Capitale della cultura

Pesaro tra filosofia, musica e ambiente

Nella “città orchestra” Popsophia elabora l'impianto filosofico della sfida appena vinta dalla provincia marchigiana

di Marco Onnembo

(cristian - stock.adobe.com)

2' di lettura

Ripensare il sapere dell'uomo e la progettazione del domani, elaborando una “visione” in cui tornare ad “abitare poeticamente il mondo”, tessendo relazioni fra spazio e tempo e connettendo ambiente naturale e ambiente culturale.

Se Pesaro è stata scelta quale Capitale della cultura 2024 è stato anche per questa idea di “cambiamento partecipativo”. La connessione tra arte e idee. Filosofia e ambiente. Cultura e, naturalmente – essendo Pesaro la città di Gioacchino Rossini -, musica.

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Gioacchino Rossini

La “città orchestra”, metafora scelta per presentare la candidatura di Pesaro, è anche questo: un luogo in cui ognuno deve fare la propria parte. E l'ha fatta Popsophia (unica associazione italiana dedicata alla pop-filosofia, genere culturale che coniuga la riflessione filosofica con i fenomeni pop della cultura di massa e che quest'anno a Pesaro compie dieci anni), elaborando l'impianto filosofico della sfida appena vinta dalla provincia marchigiana.

Quartieri dell’immaginario

Un percorso partito da lontano con la costruzione dei “quartieri dell'immaginario” e con l'idea del comitato promotore di far nascere un diverso concetto di spazio e tempo. “In qualche modo è il lavoro che facciamo con Popsophia – spiega Lucrezia Ercoli, direttore artistico dell'associazione e dell'omonimo festival – mettere insieme la tradizione filosofica e l'immaginario della cultura pop, che è capace di suggerire possibilità diverse per pensare la realtà”.

Unire mondi, dunque. Perché un luogo si può raccontare in tanti modi. Valorizzando l'esistente, ma anche “immaginando la città che non c'è”. Le sfide che il futuro pone non possono essere affrontate con strumenti concettuali e categorie del passato. Come dimostrano due anni di pandemia e la guerra in Ucraina. “C'è bisogno di risposte nuove che mettano in discussione le certezze individuali e collettive”, spiega ancora Ercoli. Bisogna pensare a modi diversi di abitare lo spazio (tra centro e periferia, tra reale e virtuale) e il tempo (tempo perduto e tempo ritrovato, tradizione e sperimentazione).

Lo spazio e il tempo delle nuove generazioni. Come progettare concretamente il futuro? Mettendo insieme l'ambiente naturale e l'ambiente sociale, ricordando che non sono realtà esterne da noi che semplicemente “utilizziamo per vivere – conclude Ercoli - ma paesaggi culturali che riscriviamo e plasmiamo continuamente con le nostre memorie e con i nostri desideri. Quando il mondo si trasforma in una distopia, è ancora più importante impegnarsi per realizzare un'utopia locale che può essere un modello per un'utopia globale”.


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