ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’economia del mare

Ravenna ridà vita al sogno di Raul Gardini con il Centro ricerca su Ambiente, Energia e Mare

L'ex struttura del gruppo Ferruzzi rinasce come polo della Blue economy e della transizione energetica in collaborazione con il Fraunhofer

di Ilaria Vesentini

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

È stato il simbolo della ricerca ambientale per Ravenna, poi l’emblema del degrado urbano, oggi rinasce come tempio d’innovazione all’avanguardia per l’energia dai rifiuti e le tecnologie marine: è stato infatti inaugurato, dopo cinque anni di cantieri, il nuovo Centro di Ricerca Ambiente Energia e Mare nel grande complesso immobiliare in via Ciro Menotti 48 a Marina di Ravenna, 26mila metri quadrati di spazi, a ridosso del mare, inserito nel Tecnopolo di Ravenna e all'interno della Rete Alta tecnologia dell’Emilia-Romagna.

La visione lungimirante di Gardini

Qui trent’anni fa Raul Gardini con il Gruppo Ferruzzi aveva già immaginato il futuro sostenibile dell’energia e qui ora nascerà un Centro internazionale di ricerca collaborativa: sarà il braccio sperimentale dell’Università di Bologna, che nella città dantesca ha i corsi di Scienze ambientali e il Ciri-Frame (Centro interdipartimentale di ricerca industriale Fonti rinnovabili, ambiente, mare ed energia), sarà incubatore e laboratorio operativo per le aziende, nonché partner ufficiale di ricerca del Fraunhofer, il prestigiosissimo istituto tedesco, con il quale l’Alma Mater sta finalizzando un accordo quinquennale, rinnovabile, per l’attivazione in via Ciro Menotti di un laboratorio congiunto italo-tedesco nel settore della gestione sostenibile dell’energia e dei rifiuti, denominato “Fraunhofer Innovation Platform for Waste Valorization and Future Energy Supply at University of Bologna” (FIP-WE@UNIBO).

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L’alleanza tra pubblico e privato

Il taglio del nastro è il frutto dell’intesa tra Comune di Ravenna (che ha acquisito l'immobile), Alma Mater Studiorum e Fondazione Flaminia (ente privato nato negli anni Novanta per sostenere il decentramento dell’Università di Bologna in Romagna), che grazie al sostegno della Regione - 1 milioni di euro di cofinanziamento - hanno potuto ristrutturare l’immobile e realizzare tre laboratori, alcuni uffici e una prima zona dedicata al co-working con le imprese, primo nucleo di un polo che ambisce a diventare punto di riferimento della Blue economy e delle energie sostenibili. Il centro ospiterà un laboratorio di ricerca incentrato sull’up-scale di processi produttivi e di riciclo di componenti e celle di sistemi elettrochimici di accumulo e conversione dell'energia (batterie, supercondensatori, celle a combustibile) e qui l’Università svolgerà ricerche sull’innovazione nell’off-shore per la dismissione e conversione delle decine di piattaforme petrolifere al largo della costa.

Secondo step: incubatori e coworking

È già previsto un secondo intervento di ristrutturazione, per la realizzazione degli spazi da destinare all’attività di incubazione d’impresa e al co-working, sempre sui temi dell’economia circolare e della Blue Economy, la cui gestione sarà in capo al Comune di Ravenna, progetto che si è già aggiudicato altri 421mila euro di contributo regionale, partecipando al bando «Programma triennale delle attività produttive – sostegno allo sviluppo delle infrastrutture per la competitività del territorio».

Dal gruppo Ferruzzi a Palazzo Merlato

«Riprende vita un luogo simbolo della grande innovazione della città – sottolinea il sindaco Michele De Pascale – dopo un lavoro di cinque anni intensissimi. Questo luogo lo volle Raul Gardini quando Ravenna era al centro della ricerca e dello sviluppo industriale del Paese, ma le cose andarono diversamente da quanto previsto dall’intesa tra Comune e gruppo Ferruzzi e si è trasformato in un luogo abbandonato. Un immobile privato su un terreno pubblico, una vicenda intricata, che si è risolta con l’acquisto dell’edificio da parte del Comune, che ne ha ceduto una parte in comodato d’uso gratuito all’Alma Mater. «Con questo centro piantiamo un seme importante nel solco del Patto per il lavoro e per il clima – conclude il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – perché risponde alla sfida del New Deal europeo per modificare il modo di produrre e vivere. L’Emilia-Romagna ha previsioni di crescita forte, il turismo sta conoscendo una stagione di rilancio e le manifatture ci hanno permesso di attraversare meglio di altri la pandemia. Adesso bisogna investire sui saperi per competere e transizione ecologica, digitale ed energetica sono il punto focale della ricerca e dell’innovazione per anticipare il cambiamento e supportare l’economia del territorio».

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