il graffio del lunedi’

Per lo sport è stato l’anno dei grandi addii. Ma anche di nuovi campioni tricolori

Una decimazione così pesante di grandi protagonisti anche di un passato recente (Mario Corso, Pierino Prati, Gigi Simoni, Joaquin Peirò, Diego Maradona, Paolo Rossi, solo per citare i più noti) non era mai avvenuta

di Dario Ceccarelli

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(AdobeStock)

3' di lettura

Cosa vogliamo farne di questo 2020 che finalmente se ne va? Dargli un bel calcione sperando di togliercelo dalle scatole il più rapidamente possibile? E' un desiderio più che legittimo perché, anche per lo sport, diciamolo pure, è stato bisesto e funesto quanto mai.

Un anno di m.... per dirla alla francese. Non è semplice fare confronti, ma tanto accanimento è difficile trovarlo. Durante l'ultima guerra mondiale sono stati sospesi Campionati e Olimpiadi, Giri d'Italia, Gran Premi, Motogp e tante altre manifestazioni dall'atletica, al basket e alla pallavolo. Però una decimazione così pesante di grandi protagonisti anche di un passato recente (Mario Corso, Pierino Prati, Gigi Simoni, Joaquin Peirò, Diego Maradona, Paolo Rossi, solo per citare i più noti) non era mai avvenuta. E non siamo parlando di sbiadite figurine degli Anni Trenta, questi erano tutti giganti ancora al centro della scena. Giganti come Kobe Bryant, leggenda della Nba. O del giornalismo sportivo, come Gianni Mura. protagonisti magari con ruoli diversi, con vite più o meno riuscite, però sempre al nostro fianco.

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Niente, in questo tempesta, ci siamo dovuti emancipare anche da loro. Sfangarcela da soli in un mondo, anche sportivo, a tratti surreale. Quegli stadi vuoti. Quel silenzio inconcepibile rotto dalle voci della panchina. Le corse ciclistiche senza tifosi ai lati della strada.

Però anche la voglia di venirne fuori. Gli exploit di Filippo Ganna, nuovo re delle cronometro e protagonista al Giro d'Italia. L'esuberante freschezza di Jannik Sinner, promessa sempre più concreta del tennis mondiale. Il calcio che comunque non si ferma con questa Super Milano in vetta al campionato che stupisce: tanto più colpita al cuore dal virus, tanto più lanciata in una incredibile rinascita calcistica. A partire naturalmente dal Milan, sempre più a suo agio nel ruolo di primo della classe. Un anno fa era a pezzi, con Pioli destinato a farsi da parte. Adesso, con Ibra o senza Ibra, Il Milan segna due gol per partita con una feroce allegria che crea dovunque simpatia.

Una squadra elegante, tecnica, sbarazzina. Merito di Ibra? Merito di Pioli e di Maldini? Difficile capire, ma l'esuberanza dei rossoneri fa miracoli: 34 punti con 10 vittorie e 4 pareggi. E Pioli che doveva fare le valigie, si prende dal suo boss, Ivan Gazidis, il migliore degli elogi: “Pioli? E' un uomo di grande profondità. Fa sembrare tutto facile, anche quando non lo è”.

Hai capito Gazidis? Capace di cambiare idea in corso d'opera. Segno di grande elasticità. Fossero tutti così i dirigenti...

Difficile capire i limiti di questo Milan: e forse per lo scudetto avrebbe bisogno di qualche buon innesto al mercato di gennaio. Ma poi? Siamo sicuri che non sia proprio questo delicato equilibrio a far la differenza? Quel famoso “tutti per uno, uno per tutti” che risolve le partite quando l'arbitro sta per fischiare la fine? A volte rinforzarsi, come si vede con l'Inter di Conte, non sempre fa bene. Soprattutto ai nervi.

E comunque, in questa Milano al top, l'Inter vive e lotta insieme a noi. Sette vittorie consecutive, gioco o non gioco, non vengono per caso. E' una squadra esplosiva, che a volte non si capisce perché abbia la miccia così lunga: però quando scoppia fa male. Se vogliamo, è l'esatto contrario del Milan: una sfavillante vetrina calcistica con giganti che potrebbero ben figurare dovunque: dal Real al Barcellona, dal Bayern al Liverpool. Conte non è mai sazio. La sua canzone preferita è “Voglio di più” di Jovanotti. Via Eriksen, dentro Paredes, forse anche Papu Gomez. “Venghino, signori, venghino…” da noi il mercato non chiude mai.

Se Milano, compatibilmente ai tempi, ride e si diverte, Torino ha la sua solita faccia austera. Anzi, piuttosto depressa. Il 2020, a parte il nono scudetto juventino ( a furia di mangiare caviale ci si stufa) è stato in linea con quello del Paese. L'arrivo di Pirlo, Maestro predestinato, finora non ha portato una grande effervescenza. Pare anche calata la nota ferocia della Juve. Con gran scorno di Ronaldo che, dall'alto dei suoi 33 gol all'anno, tuona contro le mollezze dei compagni. Perfino gli arbitri, per vocazione sempre con i più forti, le si rivoltano contro. Un brutto segno… Però, attenzione, resta una squadra fortissima, con le idee un po' confuse. Ma forse anche per la Juve sta arrivando il vaccino… Giusto per la primavera, insomma.

Ci piace però concludere, mandando a quel paese il 2020, con due figure, colpite ma non affondate, che meritano un nuovo anno di magnifica rinascita. Il primo è Alex Zanardi, coraggioso quanto simpatico. Il secondo è Mauro Bellugi, simpatico quanto coraggioso. Forse non è un caso che queste due aggettivi , l'ordine non importa, stiano così bene assieme.

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