donne ed emancipazione

Prendiamoci la parità

Il saggio di Paola Profeta esplora gli esiti delle ricerche condotte sull’equità di genere e sulle politiche pubbliche messe in campo per conquistarla: i progressi sono ancora insufficienti

di Eliana Di Caro

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Illustrazione di Franco Matticchio

4' di lettura

Nella lettura di Parità di genere e politiche pubbliche le sensazioni sono altalenanti: si constata con sollievo che alcune cose appartengono al passato, ma ci si domanda anche come sia possibile che altre non siano state superate.

L’accurato studio sulla condizione delle donne, condotto da Paola Profeta a partire dalle ultime ricerche e dalla loro comparazione, esplora temi come l’occupazione e la maternità, l’istruzione e la politica, l’impatto dei fattori culturali e le ricadute economiche, la sostenibilità e la tecnologia. Una fotografia completa, nella quale il punto di osservazione sull’Italia è costante e sottolineato.

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L’autrice, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi, s’interroga sul peso delle politiche di genere messe in atto nei Paesi avanzati: quanto cioè il loro impatto sia stato rilevante nel perseguimento della parità. Allo stesso tempo esamina anche l’azione delle politiche pubbliche, la cui importanza è emersa con maggiore evidenza in una fase come quella che viviamo da un anno, poiché gli effetti della pandemia si ripercuotono in modo più severo sulla vita delle donne (si è infatti parlato, osserva Profeta, di She-cession, recessione al femminile provocata dal Covid).

È anche grazie ad efficaci politiche pubbliche - dall’assistenza all’infanzia ai congedi di maternità e paternità, dalle quote di genere alla flessibilità nell’organizzazione del lavoro, fino a specifiche misure fiscali – che si riducono le disparità e si innesca un cambiamento virtuoso. Se e quando questa evoluzione sarà pienamente compiuta, probabilmente le quote non saranno necessarie, ma intanto a chi parla di svilimento della meritocrazia l’autrice ribatte così: «Perché si parla di qualità delle donne se la qualità degli uomini non è mai stata un problema? Inoltre, dato che ci sono molte donne altamente qualificate, perché la promozione delle donne dovrebbe ridurre la qualità?».

Il libro illustra - sempre partendo dai dati - alcune caratteristiche tipicamente femminili: nella sfera imprenditoriale e finanziaria si riscontrano la scarsa propensione al rischio, la minor inclinazione alla competizione, l’attitudine a creare relazioni con entrambi i sessi, un orizzonte temporale a lungo termine; in ambito politico emergono una maggiore apertura delle donne rispetto al tema dell’immigrazione, una più spiccata sensibilità per le questioni ambientali. Al tempo stesso, da elettrici, non necessariamente prediligono le candidate e sono più ricettive nei confronti di chi conduce una campagna positiva.

Di grande interesse sono le pagine dedicate alle quote di genere nelle società quotate. Il primo Paese a varare una legge che le imponesse è stato nel 2003 la Norvegia, cui hanno fatto seguito Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo e Islanda; altri Stati hanno introdotto delle “raccomandazioni”. Gli esiti sono diversi, secondo il contesto culturale e di quanto la leadership maschile sia ancora dominante. Le ricerche riportate in questo lavoro dicono che è fondamentale avere una presenza di almeno tre donne nei consigli di amministrazione perché si ottengano risultati empiricamente significativi (in termini di ritorno sul capitale e margine netto di profitto).

Profeta non può non soffermarsi sul lavoro e sulla spinta all’economia e alla crescita che l’occupazione femminile produrrebbe, tema su cui si è scritto molto e sul quale insistono le principali organizzazioni economiche internazionali. Uno studio condotto per l’Fmi, ricorda l’autrice, dimostra che se le lavoratrici fossero numericamente pari ai lavoratori, il Pil aumenterebbe dell’11% in Italia, del 9% in Giappone, del 6% in Spagna, del 4% in Francia e Germania.

Istruttive, poi, le descrizioni di comportamenti sbagliati delle donne nei confronti di altre donne (anche questi supportati da numerosi dati), identificati ad esempio con il fenomeno dell’“ape regina”, cioè la donna che occupa una posizione di vertice e tende a penalizzare le colleghe per mostrare la propria eccezionalità, e per rassicurare i colleghi di non aver alcun pregiudizio nei loro confronti; o quello, analogo, della “gonna d’oro”, cioè la tendenza a creare gruppi elitari con cariche multiple, anziché favorire la redistribuzione delle responsabilità, allargando la platea delle donne coinvolte.

Nel capitolo conclusivo si accenna al periodo contingente: l’esplosione della crisi economica, l’aumento delle disuguaglianze, l’ascesa dei movimenti populisti. Un momento che può trasformarsi - rileva l’autrice - nella «grande opportunità per le donne di assumersi delle responsabilità».

Il libro ha un’impostazione scientifica e la lettura può dunque talora risultare impegnativa, anche perché sconta alcuni tecnicismi e anglicismi (è stato pubblicato prima a Oxford, l’anno scorso). Tuttavia è uno strumento prezioso per accostarsi a un tema spesso affrontato senza le necessarie conoscenze ed evidenze empiriche (va così ad aggiungersi e a integrare il punto di vista del recente Una parità ambigua. Costituzione e diritti di Marilisa D’Amico, Raffaello Cortina editore, recensito su queste colonne lo scorso 22 novembre).

Più che mai in questo ambito, un sapere adeguato e una reale consapevolezza sono la precondizione per un concreto miglioramento. Significativo e da condividere l’affettuoso auspicio con cui Paola Profeta chiude la premessa al libro, riferito alle sue figlie: «Mi auguro che Chiara (nata nel 2001) e Isabella (nata nel 2008) possano sviluppare la loro carriera professionale in un mondo più aperto e favorevole alla parità di genere rispetto a quello che ho vissuto io».

Parità di genere e politiche pubbliche
Paola Profeta
Traduzione dall’inglese di Elisabetta Ciancio, Egea, Milano, pagg. 220, € 26

Riproduzione riservata ©

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