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Pil, ecco come si chiude l’anno del Covid per Italia, Francia, Germania e Spagna. Ora la sfida è il tasso di crescita 2021

Pur con differenze notevoli (dal -5,6% della Germania al -12,4% della Spagna) il “cigno nero” della pandermia lascia un segno pesante sulle principali economie europee. Che ora guardano al nuovo anno

di Dino Pesole

(EPA)

3' di lettura

Profondo rosso per l’Italia e per gran parte dei paesi europei alla fine dell’anno che ha visto materializzarsi il “cigno nero” della pandemia. Pur con diversa intensità e profondità la recessione è molto rilevante e lascerà il segno, con il Pil dell’eurozona in caduta del 7,8%. In Italia le ultime stime della Commissione europea si attestano su un Pil in caduta libera del 9-10%, contro il -5,6% della Germania, il -9,4% della Francia e il -12,4% della Spagna.

Archiviato il 2020, ora le aspettative si concentrano tutte sul prossimo anno e anche in questo caso si evidenziano differenze nelle principali economie del Vecchio Continente.

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La Germania fa i conti con il “nuovo lockdown”

L’istituto economico tedesco Ifo ha appena tagliato le stime della crescita del Pil del 2021 al 4,2%, rispetto al precedente 5,1%. La Bundesbank invece ha rivisto leggermente al rialzo le sue previsioni per la crescita economica della Germania nell’anno in corso (-5,5% contro il precedente -7,1%) ma prevede una ripresa meno dinamica nel 2021: 3% (in precedenza era 3,2%), con tassi di crescita in aumento del 4,5% nel 2022 e dell’1,8% per 2023. Stando a quanto ha riferito il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, la ripresa economica è guidata principalmente dai consumi privati e la previsione è che le misure di contenimento messe in campo finora per far fronte alle conseguenze della pandemia possano essere gradualmente allentate nella primavera del 2021 «a causa dei progressi medici e le opzioni di consumo verranno utilizzate di nuovo».

Certamente per la Germania sarà meno arduo, rispetto all’Italia, tornare a tassi di crescita quanto meno pari ai livelli pre-Covid, poiché si partiva da perfomance più sostenute rispetto ai tassi da “zero virgola” evidenziati dal nostro paese negli ultimi anni. Una delle variabili più rilevanti, accanto all’andamento della domanda interna, sarà costituita dall'export e da questo punto di vista l'attesa è per le prossime decisioni che verranno assunte negli Stati Uniti dalla nuova amministrazione Biden. Potrà considerarsi definitivamente chiusa la stagione dei dazi dell’era Trump?

In Francia il Pil è di 8 punti al di sotto del livello pre-crisi

Stando ai più recenti dati diffusi dall’Istituto nazionale francese di statistica, dopo il -12% evidenziato a novembre, l’economia in dicembre è prevista attestarsi a un valore pari a 8 punti percentuali al di sotto del suo livello pre-crisi. Nell’intero 2020, la recessione dovrebbe segnare un -9%. Tuttavia, si intravvedono luci all’orizzonte, con una ripresa stimata al 6% nel 2021 soprattutto in relazione all’arrivo dei vaccini e all’auspicato, graduale allentamento delle misure restrittive. In generale il rimbalzo del Pil sarà comunque meno sostenuto di quanto era possibile prevedere fino a qualche mese fa. È quanto ipotizza la Banca di Francia, che blocca l’asticella della crescita 2021 al 5% nel 2021. Solo alla metà del 2022 il Pil dovrebbe tornare al livello ante-crisi. Tre mesi fa la Banca centrale puntava invece su un rimbalzo del 7,4% nel 2021.

In Italia Pil ai livelli pre-Covid non prima del 2022-2023

Le proiezioni per i prossimi anni - ha rilevato il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco lo scorso 16 dicembre - «seppur circondate da un’incertezza senza precedenti, suggeriscono che nel nostro paese il Pil non recupererà il livello registrato alla vigilia dello scoppio della pandemia prima della seconda metà del 2023». E servirà ancora più tempo per tornare ai valori del 2007, precedenti la doppia recessione causata dalla crisi finanziaria globale e da quella dei debiti sovrani dell'area dell'euro. Quello che va configurandosi è dunque un «sostanziale ristagno dell’attività economica nel complesso di circa un ventennio, dopo un lungo periodo, peraltro, di crescita in media già debole».

Per il 2020, le stime convergono verso una contrazione attorno al 9%, mentre divergono per il 2021. Stando a quanto è previsto nella Nadef di settembre (ma l’intero quadro delle variabili macroeconomiche dovrà essere rivisto al ribasso) il Pil del 2021 dovrebbe segnare un rimbalzo del 6%, che però secondo la Banca d’Italia si arresterà al 3,5% contro la precedente previsione del 4,8%. «Il più contenuto dato medio annuo del 2021 - osserva Via Nazionale - risente dell’effetto trascinamento della flessione del prodotto nella parte finale del 2020». La ripresa dei consumi delle famiglie sarà più graduale rispetto a quella del prodotto, «frenata da un’ancora elevata propensione al risparmio precauzionale, che verrebbe riassorbita solo gradualmente. Gli investimenti recupererebbero, dopo la forte caduta quest'anno, in misura più accentuata di quanto atteso a luglio, sospinti dagli interventi finanziati con i fondi del Next Generation EU nonchè dalle favorevoli condizioni di finanziamento».

La Spagna in profondo rosso

Le previsioni del Banco de España stimano una caduta del Pil a fine 2020 attorno all’11% prefigurando la peggiore contrazione economica dai tempi della Guerra civile del 1936-39. Il Fmi prevede per il 2020 -12,8% quest’anno e una crescita del 6,3% nel 2021, mentre la Commissione europea non va oltre un rimbalzo del 5,4%.

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