Tokyo 2020

Olimpiadi, ciclismo: oro all’ecuadoregno Carapaz. Azzurri deludenti

Grande festa nell’Ecuador, paese così povero da non avere un giornalista alle Olimpiadi

di Dario Ceccarelli

Grande festa nell’Ecuador, paese così povero da non avere un giornalista alle Olimpiadi

2' di lettura

È una medaglia storica alle Olimpiadi per un paese - l'Ecuador - così povero da non potersi permettere neppure un giornalista che racconti dal vivo la sua storica impresa.
Richard Carapaz, vincitore del Giro 2019 e terzo all'ultimo Tour de France, si aggiudica l'oro della prova in linea del ciclismo. Il nuovo campione olimpico è arrivato tutto solo al traguardo godendosi una vittoria che gli cambierà la vita e lo trasformerà in un piccolo grande eroe del suo paese, un paese che ha una passione infinita per il ciclismo e i suoi campioni. E che è corso per le strade a festeggiare la vittoria del suo campione.

L’attacco

Carapaz, 28 anni, ha sferrato l'attacco decisivo a circa sei chilometri dal traguardo sull'ultima salita che precedeva l'arrivo al traguardo. Gli altri big, guidati dal belga Wout Van Aert, tra i maggiori favoriti, non sono riusciti a colmare il distacco ormai superiore al minuto. La medaglia d'argento va proprio a Van Aert che al fotofinish ha battuto Tadej Pogacar, lo sloveno dominatore dell'ultimo Tour de France che aveva dato il via, a 36 chilometri dal traguardo, alla prima vera scrematura dei big.

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Un super Van Aert

Bravo Carapaz, quindi, che conquista l'oro, ma degna medaglia d'argento è anche quella di Van Aert che ha sempre tenuto viva la corsa fino all'ultimo chilometro. È stato infatti il belga, molto temuto in volata, a continuare a spronare il gruppo dei migliori per cercare di andare a riprendere Carapaz, già partito in un primo attacco a circa 16 chilometri dal traguardo con lo statunitense Brandon Mc Nulty. Nonostante le poderose sgommate di Van Aert, l'ecuadoriano è sempre riuscito a mantenere un vantaggio di sicurezza, staccando poi nell'ultima salita anche il suo compagno di fuga.

Terzo Pogacer, azzurri deludenti

Una bellissima corsa, resa incandescente dai protagonisti del Tour, usciti in gran forma dalla Grande Boucle. Per Lo sloveno Pogacar il bronzo è comunque il sigillo di una stagione straordinaria. Quanto a Van Aert, anche se solo secondo, ha disputato comunque una corsa straordinaria. Al Tour de France, lo ricordiamo, il belga aveva vinto tre tappe, quella del Mont Ventoux, l'ultima cronometro e lo sprint sui Campi Elisi. Un campione assoluto, il belga, che rende ancor più prestigiosa l'impresa di Carapaz.

Piuttosto deludente la prova degli azzurri al comando della corsa nella prima fase, ma poi, quando il gioco si è fatto veramente impegnativo, incapaci di restare agganciati al trenino dei big. Il migliore degli italiani è stato Alberto Bettiol, 14esimo a oltre tre minuti e mezzo, rallentato dai crampi a circa 15 chilometri dal traguardo. Ventesimo Gianni Moscon. Si sapeva che la spedizione azzurra non aveva molte freccia al suo arco data la deludente annata di Vincenzo Nibali, leader degli italiani, ma mai in corsa anche in questa occasione. Purtroppo non riusciamo più ad essere protagonisti. L'ultima nostra medaglia d'oro, alle Olimpiadi, risale al 2004 con Paolo Bettini ad Atene. Tanto tempo fa. Possiamo dire che dobbiamo colmare un gap di quasi vent'anni.

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