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Per la Banca centrale cinese il costo del petrolio è il nemico numero uno

Il livello dell'inflazione salirà ancora, scaricandosi sui prezzi al consumo, mentre quella importata dall’estero influirà sui prodotti industriali.

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Il livello dell'inflazione salirà anche nel prossimo trimestre e l'imputato numero uno, tra le materie prime, è il petrolio il cui costo è cruciale per quello dei prodotti chimici, seguito da acciaio e rame. Lo scrive la Banca centrale cinese nel suo primo report del 2021, sottolineando l’interazione tra materie prime e prezzi al consumo dei prossimi trimestri. Quanto all’inflazione importata, per tenerla sotto controllo bisognerà vigilare sull’impatto tra import di materie prime e costi in aumento dei prezzi dei prodotti industriali.

Banca centrale cinese

L’ aumento repentino delle materie prime

Forse é il capitolo più amaro del primo report della Banca centrale cinese per il 2021 e il maggior fattore di preoccupazione per l’economia cinese.

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“La ripresa economica globale - scrive la Banca centrale - ha spinto la domanda di materie prime; in un contesto di liquidità estremamente libera, i prezzi delle materie prime come i materali di ferro, il rame, il petrolio e i semi di soia, sono aumentati rapidamente. Dato il basso effetto-base dello scorso anno, gli indici dell’inflazione globale potrebbero generalmente aumentare per qualche tempo in futuro, portando a ulteriori aumenti”.

I prezzi globali delle materie prime e gli indici di inflazione delle principali economie hanno, infatti, mostrato una tendenza al rialzo.

A fine aprile 2021, gli indici dei prezzi dei futures sul petrolio greggio WTI 53, dei futures sul rame LME e delle materie prime spot CRB hanno registrato una crescita su base annua rispettivamente del 187%, dell’89% e del 51%.

A marzo, l’IPC negli Stati Uniti e l’IPCA nell’area dell’euro sono cresciuti rispettivamente del 2,6 per cento e dell’1,3 per cento su base annua, accelerando di 2,5 punti percentuali e 1,6 punti percentuali dal punto più basso del 2020. Russia e Brasile hanno registrato un’inflazione in aumento del 5 e del 6 per cento anno su anno.

I tre fattori di crescita che rimarranno

Ci sono tre fattori che non possono essere eliminati nel breve periodo, ed è probabile che l’inflazione globale - questa la valutazione della Banca centrale - continui per qualche tempo la sua moderata tendenza al rialzo.

Per quanto riguarda la Cina, l’influsso dell’inflazione importata dall’estero si riflette principalmente nell’aumento dei prezzi dei prodotti industriali.

I principali fattori che spingono al rialzo i prezzi delle materie prime e l’inflazione per la Banca centrale sono stati, finora, i seguenti.

Il fatto che i Governi delle principali economie hanno introdotto pacchetti di stimolo su vasta scala ed è ampiamente previsto che la domanda complessiva tenderà a essere forte.

In secondo luogo, poiché c’è stata un’evidente ripresa del COVID-19 all’estero e il lato dell’offerta sta ancora affrontando dei vincoli, la ripresa della domanda nelle economie globali supererà quella dell’offerta nell’era post-pandemia.

In terzo luogo, le Banche centrali delle principali economie hanno adottato politiche monetarie ultra-espansive e la liquidità globale continua a rimanere estremamente ampia.

Il balzo atteso nei prossimi trimestri

In combinazione con la base bassa dell’inflazione nel 2020, è probabile che la crescita in Cina nel secondo e terzo trimestre del 2021 aumenti. La Cina è il principale importatore di materie prime. In termini di volume delle importazioni e dipendenza, le materie prime cruciali sono petrolio, minerali di ferro e rame.

In particolare, il petrolio greggio è il principale fattore alla base dei movimenti dell’inflazione, poiché la sua catena industriale a valle è piuttosto lunga e ha un impatto sul prezzo dei prodotti chimici.

Il temporaneo aumento del dato durante quest’anno dovrebbe essere considerato storicamente e oggettivamente. Nel 2020, a causa dell’impatto della pandemia e del notevole calo dei prezzi delle materie prime, la crescita dell’inflazione in Cina è stata inferiore al -2 per cento per sette mesi consecutivi e ha toccato un minimo del -3,7 per cento nell’aprile 2020. Per questa ragione i movimenti del PPI nel 2021 risentiranno di questa precondizione, elemento importante per comprendere la crescita.

L’effetto-inflazione importata dall’estero

In media, la crescita annuale dell’inflazione dal 2020 al 2021 rimarrà ancora entro un intervallo ragionevole. In secondo luogo, storicamente non è raro che subisca temporaneamente un calo considerevole o un’impennata nel giro di pochi mesi.

Negli ultimi vent’anni, la crescita media annua ha registrato circa l’1,2% su base mensile, con una deviazione standard che ha raggiunto i 4,2 punti percentuali.

Grandi oscillazioni sono comuni in tutto il mondo, inoltre l’aumento dei prezzi delle materie prime riflette un temporaneo “disallineamento” tra domanda e offerta.

Conclude la Banca centrale cinese: “Se la pandemia sarà effettivamente contenuta e la capacità di produzione e offerta nelle economie emergenti tornerà alla normalità, è probabile che l’aumento dei prezzi dei mezzi di produzione rallenti. In generale, è probabile che il dato si stabilizzi quando l’effetto base si attenua e la produzione e l’offerta globale riprendono quota. Le misure adottate dalla Cina stanno facendo il loro corso per prevenire fluttuazioni fuori controllo”.


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