Interventi

Più cura nelle norme per fare riforme a prova di futuro

di Barbara Boschetti

(AdobeStock)

3' di lettura

È questo il tempo di investire in riforme strutturali, per un Paese a prova di futuro (future-proof, come dice la Commissione europea). Queste riforme sono individuate nel Pnrr presentato dal governo italiano. In termini eloquenti, si parla di riforme “di contesto” (Pa e giustizia), di riforme “abilitanti” (semplificazioni e concorrenza), di riforme “di accompagnamento” (fisco, famiglia, lavoro, consumo di suolo). Non sono, queste, le uniche riforme previste nel Piano: ognuna delle sei missioni dello stesso prevede, infatti, un pacchetto di riforme tematiche, dall’economia circolare e gestione del ciclo dei rifiuti, agli istituti tecnici e professionali, alle farmacie rurali. Il decreto dello scorso 31 maggio è solo un primo assaggio di questo nuovo ecosistema giuridico. La vera novità non è, però, l’elenco delle riforme. Il nostro è un Paese in perenne riforma, eppure mai pienamente riformato; in perenne semplificazione, eppure mai pienamente semplificato (il famoso Rapporto Giannini del 1979 ci appare, ancora oggi, di straordinaria modernità e attualità). Le riforme vengono annunciate per essere poi abbandonate, vengono fatte per poi rimanere inattuate, dimezzate (così Marco Leonardi) e decostruite nelle aule parlamentari, a mezzo di ritocchi continui, messe in secondo piano da regimi straordinari o eccezionali. Questo vale anche per i Testi unici e i Codici: basti pensare alla sorte toccata al Codice dei contratti pubblici. La semplificazione è spesso usata dal legislatore come mera etichetta, maschera, bandiera: i decreti “Semplifica Italia”, “Taglia leggi”, “Semplificazioni” si susseguono senza mai produrre vera semplificazione, alimentando quella che potremmo definire l’ipocrisia della semplificazione. Lo stesso Pnrr prende atto di questa nostra debolezza cronica.

Come può, allora, la scommessa sulle riforme essere una scommessa vincente? La ricetta europea è abbastanza semplice: se le riforme sono investimenti per la ripresa e la resilienza, come tali devono essere trattate. Dunque, selezionate in funzione del loro impatto, programmate temporalmente, attuate e monitorate lungo il loro percorso. È un salto culturale: il successo della transizione verso la Next Generation Eu dipende (anche) dalla cura delle regole. La Commissione europea è tornata su questo tema recentemente, nella Comunicazione dedicata alla qualità delle regole. Nella ricchezza di spunti, emergono tre elementi essenziali.

Loading...

1. Le buone regole richiedono cura, lungo tutto il loro ciclo di vita. La cura si spinge ben oltre il fare le regole, deve entrare nei percorsi della loro attuazione (da parte dell’amministrazione) e applicazione (da parte dei giudici), misurarne l’impatto concreto, e differenziato, sulle persone, le istituzioni e le imprese, coglierne pregi e difetti, interferenze reciproche, nonché la capacità di resistenza al futuro.

2. La cura delle regole richiede un contributo corale, condiviso, comunitario. È dunque necessario l’ingaggio di tutti i livelli istituzionali e dell’intera società civile nella cura delle regole.

3. La cura delle regole non può sottrarsi alle buone regole, prime tra tutte quelle della semplicità, della trasparenza, dell’efficacia. Vi è un modo di prendersi cura delle regole, vi è bisogno di infrastrutture e capitale umano, come vi è bisogno di tempo (così la Corte dei conti europea nel 2018). Occorre però spingersi oltre la cura delle regole, certamente oltre i meccanismi previsti dal Pnrr e dalle regole per la sua attuazione (cfr. decreto-legge 31 maggio 2021). Vi è bisogno di un salto etico, di un’etica della cura, di un’etica della cura delle regole. In un recente discorso il ministro Marta Cartabia lo ha ribadito: nessuna riforma è possibile senza un cambiamento nel comportamento di chi opera nelle istituzioni, nell’amministrazione, nei tribunali. Ebbene, questa istanza di cambiamento riguarda tutti: non possiamo essere spettatori. L’etica della cura ha un potere trasformativo straordinario: ci pone in relazione con l’altro, attenti al contesto in cui agiamo, responsabili verso qualcuno, e non, semplicemente, di qualcosa (così Gabrio Forti nel suo La cura delle norme, Vita e Pensiero, 2018). Questa la vera rivoluzione di contesto, abilitante, di accompagnamento (per usare le parole del Pnrr), capace di aprire le porte alle buone regole e alla fiducia nelle regole. L’etica della cura porta alle regole che curano, quelle per un Paese a prova di futuro, a una ecologia giuridica per la Next Generation Italia.
Professore ordinario di Diritto amministrativo Università Cattolica RecoveryLab, Chair

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti