America latina

Perù, è l’ora di Sagasti, il terzo presidente in una settimana

Il neo-eletto è un ingegnere centrista e cercherà di traghettare un Paese nel caos alle elezioni previste per il prossimo 11 aprile 2021

di Redazione Esteri

Il Peru' mette alla porta il presidente Vizcarra

4' di lettura

Tre presidenti in una settimana. L'ultimo è Francisco Sagasti, 76 anni, ingegnere, centrista. È il nuovo presidente ad interim dopo quasi 24 ore senza un Capo di stato. Sagasti ha giurato con la missione di portare a termine la legislatura il 28 luglio 2021, dopo lo svolgimento delle elezioni previste per il l'11 aprile 2021. Dopo aver giurato «per la Patria e per tutti i peruviani di voler esercitare fedelmente la carica di capo dello Stato», Sagasti ha rivolto un discorso nel Congresso ricordando «la morte di due giovani nei giorni scorsi» in disordini scatenati a Lima e in varie città peruviane, dalla destituzione del presidente Martin Vizcarra e dal tentativo fallito di assumere la presidenza del Paese da parte del precedente titolare del Congresso, Manuel Merino, dimessosi poche ore dopo aver assunto l'incarico.

Manuel Merino, che il 12 novembre aveva prestato giuramento dopo la contestata rimozione del suo predecessore Martín Vizcarra, si era dimesso dall'incarico dopo meno di una settimana, costretto a farlo dopo giorni di proteste che avevano causato anche la morte di due persone. In questo contesto caotico che vede il Perù devastato dalla pandemia (uno tra i paesi al mondo con il più alto indice di contagi e morti per numero di abitanti), si vive anche un anniversario simbolico ed epocale. Infatti, la formula usata per la destituzione di Vizcarra aveva un solo precedente in Perù, quello di Alberto Fujimori destituito per “incapacità morale” mentre era in fuga in Giappone, il 21 novembre 2000. Con quella mozione si chiudeva una presidenza durata 10 anni (dal 1990 al 2000), con un bilancio pesante: più di 20 processi aperti contro Fujimori per corruzione, denunce multiple per violazioni dei diritti umani e varie stragi.

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Sagasti, l'ingegnere

Francisco Sagasti è un ingegnere e membro dell'unico partito politico (Partido Morado) che una settimana fa ha votato contro la rimozione del popolare ex presidente Martín Vizcarra. La lista capeggiata da Sagasti, che è un accademico, ingegnere industriale di formazione, ha ottenuto 97 voti a favore e 26 contrari. Insieme a lui sono stati designati rispettivamente come presidente del parlamento e primo vicepresidente Mirtha Vasquez, della coalizione di sinistra del Frente Amplio, e Luis Roel, della formazione di centro-destra di Accion Popular. La scelta di Sagasti dovrebbe allentare le tensioni nel paese e far cessare le proteste iniziate il 9 novembre con l'impeachment di Vizcarra, che ha scatenato quella che gli analisti hanno definito la peggiore crisi politica del Perù nell'ultimo decennio. Le proteste erano iniziate a Lima, in modo spontaneo, nove giorni fa, dopo il voto con cui il parlamento aveva deciso la rimozione di Vizcarra, ma si erano estese in tutto il Paese. La polizia aveva reagito usando lacrimogeni e proiettili di gomma, ferendo decine di persone e ricevendo accuse di violenze e abusi. Due i morti e 13 ministri del nuovo governo di Merino subito dimessi. Domenica Merino ha fatto lo stesso, con un messaggio in cui ha chiesto «pace e unità per tutti i peruviani».

Nell'ultimo anno, mentre il Perù ha dovuto affrontare una grave crisi economica e la pandemia da Covid, anche Vizcarra è finito in mezzo a un'indagine per corruzione, per fatti legati a quando era governatore della regione di Moquegua: e per quelle accuse si è arrivati alla sua rimozione da presidente, lunedì 9 novembre. Alcuni testimoni sentiti dai procuratori che stanno indagando su Vizcarra hanno sostenuto che tra il 2014 e il 2016, quando era governatore, Vizcarra ricevette 1.300.000 sol (circa 300mila euro) in cambio dell'assegnazione di appalti edili. Le accuse sono state pubblicate sui giornali lo scorso ottobre, insieme ad alcuni documenti riservati della procura, e hanno dato nuova forza agli oppositori di Vizcarra in parlamento, che già in settembre avevano tentato di approvare una mozione di impeachment contro di lui, fallendo.

Vizcarra ha sempre definito infondate le accuse, ma quando lunedì il parlamento ha votato a larga maggioranza per la sua rimozione ha accettato la decisione e non si è opposto. La rimozione di Vizcarra, tuttavia, non è stata accettata dall'opinione pubblica. Non è chiaro se per un particolare apprezzamento nei suoi confronti, per lo sfinimento dovuto all'ormai cronica instabilità politica o perché in pochi credevano alle ultime accuse, come registrato da un sondaggio di poche settimane fa. Vizcarra, inoltre, è stato rimosso dall'incarico con uno strumento costituzionale previsto per casi di grave e provata inadeguatezza del presidente: le accuse nei suoi confronti non sono nemmeno arrivate a un processo, per ora.

La corruzione di Fujimori e il “dopo”

Dal 1990 al 2000 il paese fu governato da Alberto Fujimori, che terminò i suoi mandati tra accuse di corruzione e di violazione dei diritti umani; ora è in carcere dopo essere stato condannato in diversi processi a suo carico. Ollanta Humala fu presidente dal 2011 al 2016 ed è a sua volta stato accusato di corruzione: è stato arrestato nel 2018 e adesso è in attesa di essere processato. Pedro Pablo Kuczynski, economista e politico molto noto in Perù, fu eletto presidente nel 2016 ma si dimise due anni dopo: anche lui fu accusato di corruzione nell'enorme scandalo Odebrecht (lo stesso che in Brasile ha portato all'impeachment di Dilma Rousseff). È in carcere in attesa di processo. Dopo le dimissioni di Kuczynski, diventò presidente il suo vice, Martín Vizcarra, un politico centrista e non affiliato ad alcun partito. La presidenza di Vizcarra è stata segnata dai tentativi di riformare il sistema giudiziario e dai molti conflitti con il parlamento, dove dal 2016 al gennaio 2020 ebbe la maggioranza Fuerza Popular, il partito di destra populista fondato da Keiko Fujimori (figlia dell'ex presidente).


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