ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’eredità del giudice

Paraguay, un “modello Falcone” contro i narcos

Parla Perez Rivas, ministra alla Sicurezza. Il ricordo del magistrato Pecci da poco assassinato: «Marcello aveva molto coraggio»

di Nino Amadore

Parla Perez Rivas, ministra alla Sicurezza. Il ricordo del magistrato Pecci da poco assassinato: «Marcello aveva molto coraggio»

(AFP)

3' di lettura

Arriva dal Paraguay la richiesta di aiuto all’Italia nella lotta contro il crimine organizzato e in quel caso i narcos. Arriva dal Paese sudamericano dove lavorava Marcello Pecci, il magistrato che dava la caccia ai narcotrafficanti, assassinato mentre si trovava in viaggio di nozze: era sulla spiaggia dell'isola di Barú, a largo di Cartagena de Indias, capitale del turismo in Colombia. Ne è stata portavoce Cecilia Perez Rivas, ministra de Seguridad del Paraguay, che ha partecipato al convegno nell'ambito del Programma Falcone-Borsellino “La vocazione globale del pensiero di Giovanni Falcone: la proiezione globale della lotta alla mafia”.

Cartabia: Pecci lo ricordiamo come uno di noi

A Palermo la ministra del Paraguay ha incontrato la ministra della Giustizia Marta Cartabia che aveva ricordato nel suo intervento Marcello Pecci: «Lo ricordiamo come uno di noi – ha detto Marta Cartabia - e vorrei rivolgere un pensiero alla nostra collega Cecilia Perez, quel messaggio di intimidazione per tutti, quel messaggio di paura e di terrore deve fare i conti in Sudamerica come lo ha fatto in Italia con la risposta della società civile e delle istituzioni democratiche che sono un fattore che non si lascia intimidire da atti pur così barbari e terroristici».

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Sostegno nella legislazione antimafia

È stato nel corso dell'incontro bilaterale che Cecilia Perez Rivas ha chiesto alla rappresentante del governo italiano l’assistenza tecnica dell'Italia per riscrivere la loro legislazione antimafia. Il cantiere è dunque aperto. Troppo forte è stato nel Paese sudamericano l'impatto e il dolore per la morte del magistrato. Un dolore che ha colpito personalmente la ministra. Cecilia Perez Rivas era anche amica di Pecci e porta il doppio peso della perdita: quella di un grande magistrato e quella dell’amico. «Era il mio compagno di studio quando stavamo per entrare in università ma poi durante l’università non abbiamo più studiato insieme, ci siamo ritrovati al lavoro. Io ero ministro della Giustizia e lui era delegato dell’unità per la lotta alla criminalità organizzata e tutti gli interventi legati ai gruppi della criminalità organizzata che operano in Paraguay nelle carceri. Per noi il suo omicidio è stato un duro colpo ben al di là di ciò che significa per il Paraguay: è stato anche un colpo personale dei colleghi della facoltà e del contesto e del modo in cui è successo in un momento così felice per lui: si era appena sposato ed era in luna di miele, avevano appena annunciato con sua moglie che avrebbero avuto un figlio».

Sistemi di sicurezza ancora precari

È stata lei a occuparsi del rimpatrio della salma e della moglie (incinta) di Pecci: «Il dolore è stato abbastanza per me, ma abbiamo un impegno per la loro eredità e le loro vite, un impegno per noi a raddoppiare i nostri sforzi in questa lotta impari che noi paesi dell’America Latina abbiamo con la precarietà dei nostri sistemi di sicurezza». Una precarietà che il magistrato aveva provato a curare: «Marcello aveva molto coraggio, era molto disciplinato, era molto metodico nel suo modo di lavorare – racconta Cecilia Rivas -. Molte volte le persone non capiscono i tempi per prendere decisioni nei processi, lui aveva anche quella capacità di misurare il momento in cui è più appropriato prendere decisioni e, beh, si è dedicato e impegnato al 100% nel suo lavoro».

I colpi al traffico di stupefacenti

Ma la ministra fa anche delle considerazioni generali sulla capacità delle istituzioni sudamericane di contrastare la criminalità organizzata e in particolare i narcos che hanno disponibilità finanziarie infinite: «Dobbiamo anche riconoscere che nei nostri paesi è importante l’infiltrazione nel sistema pubblico attraverso la corruzione». E dunque, vien da pensare, i risultati non possono che essere parziali. Ma la ministra rivendica qualche successo: «Noi abbiamo la Segreteria nazionale dei beni sequestrati e confiscati e in questa amministrazione è aumentata notevolmente, infatti abbiamo avuto quest’anno una procedura senza precedenti: con un'unica operazione sono stati sequestrati 100 milioni di dollari, il patrimonio totale oggi è di 400 milioni di dollari, immaginate che questo governo abbia fatto una sola operazione su un quarto di tutti i beni. La criminalità organizzata non lo perdona. Questa amministrazione è anche quella che ha triplicato la quantità di cocaina sequestrata nei procedimenti nella precedente amministrazione governativa: erano 11.000 tonnellate, siamo già arrivate a 38.000 finora nel 2022».

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