Le grandi interviste

Renzo Rosso racconta la sua lista di acquisizioni e idee. Sempre in aggiornamento

La nomina a delegato per l'eccellenza del made in Italy, gli investimenti in start up tecno e green, le strategie per la ripresa. In attesa del prossimo capitolo.

di Nicoletta Polla-Mattiot

Renzo Rosso, nella sede del gruppo a Breganze (VI).

7' di lettura

Fino al prossimo aggiornamento. Scegliere di incontrare Renzo Rosso significa confrontarsi con l'impossibilità del punto. Tutto è una virgola nella sequenza di questa intervista nata per parlare dell'acquisizione di Jil Sander, superata dalla nomina in Confindustria, rilanciata dall'ingresso nel cda di Masi Agricola, rinnovata dalla vendita per 1,6 miliardi di dollari dell'app Depop (era una start-up quando Rosso decise di sostenerla), allargata dall'ennesimo investimento di Red Circle. Uno stato di aggiornamento permanente. «Sono talmente curioso, è pazzesco, ho un'esperienza incredibile. Io ho lavorato da sempre con persone di tutto il mondo. Poter frequentare così tanti settori, tante età diverse, tante culture, tanti argomenti distanti, ti dà una conoscenza straordinaria. Io non ho studiato molto, eppure ho un know how pazzesco. Da tutto ciò che mi circonda, io capto, esploro, imparo, e mi ci butto. È proprio la mia parte istintiva che mi dice: questa cosa è da fare». Il ritmo delle novità viaggia al ritmo (pazzesco - è ricorrente) delle parole e occorre partire dall'inizio per annodare il filo dei molti percorsi di un'intraprendenza onnivora e mai sazia, il cui unico rimpianto è «avrei potuto fare di più».

Soprabito JILSANDER BY LUCIE E LUKE MEIER (brand acquisito quest'anno dalla holding OTB).

Più di un gruppo da 6mila dipendenti che programma una crescita di fatturato su base organica del 15 per cento l'anno e che ha al suo interno Diesel, Maison Margiela, Marni, Jil Sander, Viktor&Rolf, Staff International, Brave Kid.

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Lampada Vinyl da parete, DIESEL LIVING WITH LODES.

Più di un network di 850 fornitori supportati dal programma di sostegno finanziario C.A.S.H. che, da un anno, è stato esteso a tutta la filiera produttiva italiana del gruppo, per supportare la sostenibilità economica delle piccole e medie imprese del made in Italy.

Abito Haute Couture VIKTOR&ROLF.

Più di un portafoglio di partecipazioni che spazia dall'e-commerce di ortofrutta Cortilia al MedTech di CoImmune, dall'hospitality (Miami, Londra, Cortina) fino all'ultima scommessa (che forse è già la penultima) su Planet Farms, società che si occupa di vertical farming, un sistema sostenibile di coltivazione verticale di ortaggi. E ancora, più di OTB Foundation e dei suoi oltre 250 progetti no profit in ambito sociale. Più di una giornata di 24 ore («Sì, ho molto poco tempo libero. Molto poco») e di 7 figli.

Fermo immagine del video di presentazione della collezione inverno ’21 di MARNI, disegnata da Francesco Risso.

«Beh, è grazie a loro se io sono così tecnologicamente evoluto e se, a 65 anni, sono tanto aperto ai cambiamenti e conosco quel che succede davvero nel mondo. Il più grande, Andrea, ne ha 43, l'ultima, Sidney, ne ha 5. Ognuno ha portato gli amici a casa e io ho ascoltato la loro musica, la loro maniera di parlare, gli sport, le tendenze di tutte queste decadi: ecco perché sono rimasto giovane, mentalmente parlando. L'ultima scoperta che ho fatto grazie alla più piccola è Roblox, lei ci va matta ed è un gioco incredibile, un mondo, ci entri con il tuo iPad, cominci ad andare a destra e a sinistra, ti colleghi insieme ad altri, ci parli, interagisci, fai quello che vuoi, ti cambi i vestiti, inventi oggetti. Potenzialmente è un modello dove si può fare del business, si può capire come lavorare con i brand, come entrare nella mentalità anche delle persone adulte. E io sono andato ad investire in Roblox!».

