Covid e vaccinazioni

Il Green pass frena: ecco perché, tra passaggi manuali e dati mancanti

La certificazione digitale si arena nelle fragilità e lacune della delicata infrastruttura nazionale, con una complessità mai tentata prima in Italia

di Alessandro Longo

(ANSA)

3' di lettura

Dal primo luglio è in vigore il regolamento europeo per il Green pass, dal 28 giugno tutti i pass dovevano essere disponibili agli aventi diritto – secondo quanto annunciato dal Governo – eppure così non è. Numerose le segnalazioni di lettori che non riescono a ricevere il pass pur avendone maturate le condizioni. A un'indagine, con gli addetti ai lavori, si scopre che la causa dei ritardi è nella delicata infrastruttura nazionale (collegata a quella europea), costruita per l'occasione. Un sistema di scambio flussi di dati di una complessità mai tentata prima in Italia. E con tante variabili. «I principali motivi dei ritardi, che riguardano in particolare i tamponi e i certificati di guarigione, sono due, a quanto riferiscono le Regioni», spiega Massimo Mangia, storico esperto di Sanità digitale e consulente di vari Governi. «Dati errati o mancanti messi nel sistema dalle strutture che hanno fatto tampone, certificato di guarigione o – meno frequente – vaccino. Ritardi nell'aggiornamento dei vari software usati dalle varie Regioni e che andavano adeguati al nuovo sistema», aggiunge.

Errori nella data entry

Conferma Gandolfo Miserendino, responsabile Ict della Regione Emilia Romagna (che pure fa eccellenza nella Sanità digitale): «Ci sono centri privati che digitano male i dati dell'utente. Il problema non si pone nelle strutture pubbliche che, almeno nella nostra Regione, utilizzano tutti scanner per inserire in automatico i dati della tessera sanitaria». «Il green pass non arriva anche se nel certificato del paziente mancano alcuni dati, come il codice fiscale del medico nel caso del certificato di guarigione o i dati di contatto del paziente», aggiunge Mangia.Per i certificati di guarigione e i tamponi il problema è più grave perché «bisognava aggiornare tutti i software, per aggiungere i nuovi campi dove inserire i dati richiesti dal green pass e che prima non servivano», spiega Miserendino. Dopo l’input dei dati di chi ha fatto il vaccino, tampone o certificato di guarigione, il flusso viene integrato in automatico via Api nei sistemi regionali, poi al sistema Tessera Sanitaria e da qui alla piattaforma nazionale Sogei, dove il paziente può via web avere il green pass. Dalla piattaforma arriva ai fascicoli sanitari elettronici, all'app Io e all'app Immuni.

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I tempi di aggiornamento dei software

I tempi di aggiornamento dei software variano a seconda delle Regioni, ma il problema principale sembra essere quello dei dati, errati o mancanti, che bloccano quel flusso di comunicazione. Discriminati sono così i cittadini dove la sanità è meno efficiente nel gestire i dati necessari. Non solo quella pubblica ma anche quella dei diversi centri privati: dove ci sono passaggi manuali, come si è visto, l'errore è più frequente. Errori manuali, nel calcolo dei contagi, avevano del resto penalizzato anche la Regione Lombardia durante il lockdown. Questo sistema integrato di flussi, inoltre, è così nuovo e imponente da creare disservizi anche nelle Regioni virtuose: come riferisce a Nòva24 Andrea Biondi, direttore regionale dell'associazione emiliano-romagnola Aeca, che non riesce ancora ad avere il pass pur avendo completato il ciclo vaccinale da maggio nella sua regione. Ha bisogno del pass per la sua attività di formazione con 150 ragazzi in Europa. La causa: «errore del medico che non aveva inserito nel modulo la Regione di residenza», spiega Miserendino.

Ma questi problemi sono così diffusi che – anche se pochi lo sanno - le norme concedono fino al 12 agosto di usare invece del pass, in Europa, i semplici certificati (vaccino, guarigione, tampone). L'infrastruttura nazionale ed europea si basa su standard tecnologici condivisi da tutte le parti, proprio affinché tutto funzioni senza intoppi. E così in effetti è, quando i dati sono presenti e corretti. Quest'ultimo fondamentale aspetto andrà sistemato risolvendo le inefficienze residue di una Sanità ancora non del tutto digitale.

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