IL NUOVO ESECUTIVO

Per Draghi una maggioranza ampia ma il caos nel M5S fa ballare i numeri in Parlamento

Mercoledì al Senato il discorso programmatico del neo presidente del Consiglio che chiederà la fiducia per il suo governo. Giovedì voto alla Camera. Sul risultato pesa il dissenso pentastellato che potrebbe portare anche a una scissione

Draghi giura e al primo Cdm chiede coesione per la ripartenza

2' di lettura

Non può essere definito il “governo di tutti” perché all’Esecutivo guidato di Mario Draghi non darà il proprio sostegno Fratelli d’Italia, da subito pronti a dichiararsi all’opposizione. Tuttavia i numeri parlamentari su cui l’ex presidente della Bce può contare sono ampi, quasi da primato. Le uniche variazioni dipenderanno da quanto ampio sarà il dissenso dentro il Movimento 5 Stelle, ancora fortemente diviso al proprio interno anche dopo la votazione sulla piattaforma Rousseau che ha dato via libera al sì a Draghi. Una situazione che potrebbe portare anche a una scissione di una componente pentastellata. Si vedrà già mercoledì al Senato, dove Draghi presenterà le sue linee programmatiche su cui chiederà la fiducia e il giorno dopo alla Camera. In ogni caso non è in discussione la tenuta della maggioranza. Anzi, si potrebbe superare il risultato di Mario Monti che nella fiducia iniziale ottenne 281 sì a Palazzo Madama e 556 sì a Montecitorio: record nella storia repubblicana.

A Palazzo Madama si parte da 298

Tolti i 19 senatori del partito di Giorgia Meloni, a Palazzo Madama Draghi può contare sul sostegno di tutte le altre componenti: M5s (92 seggi), Lega (63), Forza Italia (52), Pd (35), Italia viva (18), Azione-+Europa (2), Maie-Cd 10, Autonomie 7, Idea-Cambiamo (3), mentre tra i non iscritti quattro sembrano sicuri (Mario Monti, Liliana Segre, Sandra Lonardo, Lello Ciampolillo), con 6 ex M5s che sono vicini alla destra e che potrebbero votare sì. Sinistra italiana (che fa parte di Leu) ha deciso di negare la fiducia a Draghi ma l’unica senatrice, Loredana De Petris, ha già annunciato che voterà a favore e quindi in dissenso con il suo partito. In teoria se tutti questi numeri si sommassero si arriverebbe sulla carta a 298.

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Calcoli che devono però tenere conto di quello che accade nel Movimento 5 Stelle: qui il fronte “ribelle” conta su una trentina di senatori che però al momento del voto potrebbero essere di meno. L’obiettivo della dirigenza di M5S, da Vito Crimi a Luigi Di Maio, è ridurre il numero di dissidenti a non più di venti. Ai loro eventuali “no” poTrebbero aggiungersi quelli di qualcuno dei sei ex M5s magari più orientati a Fdi. Bisognerà vedere se anche in tal caso si potrà superare la soglia dei 281 sì raggiunta da Monti il 17 novembre 2011.

Verso il primato alla Camera

Anche alla Camera non tutti i deputati di M5s si adegueranno al responso di Rousseau, anche se qui i ribelli sono meno numerosi. I non allineati sarebbero una quindicina su 190 seggi dei pentastellati. La Lega conta su 131 deputati, il Pd su 93, Forza Italia su 91, Iv su 28. Poi ci sono i 4 deputati di Azione+Europa, i 4 del Maie, i 12 di Cd, 4 delle Minoranze linguistiche, 10 di Noi con l'Italia-Idea-Cambiamo, 3 di Popolo protagonista. Inoltre 12 dei 13 del Misto non iscritti ad alcuna componente (tutti ex M5s) sono orientati per il sì. Per quanto riguarda i 12 di Leu, voto contrario sarà espresso solo dal segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni (l’altro deputato Erasmo Palazzotto ha annunciato l'intenzione di sostenere il nuovo esecutivo). Alla fine a optare per la fiducia a Draghi potrebbero essere 575 deputati. Sarebbe un primato.

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