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«Ora occorre la definizione del nostro ruolo»

di Chiara Bussi

2' di lettura

Amano definirsi “i medici di base dell’innovazione”: eseguono il check up della maturazione tecnologica delle imprese, le aiutano a elaborare una tabella di marcia e le indirizzano ai vari specialisti. Sono i 22 Digital Innovation Hub, presenti in modo capillare attraverso il coordinamento con le Antenne territoriali di Confindustria. «Nel 2021 – spiega il coordinatore nazionale della rete Gianluigi Viscardi - da start up ci siamo trasformati in piccole aziende con una struttura, un modello operativo e una governance robusta». Ora chiedono una formalizzazione del loro ruolo e puntano a una collaborazione con gli altri attori dell’ecosistema.

Sono più di 500 le valutazioni eseguite lo scorso anno con il sostegno di Federmanager e 4.Manager che grazie al programma Ama-Dih ha elaborato la roadmap di trasformazione digitale per le aziende coinvolte. «Un’ulteriore evoluzione – dice il coordinatore – è stato l’assessment di filiera in cui la rete ha lavorato come un unico organismo, con un metodo e uno strumento condiviso. Questo ha permesso di confrontare diverse imprese su tutto il territorio nazionale e di fornire un quadro uniforme e realistico alla capofila che ha potuto identificare iniziative specifiche nei confronti del suo parco fornitori». Un osservatorio privilegiato che fotografa un panorama a due velocità. «Le aziende dei settori automotive, meccatronico ed energetico – spiega – sono mediamente più preparate e più avanzate nei piani di digitalizzazione rispetto alle altre. In tutte abbiamo registrato un certo squilibrio tra i processi di progettazione, produzione, qualità che sono decisamente più maturi di logistica, gestione del personale, marketing e vendite. Aiutiamo le imprese, con un focus sulle Pmi, a comprendere che la digitalizzazione dà valore all’azienda in tutti i suoi aspetti». Nei prossimi mesi, dice, «sarà importante mettere le basi per una chiara definizione dei ruoli e delle competenze di tutti i soggetti dedicati all’innovazione. A oggi la definizione di Digital innovation hub non è stata formalizzata, con il rischio di inutili competizioni che fanno perdere di vista l’unico obiettivo: la crescita delle imprese e del Paese». Il primo accordo quadro tra la rete dei Dih e i Competence center risale all’aprile 2020. «In questi due anni – afferma – i due soggetti hanno imparato a conoscersi e a coinvolgersi. Nel prossimo futuro è auspicabile consolidare queste collaborazioni in forme più stabili e regolari. L’intesa tra Dih Lombardia e il Competence center Made punta a migliorare l’esperienza delle imprese nell’avviamento alla digitalizzazione. I Competence Center sono gli specialisti e uno specialista lavora meglio se il medico di base (i Dih, appunto) presenta il paziente in modo adeguato». Uno snodo cruciale è stato la costituzione dei consorzi candidati al bando Ue sui poli europei di innovazione (Edih). «Tutti i Dih della rete – conclude – hanno partecipato insieme a un Competence Center delineando forme di cooperazione che saranno un significativo momento di crescita e un esempio per il futuro».

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