Abiti collezione co-ed MAISON MARGIELA, con la direzione creativa di John Galliano.

Ecco un esempio di virgole: nel discorso, nel pensiero e nella velocità di azione. Proprio come nel videogioco che monetizza la creatività dei suoi giocatori e dove vince l'idea migliore e il tempismo. Arrivare prima degli altri a inventarsi qualcosa di virtualmente utile per continuare a immaginare se stessi in un modo diverso. Non fa forse questo la moda? «Anche con la criptovaluta è stato così, sembrava una frode e invece uno dei miei figli mi ha spinto ad interessarmene. E poi adesso c'è la cryptoarte, che non esiste, che compri, hai solo tu, un'altra cosa pazzesca!, e poi le collezioni digitali, ti fai il tuo jeans e non è nell'armadio, è solo virtuale, ma te lo metti, lo posti, è tuo...».

Look della capsule DIESELXDIESEL.

Virgola dopo virgola, la curiosità è un radar. I figli sono finestre sul nuovo e «averne avuti tanti mi ha permesso di stare al loro passo. Poi, magari, quando mi fanno conoscere qualcosa, io ci vedo subito come poterci fare soldi: succede perché sono un imprenditore». Uno degli uomini più ricchi d'Italia (da anni tra i primi venti della lista, con un patrimonio di 3,3 miliardi di dollari nel 2021) e uno dei manager con il più alto ranking di reputazione online (è in decima posizione nella classifica dell'Osservatorio di Reputation Science sui vertici delle aziende italiane). Life enthusiast, come si definisce sul suo account Instagram da 178mila follower, dove posta foto di famiglia e lavoro, feste, anniversari, amici (da Jovanotti a Naomi), un pugno infilato nella panna della torta del 65esimo compleanno per poi leccarsi con gusto le nocche, un tatuaggio sul bicipite pronto ad accogliere il vaccino anti-Covid, la stretta di mano con Santa Claus e quella con Nelson Mandela... Istantanee di una vita che la cui coerenza è solo emotiva e compone quel concetto allargato di “brave” che Rosso condensa in «essere coraggiosi, non essere mai soddisfatti» e “stupid”, che elegge la spontaneità a metro della vitalità, una capacità di continuare a stupirsi, dote rarissima per chi ha raggiunto la maturità.

Un particolare del Diesel Village a Breganze, inaugurato nel 2010.

Su Facebook lo segue una comunità di oltre 97mila fan, ma è l'e-commerce la punta di diamante. «Sono sempre stato un maniaco della tecnologia. Da ragazzo tagliavo i cruscotti delle macchine per inserirci i bottoni per aprire automaticamente il cancello di casa, le luci del giardino. Sono stato il primo, o uno dei primi, ad avere il telefono in macchina. Era enorme, lo portavi in giro come un borsello, lo appendevi all'ombrellone quando andavi in spiaggia. Che ricordo mi è rimasto!». Non stupisce l'amicizia e l'immediata condivisione di business con un altro geek of chic, Federico Marchetti. Nel 1995 Diesel ha uno dei primi siti della moda e di lì a poco apre il suo online store. «Sono stato il primo in Europa. Non esisteva ancora l'e-commerce, l'ho iniziato io, in Svizzera, perché era il paese in cui funzionava la consegna in 24 ore via treno. Ricordo che ogni giorno andavo a vedere quanti capi vendevamo: circa 16 paia di jeans al giorno, un'altra epoca! Oggi abbiamo gli avatar, il multi-channel e siamo sbarcati su Moon».

