Cronaca

Rientrato in Italia il broker che truffò i vip: è ai domiciliari

Bochicchio atterrato a Roma da Doha: ad attenderlo gli agenti della giudiziaria. Avrebbe raccolto oltre 500 milioni dal 2011 in avanti

Rientrato all’aeroporto di Fiumicino Bochicchio, il broker che truffò i vip (Ansa)

2' di lettura

L’aereo che lo riportava in Italia da Doha è atterrato alle 13 a Fiumicino. Ad attenderlo, appena sbarcato nello scalo romano, gli agenti della giudiziaria che lo hanno accompagnato negli uffici di Polizia dove gli è stata notifica dell’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari. Massimo Bochicchio, il broker accusato di una maxitruffa ai danni di diversi vip, arrestato lo scorso 7 luglio a Giacarta, in Indonesia, è di nuovo su territorio italiano. La decisione presa del gip di Roma che ha revocato la misura del carcere e l’ha convertita in arresti domiciliari riconoscendo nel provvedimento la «serietà e fondatezza» della proposta restitutoria delle somme agli investitori, ha scatenato la reazione dei tanti vip che hanno denunciato il raggiro del manager e temono una nuova operazione «truffaldina».

«I miei assistiti si sono rivolti alla Procura di Roma confidando in una piena tutela dei propri diritti. Ci auguriamo che le dichiarazioni di intenti di Bochicchio, che gli hanno consentito il beneficio degli arresti domiciliari, siano valutate con estremo rigore dall’autorità giudiziaria giudiziaria per evitare una ulteriore, clamorosa, manovra truffaldina», afferma l’avvocato Cesare Placanica, legale, tra gli altri, dell’ambasciatore d’Italia a Londra, Raffaele Trombetta, dell’ex allenatore dell’ Inter Antonio Conte e del calciatore della Roma Stephan El Shaarawy. Le «vittime» di Bochicchio sono sul piede di guerra e temono che un nuovo «raggiro» questa volta «annovererebbe non solo, e per la seconda volta, chi aveva dato incondizionata fiducia al Bochicchio, ma anche i magistrati e gli operatori di polizia giudiziaria che da quasi un anno lavorano con fatica intorno a questo caso», aggiunge Placanica.

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Il giorno dopo l’arresto il difensore del broker, l’avvocato Daniele Ripamonti, ha assicurato che «lo schema di restituzione è serio e in uno stadio molto avanzato, prevede la restituzione pressoché totale degli investimenti, in pieno accordo con l’autorità giudiziaria». L’indagine per riciclaggio internazionale, a carico del broker, che avrebbe raccolto, stando agli atti, oltre 500 milioni di euro dal 2011 in avanti, è stata trasmessa nei primi giorni di luglio dai pm di Milano a quelli di piazzale Clodio per competenza territoriale. Negli anni, secondo l’impianto accusatorio, Bochicchio avrebbe «raccolto attraverso le società Kidman Asset Management e Tiber Capital» da lui guidate a Londra «cospicui capitali». Intercettato affermava di aver movimentato addirittura «1 miliardo e 800 milioni». Soldi che avrebbe dirottato in investimenti tra «Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti, promettendo alti rendimenti». E cercando di «occultare o ad ostacolare l’identificazione degli effettivi beneficiari delle somme», investite con strumenti ad «alto rischio». Prima di arrivare a Giacarta, tra l’altro, Bochicchio sarebbe passato nelle ultime settimane per Singapore e Hong Kong (non è chiaro se per cercare di recuperare soldi delle sue operazioni), ma la Gdf con la collaborazione dell’Interpol è riuscita a seguirne le tracce.

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