Raccolta 2020

Olio toscano, l’anno del riscatto: prodotti 130mila quintali, +31%

Con il clima favorevole è stato raggiunto un livello di qualità elevata anche se le rese si confermano basse - Ma sulle vendite ci sono timori a causa della seconda ondata COVID-19

di Silvia Pieraccini

Oltre l'Igp Toscano la Ue riconosce le Dop Chianti classico, Lucca, Seggiano e Terre di Siena. I cinque marchi rappresentano il 30% della produzione della regione

3' di lettura

È l’olio extravergine con maggiore appeal e prestigio in Italia e all’estero. E quest’anno l'olio toscano sarà di ottima qualità grazie a un clima finalmente normale – senza gelate primaverili, bel tempo nel mese di settembre, freddo al mattino e temperature miti nelle giornate d'ottobre – che ha allontanato la mosca dell’olio e reso il frutto sano, anche se in alcune zone la resa non è altissima (si ferma al 10%).

Tra gli olivicoltori la soddisfazione è generalizzata anche per le quantità (a parte la Costa che ha una produzione scarsa) soprattutto se la campagna di raccolta si confronta con quella terribile dell’anno scorso, quando la mosca compromise la qualità dell’olio toscano e i volumi crollarono (molti produttori decisero addirittura di non raccogliere) intorno ai 100mila quintali. Il 2020 è già stato definito «l’anno del riscatto» o «l’annata a cinque stelle»: si risalirà poco sopra i 130mila quintali, con una crescita del 31% (secondo le stime Ismea-Unaprol aggiornate al 13 novembre) o forse addirittura sopra i 140mila quintali come segnalano diverse associazioni. L’andamento è dunque in controtendenza rispetto alle regioni del Sud, che fanno i conti con un’annata di scarica (la Puglia, primo produttore, addirittura -43% a 121mila tonnellate).

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I 130-140mila quintali di olio toscano rappresentano un dato in linea con la media degli ultimi sei-sette anni (escluso il 2019). Prima di allora, fino al 2013, la produzione era di gran lunga superiore e raggiungeva i 200-220mila quintali, ma i cambiamenti climatici e la scarsa cura di molti oliveti hanno ridotto i raccolti. Anche la forte presenza nella regione di produttori non-professionali, che fanno l’olio per amici e parenti senza imbottigliarlo e immetterlo nelle reti distributive, non aiuta. Tanto che da più parti si sottolinea la necessità di creare un’olivicoltura più imprenditoriale: le stime dicono che quella specializzata in Toscana pesa solo il 10%.

La buona qualità dell’olio 2020 non avrà grande impatto sui prezzi, in questo settore sono piuttosto stabili: si parte da 7,5-8 euro al litro all’ingrosso e si arriva a 10-14 euro al litro al consumatore finale, con punte fino a 20 euro al litro per oli certificati venduti in gastronomie o negozi di prelibatezze. «Il mercato dell’olio non risente delle leggi dell’economia» spiega Christian Sbardella, responsabile marketing e comunicazione del consorzio dell’olio Toscano Igp, il più importante olio italiano con la certificazione d’origine, che quest’anno dovrebbe veder risalire la produzione a 25-30mila quintali, destinati soprattutto all’export. Accanto all’Igp Toscano gli altri oli riconosciuti dall’Ue sono le Dop Chianti classico, Lucca, Seggiano e Terre di Siena: i cinque marchi, insieme, rappresentano circa il 30% della produzione di olio extravergine della regione. Su tutto ora pesa l’incognita dell’emergenza sanitaria che sta bloccando gli acquisti di ristoranti, alberghi, catering, scuole. Nella prima fase del lockdown, in marzo-aprile, i consumi hanno tenuto sia nella grande distribuzione italiana che all’export, tanto che nel primo semestre 2020 le esportazioni di olio toscano hanno segnato +14,8% a 354 milioni di euro. Un dato che però non deve ingannare perché è dominato dagli oli (solo) imbottigliati in Toscana e prodotti con olive dei Paesi mediterranei o di altre regioni italiane dalle grandi aziende olearie che qui hanno sede (da Sagra a Carapelli fino alle cooperative come Montalbano). In questa seconda ondata del Covid le preoccupazioni per le vendite stanno aumentando. I produttori sperano che l’ottima qualità sia un segnale di stimolo per il consumatore: «Legheremo il ricordo di quest’anno, infausto per molti aspetti, alla rinascita della natura – dice Giovanni Pruneti, presidente della Dop Chianti classico che produce mediamente 1.500 quintali di olio - che ha regalato alla terra del Gallo Nero un’annata eccezionale».

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