Giochi Invernali

Pechino 2022, l’ombra dei conflitti politici e della violazione dei diritti umani

Il 4 febbraio la Cerimonia di apertura, ma il comitato organizzatore deve gestire anche problemi legati alla sicurezza sanitaria e ambientale e le polemiche sulla privacy dei partecipanti

di Marco Bellinazzo

Olimpiadi: a Pechino si illumina il "Bird Nest" per l'ultima prova della cerimonia inaugurale

5' di lettura

La squadra di Taiwan per le Olimpiadi invernali di Pechino sarà presente alle cerimonie di apertura e chiusura su sollecitazione del Comitato olimpico internazionale. Il parlamento giapponese invece ha adottato a tre giorni dall’apertura dei Giochi una risoluzione sulla “grave situazione dei diritti umani” in Cina e ha invitato il governo del primo ministro Fumio Kishida ad adottare misure per alleviare la situazione. Il Giappone ha già annunciato che non invierà una delegazione governativa ai Giochi, a seguito del boicottaggio diplomatico guidato dagli Stati Uniti per le preoccupazioni sulla condizione dei diritti umani in Cina, sebbene Tokyo abbia evitato di etichettare esplicitamente la sua mossa come tale.

Giochi e geopolitica

Sulla terza olimpiade consecutiva che si svolge in Asia, dopo i Giochi invernali di Pyeongchang 2018 in Corea del Sud, quelli estivi di Tokyo 2020 (anche se disputati nel 2021) e appunto quelli di Pechino 2022, soffiano i venti gelidi della dispute diplomatiche. Il 4 febbraio accanto al presidente Xi Jinping, intenzionato a celebrare la potenza sportiva cinese anche negli sport invernali (dopo i fasti di Pechino 2008) e in attesa del calcio (che putroppo per Pechino ha fallito anche la qualificazione ai mondiali in Qatar), a presenziare alla cerimonia di Apertura ci sarà Vladimir Putin. Il presidente russo, mentre sul fronte ucraino la tensione si fa sempre più alta, punta così rinsaldare l’asse russo-cinese. Soprattutto sfruttando il fatto che a Pechino non ci saranno rappresentanti ufficiali di Stati Uniti, Australia, Gran Bretagna e Nuova Zelanda, oltre appunto al Giappone (mentre i rispettivi atleti scenderanno comunque in pista). «Per pregiudizi ideologici e sulla base di voci e bugie - ha protestato il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian - gli Stati Uniti stanno cercando di rovinare i Giochi olimpici invernali di Pechino. Questo dimostra solo le loro cattive intenzioni e intaccherà ulteriormente la loro autorità morale e credibilità».

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Il caso Peng Shuai

Come se non bastassero le accuse contro Pechino per il trattamento dei dissidenti e delle minoranze (a partire dalla persecuzione dei musulmani uiguri nello Xinjiang), insieme alle pressioni esercitate sulle opposizioni in territori come Honk Kong, Tibet e Taiwan, il caso scoppiato lo scorso autunno della tennista Peng Shuai, scomparsa per settimane dopo aver denunciato abusi da parte di un boiardo di Stato cinese, non ha certo aiutato a stemperare le polemiche, con le organizzazioni umanitarie internazionali che continuano a chiedere un boicottaggio più ampio della manifestazione. Ma il presidente del Cio Thomas Bach, guarda oltre: «La Cina è ora un Paese di sport invernali, e questo è l’inizio di una nuova era degli sport invernali globali», ha detto qualche giorno fa incontranto il presidente Xi Jinping.

