. Un grande pittore come Bernardo Strozzi (1581-1644) si colloca al posto 4.205 nella classifica mondiale (2021), vanta un record isolato di 1.830.669 € (Londra, Sotheby's 9 luglio 1998, lotto 73), pur vendendo per il 45% in area anglosassone. Nota Matteo Salamon: «Un record non dice abbastanza, il suo range di riferimento per opere di qualità medio-alta si colloca tra 100.000-600/700.000 €. Conserva un grande appeal, per il collezionismo colto di Genova e d'Italia». Per Paul Smeets: «Le sue nature morte sono all apice dell'arte ligure del periodo. La mostra è un'occasione per riscoprire il grande respiro internazionale del barocco genovese». L'altro campione ligure, all'estremo cronologico, Alessandro Magnasco (1667-1749), è venduto principalmente in Italia (36%) ed è al posto 2.732, restando ancorato in un range più moderato, con prevalenza di valori tra 50.000-100.000 € e un record di 214.000 € (Dorotheum, 17 aprile 2013). Perché, come sottolinea l'antiquario Cesare Lampronti: «Bisogna sempre distinguere Magnasco dai collaboratori Peruzzini e Spera». Smeets conferma che, pur essendo le sfere d'influenza ben studiate: «Il mercato vede le collaborazioni in modo complicato. Da cui una forte escursione di prezzi, tra 10.000-100.000 € e 300-400.000 € per le opere più belle, in galleria. Ma non sempre la collaborazione svilisce il valore economico, pur con un 80% dei paesaggi dipinti da Peruzzini. «In mostra c'è il ritratto di Maria Mancini di Jacob Ferdinand Voet con la celebre cornice, scolpita da Filippo Parodi (Genova, Palazzo Spinola). Per uno scultore così importante il record d'asta è di 190.000 € (Artcurial, Parigi, 16 maggio 2017, lotto 158). Gioacchino Assereto (1600-1649), di cui in mostra c'è un bellissimo “Alessandro e Diogene”, ha un solo record a sei cifre (939.575 € da Christie's a Londra il 9 luglio 2003, lotto 98) ed è al posto 16.928. Ha venduto in Italia per il 54% del fatturato negli ultimi 10 anni, per il 68% negli ultimi 22 e il 50% dei suoi pezzi in asta quota 10.000-50.000 €. Sebbene prolifico. «È felice nei soggetti e raggiunge apici molto alti. Ha più successo di Magnasco. Nei temi più consolidati (corali) supera i livelli di base con un range tra 100-400.000 €» spiega Smeets).

Dal Museo della Galleria Spada di Roma viene il modello (1676) per il “Trionfo” della Chiesa del Gesù di Roma di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (1639-1709). Per lui il record, a New York nel 2014, è un ritratto femminile (334.134 € , Sotheby's 30 gennaio, lotto 46). Negli Usa, nel periodo 2000-2022, è stato venduto il 53 % dei suoi lotti (in Italia il 30%), il 40% dei quali con valori compresi nel range di 10.000-50.000 €. Adriana Capriotti, direttrice della Galleria Spada, racconta: «Il bozzettone di Baciccio arrivò al collezionista e Segretario di Stato pontificio Vincenzo Spada, forse dai Gesuiti o per acquisto. Anche oggi, i capolavori non arrivano facilmente sul mercato. Quando succede, i valori crescono, come per Orazio Gentileschi, che era nel mirino di un museo Usa. Con loro non entra in gara nemmeno il Louvre. Ma non è così vero che l'Italia non compra mai e non lascia esportare nulla. Gli Uffici Esportazione vincolano pochissimo rispetto a quello che esaminano».

