Viaggi letterari

Passaggio in Normandia chiacchierando con Flaubert

Fra villaggi, spiagge e cattedrali, itinerario nei luoghi dove visse e creò lo scrittore, nato a Rouen 200 anni fa

di Andrea Battaglini

Le bianche falesie di gesso sulla costa di Fécamp e Étretat hanno fatto da cornice ad alcuni passi del romanzo incompiuto “Bouvard e Pecuchet”

4' di lettura

La luce del pomeriggio illumina la matassa d’acqua della Senna che si ingarbuglia tra Rouen e Villequier, per poi dipanarsi lenta verso la Manica e il grande porto di Le Havre dove Monet dipinse all’alba le prime impressions durante le “ore blu” (mezz’ora prima il sorgere del sole quando la luce ha una dominante fredda).

Tra il verde grazioso di una campagna silente, si celano le residenze e i luoghi di un uomo che scrisse di amori sensuali, romantiche romanze, pagine considerate oltraggiose ma poi assolte partorite dalla mente geniale, tenera e introspettiva di Gustave Flaubert proprio lungo la Senna: affogato tra poltrone di pelle e scrittoi di cuoio annerito.

Loading...

La ribelle Bovary abita ancora qui

Per i campestri paesaggi tranquilli, quasi pastorali, che incorniciano Rouen e il villaggio di Ry, allora alla ribalta per un caso di adulterio finito tragicamente e a cui si ispirò Flaubert, aleggia ancora la melanconia dello spirito di Emma Bovary, una donna come tante consumata nel suo mal être dalla tumultuosa voglia d’amare e d’essere amata. La ribelle Bovary abita ancora qui. Vicino al quartiere attraversato dal fiume che sembra una piccola “miserevole Venezia”, e a cento passi dalla cattedrale gotica di Rouen che si innalza al cielo in un gioco di guglie sfolgoranti.

E non a caso, perché anche l’edificio religioso fu una delle palestre pittoriche di Monet che la dipinse a tutte le ore del giorno, al cambiar della luce. E non a caso ancora, perché Proust paragonò la sua immensa fatica letteraria proprio «a una grande cattedrale gotica francese con le sue zone d’ombra e il moltiplicarsi dei corpi accessori e laterali». Furono proprio una vetrata e un bassorilievo della cattedrale a ispirare due racconti di Flaubert: il “San Giuliano” e l’“Erodiade”.

La vera location del romanzo

L’ambientazione è cruciale nell’economia di Madame Bovary per due ragioni: perché è funzionale allo stile realistico e alla critica sociale di Flaubert e poi perché l’autore si mise in stretta relazione con la stessa protagonista Emma Bovary. Flaubert - di cui il prossimo 12 dicembre si celebrano i 200 anni della nascita - si è assicurato che i suoi ritratti della vita vera e comune fossero accurati.

È la verosimiglianza degli elementi mondani della vita rurale che ha meritato al libro la reputazione di «pietra miliare del movimento realista». Il villaggio raccontato dallo scrittore (Yonville-L’Abbaye) è fittizio, tanto che sia Renoir sia Chabrol ambientarono i film tratti dal romanzo a Lyons-la Foret, ora considerata la vera location del romanzo.

A Croisset seguendo la passione

Flaubert fuggì da Parigi per farsi avvolgere dalla verde atmosfera di Croisset, rispetto a Rouen dall’altra parte della Senna. Qui si trova il Pavillon Gustave Flaubert la cui sola stanza, luminosissima, ricorda con busti, stampe e oggetti personali come pipe, borsellini, fucili e bicchieri gli anni trascorsi in solitudine e isolamento, sempre smaniando per Elise Foucault e sempre gustando il saporito e amato formaggio Pont l’Evêque come si evince dal racconto “Un cuore semplice”.

Appena la vide sulla spiaggia di Trouville (località ben conosciuta, detta e ridetta anche da Proust), Flaubert se ne innamorò: una passione che durò per tutta la vita senza essere mai corrisposto. Fu lei, anche se lo scrittore fu un instancabile tombeur de femmes, la musa ispiratrice dell’“Educazione Sentimentale”. E Trouville fu il luogo in cui «tutti i ricordi della mia giovinezza gridano sotto i piedi come le conchiglie sulla spiaggia». Tra i ricordi di Gustave, inonda il Pavillon il profumo delle centinaia di pagine inchiostrate senza tregua, alla luce di lampade a petrolio: sono gli effluvi emanati da “Salammbò”, dalla “Tentazione di Sant’Antonio” e dall’enigmatico romanzo incompiuto - magistrale e attuale oggi più che mai - “Bouvard e Pécuchet”.

Bianche falesie, uomini e natura

Se le spiagge “mondane” di Trouville e Deauville sono state onorate da pittori e scrittori, le bianche falaises di Fécamp e Étretat, ferite da fiordi e grotte celebrate da Maupassant e dove Arsenio Lupin nascondeva i suoi tesori secondo la fantasia di Maurice Leblanc, hanno fatto da cornice ad alcuni spassosi passi di “Bouvard e Pecuchet”. Nel suo romanzo incompiuto Flaubert fa infatti esplodere tutto il raccapriccio per la vita all’interno dell’unico elemento consolatore: il paesaggio normanno. Si alternano descrizioni di campi, cieli notturni, tramonti che scandiscono con la loro bellezza il grigiore del libre abominable. È comunque la descrizione della valle dell’Orne, nel secondo capitolo di “Bouvard e Pécuchet”, che mette in luce quel contrasto tra antico e moderno e dà motivo di riflettere sulla modernizzazione agricola e sul rapporto dell’uomo con la natura.

A Carrouges, dove il cavallo è re

L’analisi del paesaggio porta a paragonare le impressioni di Flaubert ai paesaggisti francesi dell’epoca. Se però Gustave muove gli stravaganti protagonisti del romanzo tra i blocchi di arenaria rossa scavati dai fiumi e le altalenanti colline folte di verzura, il dipartimento della Bassa Normandia è oggi celebre per il castello di Carrouges, carico di mobili del Sei e Settecento di elegante fattura, e soprattutto per l’Haras national du Pin, la Versailles del cavallo dove le Cheval est Roi, dove i possenti quadrupedi da tiro di razza Cob e Percheron - quelli che per secoli trainarono le carrozze reali - fanno sfoggio della loro criniera tra le settecentesche stalle di monta ordinate in stile Grand Siècle già da Colbert e poi edificate sotto Luigi XV tra il 1715 e il 1730.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti