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Piero Lissoni: «Dare lunga vita alle cose che facciamo: questo è rispetto del Pianeta»

Nel design l'atto creativo nasce dalla miscela di più elementi. Per questo l'art director di B&B Italia si è ispirato a biciclette, aeroplani e macchine da corsa.

di Camilla Colombo

Piero Lissoni, architetto e designer, direttore artistico di B&B Italia, sul divano Eda-Mame, da lui disegnato nel 2018 per B&B Italia. Foto Valentina Sommariva.

3' di lettura

«Secondo un modello milanese, dovrei essere più un architetto che un designer. Secondo le definizioni comuni, direi che mi descrive meglio una sorta di schizofrenia di base, perché devi essere un po' tutti e due, Dottor Jekyll e Mister Hyde, non so dire quale dei due sia più divertente. Se dovessi descrivermi, però, metterei assieme questi due mondi.

Mi sento architetto perché non mi piace molto la specializzazione anglosassone, preferisco l'idea della miscela, questa commistione di mondi che è molto umanistica, molto rinascimentale. In fin dei conti nel Rinascimento per essere un architetto, dovevi essere un matematico, un fisico, un fabbro, un muratore, un pittore, dovevi avere più competenze, allora eri un architetto. A me questa miscela piace molto. In B&B Italia (da dicembre Piero Lissoni è il nuovo direttore artistico, ndr) c'è un sistema evoluto, per cui devo innanzitutto prestare molta attenzione, un'attenzione assoluta e poi grande rispetto. Terzo elemento della miscela, cambiarla leggerissimamente o far parlare all'azienda una lingua appena appena differente da quella parlata sino a oggi. D'altronde, ogni azienda è una realtà a se stante e unica, anche se ci possono essere delle similitudini.

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Come art director, ho a che fare con molte persone, dall'amministratore delegato al fototipista, è un interscambio a tanti livelli. Fare l'art director vuol dire anche stare sempre un passo indietro, davanti c'è l'azienda e il suo progetto. Io lavoro come l'accordatore del pianoforte, ma non necessariamente sono io il pianista. Fra qualche settimana, per esempio, verrà presentato il nuovo progetto di Antonio Citterio, preparato nel 2020 e posticipato a causa della pandemia. A settembre faremo per il Salone del Mobile delle ulteriori presentazioni, come una nuova generazione di tavoli disegnati da Naoto Fukasawa. Per questa stagione - in cui si è imposta la tendenza che, per quanto piccolo, uno spazio all'aperto è importantissimo nella riappropriazione della casa -, ho curato personalmente Borea, la nuova collezione outdoor di B&B Italia, che è nata con una visione molto precisa, perché l'esterno ha bisogno di materiali con un grado di resistenza molto elevato, senza rinunciare alla capacità di raccontare una storia.

Idee per abitare il futuro: intervista a Piero Lissoni, architetto, designer, art director di B&B Italia.

Quando ho iniziato a progettare con il centro ricerche di B&B Italia questa nuova serie di prodotti, la prima discussione verteva sulla possibilità di disegnare una collezione che fosse un incidente di percorso, una specie di Frankenstein, fra una bicicletta, il telaio di un aeroplano degli anni Venti, una macchina da corsa e alla fine, perché no, un divano. E da lì abbiamo iniziato a ragionare. Abbiamo subito scelto di lavorare con dei tubolari di alluminio e di piegarli con una tecnica che si chiama “piegatura all'americana”, inventata negli anni Venti, negli Stati Uniti. Tutto il progetto, divani, tavoli, tavolini, sedie, poltrone, è come se fosse composto da aeroplani spogliati, così ci siamo immaginati una collezione in cui, anche senza cuscino, il telaio rimane fuori all'aria aperta senza bisogno di manutenzione. Nel mentre abbiamo pensato di fare le sedie sovrapponibili, così, se non servono durante la cattiva stagione, basta impilarle e coprirle. Per me, qualsiasi materiale è buono, qualsiasi materiale è cattivo, non ce n'è uno che prediligo rispetto a un altro. A me, per esempio, piace molto lavorare con la plastica. È chiaro che le plastiche sono diventate l'assassino numero uno del pianeta, ma quella che sta assassinando l'ambiente è la plastica più dura e più volgare, come quella del packaging.

Ogni materiale porta intrinsecamente, nella sua struttura, la capacità di produrre oggetti nella maniera più onesta possibile. Inoltre, lavorare con la quantità minima, tecnicamente possibile, di materiale significa farne un impiego intelligente. Tutto deve essere usato in maniera colta e saggia, come facevano i nostri nonni. Io presto attenzione a evitare gli scarti. Non entro nel merito dell'eco, del naturale, tutte le astratte dichiarazioni di principio mi fanno innervosire, con rispetto parlando, perché ho sempre lavorato utilizzando, nella maniera più seria possibile, i materiali, disegnando per far sì che le cose durassero e non fossero degli oggetti ad alto consumo. Come ogni persona di questo mondo, a volte faccio scelte migliori, a volte sbaglio, ma in questi anni ho sempre ragionato su una misura reale di sostenibilità, a partire dal fatto che la sostenibilità numero uno è quella economica. Per quanto mi riguarda, il rispetto del pianeta si esprime nella capacità di dare vita, una vita molto lunga, alle cose che faccio: è il modo migliore per essere sostenibile».

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