Misure di sicurezza

Oltre ai problemi politici, gli organizzatori dei Giochi devono tenere sotto controllo altri rischi, da quello dei contagi a quelli ambientali. Xi Jinping non lascia il Paese dal gennaio 2020, pochi giorni prima dell’impennata di contagi da Covid-19 a Wuhan, e non incontra un leader straniero di persona dal marzo 2020, quando ricevette a Pechino il presidente pakistano, Arif Alvi. A fine gennaio ha ricevuto però Bach illustrando le misure messe in atto per contenere la pandemia (al momento si contano alcune decine di positivi tra il persone addetto ai siti olimpici) che sono ancora più stringenti di quelle di Tokyo con “bolle” per separare gli atleti e il personale olimpico dalla popolazione e app per tracciare lo stato di salute e i movimenti di atleti e accompagnatori (come già avvenuto a Tokyo). I controlli in aeroporto o all’interno dei sistema delle bolle che hanno portato alla luce 272 infezioni accertate a 272 nel periodo 4-31 gennaio, cui se ne aggiunte una ventina ieri. Nei controlli è incappato anche Giovanni Malagò. Il presidente del Coni è risultato positivo all’indomani del suo arrivo nella capitale e posto in isolamento per la sorveglianza sanitaria.

Privacy

Le restrizioni e i controlli imposti da Pechino sono apparsi tuttavia eccessivi al Comitato olimpionico americano che ha consigliato ai suoi atleti di non portare con loro il telefono cellulare, in modo tale da non venire tracciati e di non vedere violata la propria privacy durante la permanenza in Cina. Insieme a questa raccomandazione il Comitato ha anche proposto l’uso di una rete VPN, come misura di sicurezza aggiuntiva. Anche il Comitato canadese e quello olandese forniranno ai propri sportivi telefoni e computer che verranno poi prontamente disattivati al termine delle gare. In Italia invece non sono state emesse misure in questa direzione. La Cina ha fatto sapere attraverso le proprie ambasciate che le linee guida che sconsigliano l’uso dei telefoni cellulare personali sono frutto di preoccupazioni totalmente infondate.

Olimpiadi senza pubblico

Come per Tokyo gli organizzatori avevano dichiarato a settembre 2021 che non ci sarebbero stati spettatori internazionali ai Giochi, sbarrando di fatto le frontiere ai viaggiatori dall’estero. Quanto al pubblico locale, si era pensato a una presenza limitata al 50% della capienza degli impianti. Ma il comitato organizzatore ha poi deciso di annullare del tutto la vendita dei biglietti al pubblico, consentendo solo agli invitati a i media di seguire le gare. «Per proteggere salute e sicurezza di personale e spettatori, è stato deciso di adeguare il piano precedente sulla vendita dei biglietti al pubblico e della organizzazione degli spettatori in loco».

Olimpiadi green?

Altra questione delicata è quella dell’inquinamento atmosferico. Nel 2008 ci fu un blocco del traffico privato a Pechino per evitare danni a spettatori e atleti. Nella Capitale per i Giochi invernali si svolgeranno principalmente gare al coperto come il curling e l’hockey su ghiaccio, ma sono stati comunque varati “piani di emergenza”. Il portavoce del ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente Liu Youbin ha precisato che le autorità locali della capitale e delle città della provincia sono autorizzate ad adottare le misure amministrative per «gestire e controllare temporaneamente attività e veicoli soggetti a forte inquinamento» e ridurre al l’impatto a livello economico e sociale. E a proposito di impatto ambientale, le gare di sci alpino di svolgeranno al National Alpine Ski Centre situato nella zona montuosa di Xiaohaituo, a nord-ovest di Yanqing, conosciuto come “la perla nella corona dei Giochi Olimpici Invernali”. Si tratta di un complesso costituito da sette piste con un dislivello massimo di 900 metri. La sede ha una capienza di 5.000 posti a sedere e 3.500 posti in piedi. Gli organi di stampa cinese hanno parlato di un comprensorio green e sostenibile, ma le aree editicate sono state ricavate nell’ambito di una riserva naturale. Inoltre, la scarsità di neve ha imposto di provvedere all’innvevamento artificiale avviato a fine novembre e terminato pochi giorni fa. Tutta l’area infatti appare brulla, con strisce bianche solo in corrispondenza delle piste.

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