Calcio & finanza

Plusvalenze, in Serie A da scambi di calciatori 200 milioni in un anno

Gli scambi nel calciomercato hanno preso sempre più piede in Serie A. E le conseguenze a livello finanziario per le società non sono poche

di Marco Bellinazzo e Benedetto Giardina

Juventus, Malago': "Caso plusvalenze? Attendiamo sviluppi'"

3' di lettura

Totali o parziali, gli scambi nel calciomercato hanno preso sempre più piede in Serie A. Dalla finestra invernale del 2020 a quella estiva 2021, le valutazioni dei calciatori scambiati o inseriti nelle trattative come contropartita si aggirano sui 200 milioni, cifra oggetto appunto di “compensazione” tra due club con un altro calciatore che contestualmente ha cambiato casacca.

Nell’inchiesta della Procura di Torino sulle plusvalenze della Juventus, si sta cercando di fare luce su diversi affari di questo genere, condotte dal club bianconero con altre società in Italia e all’estero. E non a caso la Figc guidata dal presidente Gabriele Gravina punta a “sterilizzare” questo tipo di operazioni se non in ambito civile (dove servirebbero interventi legislativi ad hoc) quanto meno alla luce del raggiungimento dei parametri patrimoniali per l’iscrizione al campionato (e in sintonia con la Uefa per l’ottenimento delle licenze).

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Il caso Pjanic

Gli esempi di operazioni a specchio che emergono dall’inchiesta “Prisma” relative ai bianconeri riguardano soprattutto i tesserati dell’Under 23 in Serie C. Ma prendendo in esame le cessioni dal gennaio 2020 ad oggi, il caso più noto è quello di Pjanic, finito al Barcellona nello scambio con Arthur, valutato 60 milioni più cinque di bonus. Già prima i bianconeri avevano inserito altri calciatori per alleggerire i costi sul mercato. Come nel caso di Kulusevski, prelevato dall’Atalanta per 35 milioni più bonus. Nella stessa sessione di campagna acquisti, però, ai bergamaschi sono andati il giovane Muratore (valutato 7 milioni) e il difensore Romero, che tra prestito, riscatto e bonus ha raggiunto un valore di 20 milioni. Ci sono poi scambi alla pari che hanno generato plusvalenze da ambo i lati, come l'operazione Tongya-Aké col Marsiglia, in cui i due under sono stati valutati 8 milioni a testa. Oppure, l’intesa col Parma per i trasferimenti di Lanini in bianconero e Minelli in Emilia, con valutazione fissata a 2,9 milioni per entrambi.

Altri club hanno utilizzato la formula degli scambi in maniera diversa, principalmente per alleggerire i conguagli. Il Napoli lo ha fatto per l’affare Osimhen, girando al Lille il cartellino di quattro calciatori: Karnezis, Liguori, Palmieri e Manzi, valutati complessivamente 20 milioni. Dal bilancio della Roma, invece, si evince che al Verona, nell’ambito dell'acquisto di Kumbulla (valutato 28,5 milioni) sono stati trasferiti Cetin, Cancellieri e Diaby per un valore di 12,8 milioni.

Altri esempi di scambi

Diversi, inoltre, gli scambi tra giovani che non hanno neanche messo piede in Serie A: quelli del Parma (Brunori, Madonna e D'Aloia) e del Pescara (Palmucci e Cipolletti), ad esempio, che nel gennaio 2020 hanno valutato i loro «pacchetti» per oltre 4 milioni di euro; oppure quelli di Parma e Lecce (1,6 milioni da parte di entrambi i club per Cucci, Laraspata, Piazza e Trezza), tornando sempre alla Juventus, che ha rilevato Vrioni dalla Sampdoria in cambio di Francofonte, Gerbi e Stoppa (valutati 4 milioni più bonus).

Le conseguenze finanziarie

Con l’aumento esponenziale degli scambi a prezzi elevati si crea inoltre un problema sosteniblità a medio-lungo termine del sistema. Se crescono le plusvalenze incrociate infatti crescono anche gli ammortamenti. È una conseguenza logico-contabile. Ed è esattamente ciò che sta accadendo oggi. La sequenza degli ultimi cinque anni è impressionante. Nella stagione 2015/16 i club di Serie A hanno realizzato plusvalenze per 376 milioni. Dopo un anno si assiste a un aumento di questa tipologia di entrate dell’85%, a quota 693 milioni. Nelle annate successive il trend si stabilizza (713, 712 e 738 milioni nella stagione 2019/20) e le plusvalenze diventano la seconda voce di ricavo dopo i diritti tv. Cosa succede agli ammortamenti? Nella stagione 2015/16, la Serie A aveva accumulato 518 milioni di costi legati ad ammortamenti e svalutazioni del parco calciatori. Nella stagione successiva si sfiorano i 630 milioni, nella stagione 2018/19 (l'ultima pre-pandemia) si arriva a 871 milioni e nella stagione 2019/20 si raggiunge la vetta di 1.087 milioni.

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