Economia e finanza

Pitti Uomo, aziende verso il recupero dei livelli 2019. L’Ice conferma il traino export

All'inaugurazione della fiera in presenza, il ministro Giancarlo Giorgetti parla di «segnali di ripartenza». Da Paul&Shark a Doucal’s, da Xacus a Kiton: le strategie di rilancio delle imprese

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

Niente musi lunghi e previsioni pessimistiche. Tanti sorrisi e fiducia nella ripartenza. Al Pitti Uomo numero 100, la più importante fiera al mondo di moda maschile tornata “in presenza” a Firenze dopo due edizioni solo digitali causa Covid, i produttori sono tutt'altro che rassegnati. La fase della pandemia è servita a ricercare efficienza, ripensare l'organizzazione aziendale, esplorare nuovi mercati. E ora che negozi e grandi magazzini hanno riaperto i battenti in (quasi) tutti i Paesi, i marchi italiani sono pronti ad accelerare.
«Nel 2020 abbiamo perso il 19% dei ricavi scendendo a 125 milioni di euro – spiega Enrico Airoldi, direttore generale di Paul & Shark – ma la precollezione primavera-estate è andata bene, e già a fine anno puntiamo a tornare ai livelli pre-Covid grazie all'Asia, alla Russia e all'Europa. Stiamo cercando di riconquistare anche il mercato italiano, che valeva il 10%, guardando a un consumatore più giovane».

Stile uomo in cerca di eleganza decostruita

I consumi post-pandemia hanno portato a essere meno formale e più “decostruito” anche un marchio dell'eleganza classica come il napoletano Kiton, che vende per l'85% all'estero e ora vede rosa: «Nei primi sei mesi dell'anno siamo cresciuti del 30%, tornando in linea coi livelli pre-Covid - spiega l'amministratore delegato Antonio de Matteis, che nel 2020 ha accusato una flessione di fatturato del 25% rispetto ai 135 milioni del 2019 -. Stiamo crescendo in tutti i mercati – continua – grazie anche alla strategia di “curare” le città europee più piccole, dove i flussi turistici sono meno importanti. Per il resto la Cina valeva il 10% e ora si avvicina al 20%: apriremo tre negozi entro il 2021. Abbiamo aperto anche al Dubai Mall e stiamo facendo un nuovo negozio in via Sant'Andrea a Milano, su due piani per accogliere la collezione donna: oggi vale il 20% ma nei prossimi cinque anni vogliamo portarla a pesare il 50%». Kiton segnala l'importanza crescente dei riassortimenti per far fronte alle esigenze dei negozi che ormai fanno ordini più limitati e non riempiono i magazzini. «La possibilità di fare riassortimenti, che è propria delle aziende strutturate, sarà un tema centrale nella fase della ripartenza», dice de Matteis.

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Flessibilità sui riassortimenti

Un tema che sta molto a cuore a un produttore di camicie come il veneto Xacus, forte di un magazzino automatizzato in grado di rispondere ai bisogni di mille clienti italiani. «Quello che può cambiare lo scenario sono proprio i riordini – dice Paolo Xoccato, titolare dell'azienda di famiglia che nel 2020 ha perso il 25% del fatturato rispetto ai 25 milioni realizzati nel 2019 –. Negli ultimi due mesi abbiamo superato il livello di riordini del 2019: i nostri clienti stanno performando meglio negli abiti da cerimonia e, se questo trend dovesse continuare, potrebbe salvare il bilancio 2021».

Il traino da Russia e mercato interno

La voglia di tornare alla normalità è grande, tra gli stand dei 338 marchi (per il 20% stranieri) che al Pitti Uomo presentano (fino al 2 luglio) le collezioni per la primavera-estate 2022. «Stiamo tornando ai livelli pre-pandemia – spiega Jerry Giannini, titolare del calzaturificio marchigiano Doucal's, 16,5 milioni di fatturato 2019 per il 60% all'estero –: le vendite della stagione autunno-inverno sono tornate sulle quantità dell'anno precedente e ora il mercato italiano e quello russo lasciano ben sperare».

Del resto all'inaugurazione del Pitti Uomo il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha parlato di «segnali di ripartenza» mentre il presidente dell'agenzia Ice, Carlo Ferro, ha sottolineato che nei primi quattro mesi dell'anno l'export della moda italiana ha superato i livelli pre-Covid segnando +21% rispetto allo stesso periodo 2020 e +4,2% rispetto al 2019.

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