Di questa visione industriale e di sviluppo colpisce la concretezza pragmatica e la sbrigativa franchezza. Delegato di Confindustria per l'eccellenza, la bellezza e il gusto dei marchi italiani, Rosso propone il suo sistema organizzativo come modello efficiente, moderno, dove il concetto di piramide interseca quello di rete. «Le mega aziende che fanno tutto al loro interno sono dei carrozzoni, appartengono al passato. Ne abbiamo ancora qualche esempio nel nostro Paese, vedi Alitalia. Ma la chiave per essere veloci, smart, è avere tante strutture collegate, anche non di proprietà, ma che rispettino gli stessi valori di qualità sulla base di parametri condivisi e misurabili. Oggi con i miliardi di finanziamenti in arrivo c'è il grosso rischio che i soldi vengano dispersi in poco tempo. Invece è necessario che le mini strutture, che sono bellissime e rappresentano la vera energia, il sapore e la qualità del nostro tessuto produttivo, si alleino con i grossi gruppi. Un grande contenitore, finanziato dall'alto, dà la garanzia che i soldi a cascata raggiungano tutti, senza dispersioni».

Si dice che la principale qualità di un innovatore sia la velocità di analisi, quella di un leader la velocità d'azione che può derivare solo dalla padronanza della struttura operativa. Il che richiede di tollerare il peso della lucidità cruda e dell'intelligenza selettiva. Forse per questo Renzo Rosso può dire senza infingimenti che rimpiange di non aver «cambiato più velocemente le persone vicino a me perché quando le aziende crescono e le persone non crescono, devi avere il coraggio di mettere la testa giusta al posto giusto». Uno sguardo severo a favore di un desiderio intatto. «La tecnologia, specie in questo ultimo periodo, ci ha fatto rendere conto di come si possano fare tanti lavori con molte meno persone di prima. Per questo siamo obbligati, siamo destinati a crescere, come gruppo, se vogliamo mantenere occupazione. È una grande responsabilità».

La stessa responsabilità che chiede all'Italia e al governo. Nessun sussidio, nessun blocco dei licenziamenti «se mai formazione, preparare nuove professionalità e detassare chi assume disoccupati. Il mondo cambia e tu devi cambiare». Anzi, se fa fede lo slogan su Fb, il miglior modo di prevedere i cambiamenti, cioè il futuro, è inventarlo. «In questo noi siamo veramente dei best in class», dice con sicurezza e l'understatement sarebbe ipocrisia in un uomo che ha fatto della distinzione, e di una comunicazione irriverente, il suo successo. Ognuno vale quanto le cose a cui dà importanza.

«Potrei darti una lista delle cose che abbiamo fatto prima degli altri. Prendiamo la sostenibilità: noi non ci laviamo la bocca con i proclami, noi facciamo, tanto. A due livelli, il piano materiale (l'upcycling, il packaging, la filiera) e il piano sociale (le persone). Perché, ancora una volta, è tutta questione di status of mind. Bisogna educare al rispetto e alla responsabilità. Io pensavo che l'industria dell'abbigliamento fosse smart e invece è una di quelle che inquina di più. Bene, significa che abbiamo ancora tanto da fare».

Da dire, invece, resta solo un'ultima cosa. David LaChapelle, Terry Richardson, Rankin, Erwin Olaf sono solo alcuni dei fotografi che hanno lavorato con lui e gli hanno dato immagine e volto. Chiedo a Renzo Rosso di farsi da solo un autoritratto. Ride e inizia con un altro elenco: «Mi piacciono le cose belle, sono un maniaco, sono del segno della Vergine, sono un preciso. Se vieni a casa mia, io sto attento anche alla posizione dei bicchieri e le candele – mamma mia! – ho candele dappertutto, le accendo ogni sera, e fiori freschi in ogni stanza. Quindi, ecco: sono un imprenditore, curiosissimo, maniaco del bello e circondato da tanta gente. Da solo non sono nessuno, sono ciò che sono grazie al team di persone che ho con me, e che mi scelgo». Gli propongo di scegliere anche la conclusione di questo racconto, ben sapendo che, come a teatro, la parola fine vuol dire iniziare di nuovo. «Il nostro vino genderless. Anzi no, la Diesel Farm, la fattoria dove stiamo per aprire un agriturismo pazzesco, stramoderno, che guarda a come vuole vivere la gente oggi». Questa è l'ultima notizia. Virgola.

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