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Pechino replica alle accuse Nato: «Clima da guerra fredda»

Il portavoce dell’ambasciata cinese a Bruxelles ribatte alle accuse del comunicato finale del Summit che segue la linea dura degli Usa

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Con il vertice Nato di Bruxelles che si è appena concluso e che per Joe Biden ha rappresentato il debutto da presidente, la Cina entra sulla scena mondiale a pieno titolo come “rischio sistemico” dell’alleanza dei Paesi Occidentali, occupando un posto finora tradizionalmente destinato alla Russia.

Ma Pechino non ci sta e ribatte con forza al comunicato approvato dai 30 membri dell’organizzazione che sancisce questa nuova posizione della Cina. E rivendica attraverso il portavoce dell’ambasciata cinese a Bruxelles il ruolo di pacificatore sulla scena globale: “Davanti al ruolo internazionale della Cina come player garante della stabilità, le accuse Nato sono nient’altro che la continuazione della mentalità della Guerra Fredda”.

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(Foto da Twitter)

Dalla Nato la condanna alle ambizioni cinesi

La condanna della Nato alle ambizioni cinesi nel campo della difesa sono finite nero su bianco nel comunicato finale che ha chiuso il vertice annuale di Bruxelles.

Arrivano dopo un G7 in Gran Bretagna che ha messo in chiaro una posizione strategica di certo non favorevole al Governo di Pechino e alle sue ambizioni.

Per la prima volta la Nato, l’alleanza militare tradizionalmente focalizzata sulla Russia ha dichiarato di dover rispondere al crescente potere di Pechino.

Il comunicato finale, firmato dai leader dell’alleanza di 30 membri su sollecitazione della nuova amministrazione statunitense, ha affermato alla lettera che “le ambizioni dichiarate e il comportamento assertivo della Cina presentano sfide sistemiche all’ordine internazionale basato sulle regole internazionali”.

Spesa della Cina per la difesa sotto controllo

La Cina ha perseguito in questi anni una strategia di difesa che ha puntato innanzitutto ad ammodernare l’equipaggiamento. “Ha perseguito fermamente una politica di difesa nazionale difensiva e il nostro avanzamento della difesa nazionale e della modernizzazione militare è legittimo, aperto e trasparente”, ha puntualizzato il portavoce.

Molto dettagliata la replica sul fronte del budget di spesa. “Nel 2021 il budget per la difesa della Cina è stato di 1,35 trilioni di yuan (circa 209 miliardi di dollari), rispetto al Pil rappresenta circa l’1,3%, inferiore alla “pass line” della Nato”, ha aggiunto il portavoce. Al contrario, invece, “la spesa militare totale dei 30 Paesi della Nato nel 2021 raggiunga 1,17 trilioni di dollari USA, pari a oltre la metà della spesa militare totale globale e 5,6 volte quella della Cina.

La reazione di Pechino per le mosse future

C’era da aspettarselo, quindi, che Cina reagisse pesantemente al fatto di essere stata definita una minaccia per l’Occidente. Intanto fa sapere che “seguirà da vicino l’adeguamento strategico della Nato e la sua politica nei confronti della Cina”. Invitando l’Alleanza a considerare il suo sviluppo “in modo razionale”.

Pechino chiede, inoltre, “di smettere di promuovere e di considerare gli interessi e i diritti legittimi come pretesto per manipolare la politica del blocco, creare scontri e alimentare la competizione geopolitica. La Nato dovrebbe dedicare più tempo a promuovere il dialogo e la cooperazione e a sforzi realmente costruttivi a sostegno della sicurezza e della stabilità a livello regionale e internazionale”.

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