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Prendiamo esempio dall'Olanda e rendiamo le regioni percorribili in bicicletta

L'obiettivo è arrivare a costruire una rete per offrire 650 km di strade ciclo-attrezzate. Lo racconta Sergio Deromedis nel suo agile manuale sul Trentino.

di Alessandro Di Stefano

Una ciclabile in Val di Fiemme. Pillow Lab / Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A.

2' di lettura

«L'Olanda oggi è un modello ciclabile, ma un tempo era peggio di noi. Come accade sempre, il cambiamento è partito da un problema». Sergio Deromedis è il direttore sostituto dell'Ufficio Infrastrutture Ciclopedonali della Provincia Autonoma di Trento, l'apparato che cura la gestione di un'infrastruttura da quasi 450 chilometri. È anche l'autore de Il manuale delle piste ciclabili e della ciclabilità (edito da Ediciclo). «In Trentino, a metà anni Ottanta, ci fu una crisi industriale e tante fabbriche chiusero. Grazie al Progettone dell'allora assessore Walter Micheli, si iniziarono ad assumere migliaia di lavoratori per ricucire il territorio montagnoso che stava cedendo. Tra le tante cose da fare si optò per le prime ciclabili, ispirandosi al modello tedesco». È così che il Trentino iniziò a dotarsi di una rete, rendendo ciclopedonali gli argini dei fiumi. «Erano opere economiche: per piste larghe tre metri si spendevano, al massimo, l'equivalente di 100 euro a metro lineare».

Nei primi tempi, come spiega Deromedis, «si realizzavano anche 30 chilometri all'anno per poi diminuire agli attuali 10 di media». Ma qual è stato il criterio di costruzione in un territorio complesso come quello trentino? «La strategia scelta fu di partire dai tratti facili nelle valli, così da accumulare chilometri. Solo poi ci si è concentrati sui pezzi difficili in montagna». La Ciclovia dell'Adige, 80 chilometri parte di EuroVelo 7 (il progetto che dovrà collegare Capo Nord a Malta), è una delle tratte più battute, con quasi 300mila passaggi l'anno. «Ora ci focalizzeremo sull'unire tra loro le valli laterali, dove ci sono problemi orografici e gli interventi possono arrivare a costare fino a 3mila euro a metro di pista».

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Con un patrimonio così esteso e mappato per i cicloturisti italiani ed europei, il Trentino è a buon punto nel suo piano di copertura del territorio. «Per chiudere la rete, dobbiamo arrivare a 650 chilometri di ciclabili». Cantieri che necessitano di fondi stanziati e, soprattutto, di una visione politica condivisa. «Il budget annuale complessivo è di circa 10 milioni di euro: di questi, due milioni sono destinati alla manutenzione in carico a 80 operai, i restanti servono per nuovi investimenti. In questo calcolo è esclusa la Ciclovia del Garda», specifica Deromedis.

Grazie a questi fondi non soltanto si costruisce in maniera continua, ma si sveltiscono anche i lavori di messa in sicurezza della rete, come insegna il caso della ciclabile che corre tra la Val di Fassa e la Val di Fiemme. Dopo la devastazione dell'ottobre 2018, molti chilometri di questo tratto erano andati distrutti. «Ma ad aprile 2019 i ciclisti erano già tornati, visto che siamo riusciti a ricucire il tutto con un investimento da circa mezzo milione di euro». Le aspettative per la stagione turistica sono alte. «In tutta la rete abbiamo installato 14 stazioni di misura, che contano i passaggi dei ciclisti: nel 2020 sono stati due milioni e 100mila, gli stessi del 2019. Con una grossa differenza da evidenziare: l'anno scorso abbiamo avuto quattro mesi di chiusura. Questo vuol dire che, nonostante tutto, abbiamo pareggiato».

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