interior design

Più scanner e meno touch nell’hotellerie del dopo Covid

Ripensare gli spazi ( per favorire lo smart working), i servizi ristorante, la sanificazione dei locali, l’impiantistica e i materiali. Ma anche più tecnologia e meno “manualità” nelle parti comuni. Il dopo Covid-19 cambierà il volto degli hotel. Per chi è in fase di riconversione, può essere un’opportunità

di Laura Dominici

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Ripensare gli spazi ( per favorire lo smart working), i servizi ristorante, la sanificazione dei locali, l’impiantistica e i materiali. Ma anche più tecnologia e meno “manualità” nelle parti comuni. Il dopo Covid-19 cambierà il volto degli hotel. Per chi è in fase di riconversione, può essere un’opportunità


5' di lettura

In attesa di protocolli generali che diano indicazioni chiare su come intervenire per gestire i servizi in hotel, il comparto hospitality si sta muovendo per farsi trovare pronto nella fase di riapertura.
«Non possiamo pensare di tornare alla situazione precedente alla diffusione del virus – spiega Francesco Scullica, Ordinario del Politecnico di Milano e direttore scientifico del master di interior design –. Alcune abitudini dovranno cambiare. Affronteremo emergenze economiche, sanitarie e anche il design dovrà rivedere alcuni aspetti, come la spinta degli ultimi anni sul fronte touch».

L’uso della tecnologia
Il docente spiega che si andrà verso scelte tecnologiche che privilegeranno l’uso del riconoscimento vocale e facciale. Anche l’aerazione degli ambienti dovrà essere ripensata, così come l’interior design, senza però perdere la ricchezza relazionale che contraddistingue l’ospitalità italiana. «La gestione alberghiera – sottolinea Scullica – dovrà dare indicazioni nella fornitura dei servizi, organizzando un sistema di ricevimento in angoli dove sia possibile far accomodare gli ospiti per la compilazione dei dati o puntando sul pre check-in». Scullica parla anche di una sensibilità che «andrà contro la logica dell’iperconsumo degli oggetti , con lo studio di soluzioni più durature, un ritorno all’essenza dei luoghi». I designer si troveranno a dover recuperare il parametro dell’economicità e il progettista avrà la responsabilità di gestire risorse limitate e rispondere a problemi concreti. Un cambiamento che il docente non giudica negativo: «Noi italiani siamo particolarmente bravi a mantenere la leadership nella gestione dei progetti e sapremo trasformare i vincoli in una grande opportunità».
Il gruppo alberghiero francese Accor si sta muovendo attivamente per supportare la ripresa delle attività nel settore alberghiero e della ristorazione e in collaborazione con Bureau Veritas ha lanciato una certificazione per attestare il rispetto delle misure sanitarie post Covid 19.

Alberghi isole di smart working
«Saranno necessari spazi più ampi – avverte Claudio Feltrin, presidente di Assarredo –. Soprattutto per le aree comuni, dove le restrizioni diventeranno una regola a cui adeguarsi. Tutti saranno coinvolti, dalla sanificazione degli ambienti, alla purificazione dell’aria, alle norme igieniche per chi maneggia oggetti destinati agli ospiti. Il design degli spazi dovrà tener conto della necessità di assicurare le distanze, ma anche il design di prodotto è chiamato a proporre nuove soluzioni. Si dovrà distanziare ma anche racchiudere; e queste soluzioni dovranno essere in linea con l’estetica del progetto. I separatori, per esempio, saranno soluzioni che andranno implementate, dovranno essere funzionali, ma anche esteticamente gradevoli. Intravedo – annuncia Feltrin – anche nuove interpretazioni degli spazi: gli alberghi potrebbero diventare isole di smart working e acquisire una clientela di prossimità, per chi deve attuare il lavoro a distanza, ma in casa non ha lo spazio o il modo di organizzarsi. Tutto sarà determinato da regole che andranno stabilite con attenzione, sarà fondamentale che siano condivise a livello mondiale, europeo e nazionale, e che tengano conto delle peculiarità delle singole realtà produttive».

Progettazione e design
Giorgio Bianchi, head of Italy di PKF hotelexperts, che per il 15 giugno ha in programma un evento online sul tema design e nuova ospitalità, spiega che si tratta «non solo di ripensare l’albergo ma anche la destinazione, con la filiera che coinvolge trasporti, ristoranti. Gli investitori chiedono di capire come ci stiamo muovendo a livello italiano – commenta –. Siamo stati i primi ad affrontare la crisi e faremo scuola anche con la progettazione e il design». Lato investimenti, secondo Bianchi, «chi attualmente è in fase di progettazione è avvantaggiato rispetto a chi deve apportare modifiche alle infrastrutture esistenti. C’è poi il tema legato all’hardware e all’impiantistica, che aprono nuovi scenari e la domotica dovrà essere ripensata». Privacy e riservatezza acquisiranno maggiore importanza, con un impatto su servizio e tecnologia e le soluzioni miste come gli aparthotel «potrebbero vedere incrementare le richieste», dice Bianchi.

