il sì al governo draghi

Ribelli, espulsioni e nuova leadership: cosa sta accadendo al M5S?

Arriva sul tavolo la messa alla porta dei parlamentari contrari al governo. Alessandro Di Battista suona la carica per i ribelli, sullo sfondo il ruolo futuro di Giuseppe Conte

di Nicola Barone

Governo, M5s espelle 15 senatori che hanno votato no a fiducia

3' di lettura

Tra messa alla porta dei dissidenti e accuse, in risposta, di tradimento della missione originaria è l’ora nel M5S della resa dei conti. Si riunirà nelle prossime ore il Comitato dei probiviri con sul tavolo la decisione sulle espulsioni di chi, al Senato e, plausibilmente anche alla Camera, ha votato contro la fiducia a Mario Draghi. Anche se nella giornata di giovedì era circolato che il collegio - composto da Jacopo Berti, Raffaella Andreola e l’ex ministra Fabiana Dadone - volesse attendere la nomina della nuova governance a cinque sospendendo tutte le attività di ordinaria competenza, a partire dai provvedimenti disciplinari.

I pesi delle formazioni pro Draghi in Parlamento

Sulla partecipazione al neonato esecutivo, a Montecitorio è andata in scena una spaccatura sovrapponibile a quella di Palazzo Madama. Sono stati 16 i no al presidente del Consiglio cui si aggiungono altre 16 defezioni tra assenti e astenuti, per un totale di 32 voti mancanti. Alla tenuta degli equilibri interni al Movimento scosso da tensioni mai tanto forti si accompagna la partita forse ancora più delicata della consistenza numerica dei gruppi che promette di agitare la navigazione parlamentare del governo Draghi. Dopo la frattura nei Cinque stelle, Matteo Salvini ha rivendicato al centrodestra «di governo» lo scettro in Senato, rispetto all’alleanza formata da Pd, M5s e Leu. Circostanza, questa, che potrebbe riflettersi nella quota dei sottosegretari spettante al M5S.

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La linea del vertice, massima fermezza

Accantonato temporaneamente il nodo della leadership, in attesa delle mosse di Giuseppe Conte nella possibile funzione di cerniera con la vecchia maggioranza, lo scoglio è come superare il conflitto interno evitando di mandare in mille pezzi il Movimento. Dal futuro dell’ex premier - in ballo una sua lista, il ruolo di federatore e l’adesione formale al M5S - potrebbe dipendere anche quello del Comitato direttivo a 5 membri approvato dagli iscritti. Dove intanto si procede con la massima fermezza come ribadito dal reggente Vito Crimi («con il proprio voto favorevole, il Movimento 5 Stelle ha deciso di rispettare quel patto sottoscritto all’inizio della legislatura con gli elettori, che ci hanno conferito un mandato imperativo: far contare il loro voto e lavorare per il solo bene comune») dopo la sortita di Beppe Grillo («i Grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani», scrive il reggente tracciando una linea che unisce la sonda Perseverance, in arrivo nella notte su Marte con la “perseveranza” del sì del M5S a un governo ambientalista)

Di Battista: c’è una sana e robusta opposizione da costruire

Governisti e ala dura continuano a farsi guerra via social. A sorpresa si rifà vivo il più simbolicamente connotato dei contrari alla linea riaffermata dal fondatore, Alessandro Di Battista. «Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire. Ci vediamo sabato alle 18.00 con #DiBattistaLive su Instagram. Coraggio!». Tra i riottosi si muovono volti storici del M5S come il presidente dell’Antimafia Nicola Morra (il quale per ora glissa ufficialmente su intenzioni scissioniste) e l’ex ministro Barbara Lezzi. Anche Rousseau divide. L’affondo contro Crimi - «lo Statuto è cambiato, non è più capo politico» - ha acuito l’irritazione dei parlamentari.«Si tenga gli iscritti, facciamola finita. Lì c’è solo una gara per i click degli attivisti», è la linea, tranchant, di un esponente della vecchia guardia. Luca di Giuseppe facilitatore campano M5S vicino a Casaleggio ha lanciato una “call to action” per sostenere con la funzione “Mi fido” gli espulsi.

Un nuovo gruppo e il simbolo del M5S

Mattia Crucioli, uno dei senatori espulsi, sta lavorando alla creazione di un nuovo gruppo con tanto di simbolo (gli ex pentastellati potrebbero prendere in prestito il logo dell’Italia dei Valori per dar vita alla nuova compagine a Palazzo Madama). La possibile battaglia potrebbe addirittura sfociare in una guerra sulla paternità del simbolo del Movimento, che tecnicamente è nelle mani di Beppe Grillo. Quel contrassegno con le 5 Stelle e la dicitura “blogdellestelle.it” che alle scorse politiche ha raccolto oltre dieci milioni e mezzo di voti.

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