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Partygate, Johnson si assume «piena responsabilità». Il durissimo rapporto Gray

Pubblicato il rapporto di Sue Gray: pesanti accuse al governo e al premier per le feste vietate durante il lockdown

di Nicol Degli Innocenti

Aggiornato il 25 maggio alle 14:16

Schiaffo a Johnson dal voto locale. Terremoto in Ulster

4' di lettura

Il Partygate, nel Regno Unito arriva al momento della verità: il 25 maggio dopo molti rinvii è stato pubblicato il dettagliato rapporto di Sue Gray, la “zarina dell'etica” incaricata di investigare sullo scandalo delle feste a Downing Street durante il lockdown: sotto accusa il comportamento del primo ministro Boris Johnson.

Gray ha pubblicato anche foto e nomi dei partecipanti agli incontri illeciti che hanno portato i riflettori sul premier Boris Johnson e sulla Metropolitan Police.

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Johnson è di nuovo nel mirino delle accuse dopo la pubblicazione di foto che lo mostrano a una festa affollata il 13 novembre 2020, quando le regole sull'isolamento e il distanziamento sociale erano molto rigide. Il premier ha in mano un bicchiere di vino e ci sono molte bottiglie aperte sul tavolo. Eppure Johnson a precisa domanda in Parlamento aveva risposto che non c'erano state feste a Downing Street e che «tutte le regole sono sempre state rispettate».

Ora il premier cambia registro, Johnson si è scusato e si è assunto la «piena responsabilità» per il Partygate. Il primo ministro ha riferito alla Camera dei Comuni dopo la pubblicazione del rapporto integrale dell’Alta funzionaria Sue Gray sullo scandalo.

Si tratta di un rapporto di 37 pagine, quindi molto più lungo rispetto a quello pubblicato il 31 gennaio scorso in forma ridotta e con molti omissis, come richiesto da Scotland Yard per non interferire sulla sua indagine conclusasi con molte multe fra cui una inflitta al leader Tory.

Polizia nel mirino

La Metropolitan Police è nel mirino delle critiche perché la settimana scorsa ha concluso l'inchiesta sullo scandalo dando ben 126 multe per violazioni del lockdown, alcune delle quali per la festa in questione, ma non al premier. Johnson ha ricevuto dalla Met solo una multa per avere presenziato a una festa per il suo compleanno in ufficio nel giugno 2020, quando sua moglie era entrata con una torta e una trentina di collaboratori.

Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, che è anche responsabile della polizia londinese, ha chiesto alla Met di spiegare le ragioni per cui non ha multato Johnson per la palese violazione delle regole in vigore durante la festa del 13 novembre, mentre altre persone presenti allo stesso evento sono state multate. La polizia non ha finora spiegato con quale criterio ha deciso di imporre multe ad alcuni ma non ad altri, e anche perchè non ha rivelato i nomi di nessuno.

Nuove rivelazioni

«Molti rimarranno sgomenti per il fatto che un comportamento di questo tipo abbia avuto luogo su questa scala nel cuore del governo» e «quello che è successo è andato ben al di sotto degli standard previsti». È quanto si legge nel rapporto indipendente sullo scandalo Partygate redatto dall’Alta funzionaria Sue Gray. Il documento punta il dito contro l’establishment britannico, a livello politico e di funzionari, in quanto responsabile di una mentalità diffusa nelle sedi istituzionali. Dal rapporto sono emerse immagini ed email riguardanti le violazioni delle regole anti Covid nel periodo 2020-21.

«Molti di questi eventi non sarebbero dovuti accadere», si legge ancora nel rapporto. Inoltre si fa riferimento al fatto che «alcuni dei funzionari meno esperti ritenevano che la loro partecipazione ad alcuni di questi eventi fosse ammissibile data la presenza di alti dirigenti». Viene ribadita la condanna al bere “eccessivo” di alcolici nelle sedi istituzionali. Il documento di 37 pagine include 9 immagini sui party sotto accusa. Quattro riguardano la festa per il compleanno di Johnson del giugno 2020 alla Cabinet Room, per cui il premier e il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak sono stati già multati dalla polizia, e le altre cinque sono quelle relative alla festa di addio del novembre 2020 per l’allora direttore della Comunicazione del governo, l’ex giornalista Lee Cain, a cui ha preso parte il primo ministro ma non è stato sanzionato. Quest’ultimo evento era già al centro delle rivelazioni fatte nei giorni scorsi dall’emittente Itv.

Le rivelazioni si susseguono: diverse persone che hanno partecipato alle feste a Downing Street durante il lockdown hanno detto alla Bbc che erano sempre così affollate che le persone dovevano sedersi sulle ginocchia di altri, mentre chi arrivava al lavoro la mattina trovava bottiglie vuote ovunque e bidoni della spazzatura pieni. All’epoca era vietato incontrare più di due persone al fuori dal nucleo familiare in un ambiente chiuso.

Molti testimoni hanno anche raccontato come chi tentava di obiettare alle feste, sottolineando che erano illegali, venisse preso in giro e ostracizzato. Il timore ora è che gran parte delle 126 multe siano state comminate a giovani funzionari che non potevano opporsi al volere dei loro capi, mentre i responsabili, compreso il premier, cercano di evitare ogni sanzione o conseguenza.

Cresce la sfiducia verso il premier

Resta anche un punto interrogativo sull’incontro tra la Gray e il premier. All’inizio Downing Street ha insistito che era stata la funzionaria a chiedere di parlare a Johnson, ma poi ha dovuto ammettere che l’invito era partito dal premier. Secondo indiscrezioni di stampa, Johnson avrebbe fatto pressioni sulla Gray per convincerla a non pubblicare il rapporto.

Mentre l’opposizione laburista torna a chiedere le dimissioni di Johnson come previsto dalle regole per chi mente al Parlamento, anche tra i deputati conservatori monta la ribellione. Secondo alcune fonti, oltre 40 deputati hanno inviato una lettera di sfiducia nel premier. Se il numero arriverà a 54, scatterà il voto di fiducia. Le prossime ore saranno decisive per Johnson e per il suo Governo.

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