Il tema delle riconversioni
Il cambiamento di scenario che intravede Andrea Faini, ceo di World Capital, fa immaginare per gli hotel già poco performanti nel periodo pre Covid-19 una riconversione «in residenziale o Rta. Inoltre, i requisiti di sanificazione e pulizia degli spazi potrebbero incrementare nel lungo periodo gli investimenti in seconde case e gli affitti per periodi più lunghi. In seguito all’emergenza, una crescita significativa per i brand alberghieri – spiega ancora Faini – verrà dalle conversioni di boutique hotel indipendenti. I piccoli operatori alberghieri e gli alberghi indipendenti possono esaurire la liquidità più rapidamente rispetto a realtà imprenditoriali più solide». Le banche, nella overview di World Capital, inizieranno ad inasprire gli standard per l’accesso a causa della volatilità del mercato, producendo un numero maggiore di affiliazioni.
Per i progetti che potranno attrarre più interesse, Palmiro Noschese, hotelier & hospitality developer, fa riferimento a «case, ville, appartamenti. Ci sarà un’accelerazione della domanda di alberghi diffusi, mentre per il food & beverage il concetto di ristorazione sarà declinato in modalità privata e delivery». Secondo Noschese, si dovrà affrontare un'esplosione di costi «per mantenere gli stessi servizi e per adeguarsi alle regolamentazioni di sicurezza che si andranno ad aggiungere a quelle già esistenti. Inoltre, la formazione sarà un ulteriore investimento che le aziende dovranno sostenere per poter rispondere a tutti i nuovi protocolli europei. Un impatto che si avrà sia in termini di costi fissi che variabili anche nel momento in cui si ritornerà ai fatturati pre-Covid19». Per gli spazi meeting, Noschese spiega che «si affronterà in maniera diversa la progettazione di questi spazi, puntando di più sulla realtà virtuale».

Gli scenari di mercato
Marco Comensoli, head of hotels & leisure Italy di Colliers, premette che per arrivare a capire quali saranno gli interventi da adottare bisogna fare luce sul contesto. «Tre gli scenari che potrebbero delinearsi –annuncia –. Il primo vede una ripresa a inizio estate, tra giugno e luglio, il secondo allontana la ripresa a settembre e il terzo vede una ripartenza nel 2021. In tutti e tre l’impatto è drammatico, per questo per sapere come muoversi c’è bisogno di una view più chiara». Per Comensoli sarà più semplice organizzarsi quando saranno certe le presenze in hotel. «Nel business travel – prosegue – prenderanno più campo le conference call, mentre il leisure dipenderà dalla volontà degli ospiti». L’area operativa sarà influenzata dall’impatto delle nuove normative, che porteranno nel breve termine ad accogliere meno ospiti e con meno fatturato. «L’esempio più semplice – avverte Comensoli – è quello della sala colazioni, che dovrà prevedere una distanza dei tavoli di 1-1,5 metri, mentre nel mondo anglosassone si parla di oltre 2 metri, con un impatto sull’occupazione e l’eventuale scelta di non erogare alcuni servizi». Nella fase post Covid, secondo Colliers, ci sarà un abbassamento dei prezzi medi nel breve termine, con costi aggiuntivi per un servizio più elaborato, una minore profittabilità che potrà avere un impatto sui valori degli immobili, come conseguenza della riduzione del fatturato. «Il breakeven – sottolinea – è un elemento importante da individuare in fase strategica di apertura».
Costanzo Jannotti Pecci, ceo del Gruppo Palazzo Caracciolo spa, che in piena fase coronavirus ha aperto il 5 stelle The Britannique Naples, ribadisce che per affrontare la riapertura «occorrono importanti investimenti in riorganizzazione degli spazi e nella formazione e gestione del personale. Non secondari saranno quelli in comunicazione». Tra i primi interventi, tutte le aree che, per loro destinazione, sono destinate ad usi collettivi: «Lobby, ristoranti, sale riunioni. Queste ultime potranno essere riorganizzate prevedendo una partecipazione on site con una distribuzione degli spazi attigui in modo da non impedire il b2b e allo stesso tempo la possibilità di usare le strutture come uno studio centrale collegato con luoghi lontani», precisa Jannotti Pecci. La conseguenza di tutto ciò? «Cresceranno inevitabilmente – commenta – sia i costi di gestione che quelli di ammortamento. Di converso ci si potrebbe trovare in presenza di una competizione con prezzi al ribasso che finirebbe per dare il colpo di grazia all’industria turistica».

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