Il piano tecnologico

Quattro piattaforme per la svolta del gruppo

Le e-car del futuro lanciate da Stellantis si baseranno su architetture flessibili e innovative celle di energia per abbattere i costi.

di Mario Cianflone

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il futuro elettrico di Stellantis si chiama STLA. No, non è il ticket di borsa del megagruppo automobilistico nato sette mesi fa fondendo Psa e Fca. STLA, “stella”, è la nuova famiglia di architetture ideate per dar vita alla futura generazione di vetture a ioni di litio di ogni taglia e tipologia e sfidare in campo aperto il gruppo Volkswagen. La famiglia è composta da 4 varianti: Small, per vetture dall’autonomia fino a 500 km. Medium, dedicata a e-car che possono percorre fino a 700 km a zero emissioni. E Large, per veicoli di taglia robusta con un’autonomia fino a 800 km. Infine c'è STLA Frame, con un’autonomia fino a 800 km. Ed è l'architettura dedicata anche a pick-up e light truck elettrici di marchi come Ram. Già, perché l'elettrificazione per una casa come Stellantis, che agisce su settori e segmenti che spaziano dalle auto di lusso, ai suv da famiglia fino ai mezzi per il lavoro, non è una cosa semplice visto che deve affrontare esigenze di cliente in varie aree geografiche: dall'Europa agli Usa, passando dal sud America. E questo perché, lo ha ribadito il ceo Taveres, le esigenze dei clienti e dei mercati sono al centro della strategia Ev di Stellantis.

Il gruppo, nel definire la famiglia STLA, ha spiegato il Chief engineering officer Harald Wester, non ha optato per un approccio da taglia unica, «one size fits all», ma al contrario ha declinato il concetto di modularità in modo elastico, per abbattere costi, avere meno vincoli di design e limiti industrial. Gli ingegneri hanno seguito una filosofia diversa da quella della piattaforma unica universale modulare stile Volkswagen, e hanno preferito un design ad hoc per ogni categoria di auto (piccole, grandi e medie). Le quattro piattaforme che saranno l’ossatura portante dei veicoli elettrificati dei 14 brand del gruppo sono studiate in modo sinergico, con elementi in comune, per da ottimizzare i processi produttivi e ridurre i costi industriali. Le piattaforme sono concepite per essere flessibili (in lunghezza e larghezza, per esempio) e garantiscono la necessaria condivisione dei componenti. L’obiettivo è migliorare, nella produzione di auto elettriche le economie di scala, produrre teoricamente fino a due milioni di auto all'anno per ogni piattaforma. Stellantis infatti ipotizza che nel 2026 le auto a ioni di litio costeranno come quelle termiche e il programma EV di Stellantis impatta su tutti i marchi. Ad esempio, Alfa Romeo diventerà Alfa e-Romeo, persino Abarth sarà full electric dal 2024.

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La prossima generazione di elettriche del gruppo utilizzerà solo tre tipologie di sistemi di trazione (Edm, Electric drive module) che uniranno motore, trasmissione e inverter c per realizzare, con molti elementi in comune, veicoli a trazione anteriore, posteriore e integrale.

Ma il cuore delle auto elettriche sono le batterie e qui Stellantis ha previsto pacchi di celle configurabili in modo differenziato per tipologie di veicoli con autonomia compresa tra 500 e gli 800 km e capacità di ricarica rapida di 32 km al minuto. L’obiettivo è ridurre i costi dei pacchi batterie di oltre il 40% entro il 2024 e di un ulteriore 20% per il 2030.Nel 2024 arriveranno batterie prive di nichel e cobalto, ma la vera rivoluzione è attesa per 2026. Per quella data, si ipotizza l’introduzione della tecnologia a stato solido che abbatte, pesi e dimensioni aumentando la densità energetica e per questo sono considerate il vero punto di svolta dell'automobile a batteria. In ultimo ma non meno importante c’è il nodo del software, al quale ha detto Tavares è riservata una cifra significativa dei 30 miliardi previsti per la trasformazione elettrica di Stellantis

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