Tra i misteri più affascinanti la notevole “Dispensa” (collezione privata) di Giacomo Legi (Liegi?1600 c.-Milano, 1640) pittore con incompleta biografia italo-fiamminga, dal mercato esile per l'ancora limitata riconoscibilità. Condizione sintetizzata da Maurizio Canesso: «Oltre a Jacques de Liège, coinvolge molti pittori di natura morta, per cui mancano documenti sufficienti, ad esempio sui collaboratori per le figure». Giulio Cesare Procaccini (1574-1625), in mostra con una notevole “Estasi della Maddalena”, negli ultimi 10 anni ha venduto al 92 % in Gran Bretagna, con l'aggiudicazione massima a 845.900 € (Sotheby's, New York, 25 gennaio 2007, lotto 45) e il 33% dei lotti è nel range 50.000-500.000 $ (posto 19.373). Nel ventennio 2000-2022 le sue vendite pubbliche si sono distribuite soprattutto tra Usa (47%) e Gran Bretagna (38%).«Per Genova è forse stata prodotta la più bella e internazionale argenteria d'Italia del XVII secolo» chiosa Nicolas Kugel, specialista di tesori antichi, dell'omonima galleria di famiglia parigina . In argento delle Americhe, frequente mezzo di pagamento dei re di Spagna ai finanzieri genovesi, i rarissimi versatoi e bacili museali in mostra, spesso fiamminghi, possono essere comparati coi record, oltre i 10 milioni di dollari, delle zuppiere del francese Thomas Germain del 1998 e del 2019 (da Sotheby's New York, rispettivamente 13 novembre, lotto 3 e 25 ottobre, lotto 690).

Mercato delle arti tra attualità e un pizzico di storia

Dunque, laddove l'old master italiano trova spazio, tra Gran Bretagna e Stati Uniti, come Gentileschi e Procaccini, le sue quotazioni medie sono decisamente più alte? Cosa indica l'esperienza di operatori molto attivi in questo ambito? Sintetizza Lampronti: «I migliori sono Bernardo Strozzi, Giacomo Assereto, Valerio Castello, Anton Maria Vassallo, il Grechetto. Dopo e intorno a Magnasco il contesto si indebolisce. Fino a 30-50 anni fa, il collezionismo ligure ha creato raccolte di grande rilievo. Ma ora non c'è ricambio. Il mercato di molti artisti liguri, sul piano generale, non è sostenuto localmente, tantomeno nei valori che meriterebbe».

In mostra c'è una grande e movimentata “Diana e Atteone” di Valerio Castello (1624-1659). Guido Wannenes, titolare della Wannenes Art Auctions, ha intermediato due volte un comparabile “Ritrovamento di Mosè” (nel 2009 e nel 2017, rispettivamente a 300.000 € e 260.000 €): «Con Strozzi e Grechetto, Castello è uno dei migliori. Per genio ed inventiva, la sua pittura vorticosa non è mai uguale. Coinvolge il collezionismo nazionale ed internazionale, soprattutto con dimensioni e stato di conservazione eccezionali.” I dati statistici confermano che il suo mercato è distribuito tra Italia (38%), Gran Bretagna (30%) e Austria (19%). Il suo record d'asta ha toccato i 6 zeri a New York (913.170 € diritti esclusi, Sotheby's, 1 giugno 1989, lotto 60). Come ricorda Capriotti della Galleria Spada, per il Barocco: «A Genova, c'è una ricchezza artistica inconcepibile, superiore forse persino a Roma. Era una città di scambi, aperta sul mondo».

Annullata, causa Covid, l'edizione di Washington, deriverà dalla doppia mostra tra Roma e Genova, un maggiore interesse per old master meritevoli, anche tra i cosiddetti minori (es.Paolo Gerolamo Piola) di migliori esiti commerciali? La diffusione collezionistica dei fiamminghi, sia nazionale che internazionale, è stata anche effetto di una struttura di mercato più moderna fin dai secoli XVI-XVII con fiere, aste, lotterie e mercati urbani anche esterni ai regolamenti delle Gilde o Corporazioni. A Genova, come evidenzia il catalogo di Superbarocco, le limitazioni protezionistiche erano state superate legalmente, favorendo la crescita professionale al di fuori delle rigidità corporative. La conoscenza e la diffusione dell'arte è sempre stata dipendente anche dal numero di scambi e opportunità di offrirla, farla viaggiare e passare di mano.

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