i nostri primi special guest

Ritratti di moda: Milovan Farronato e Fenton Bailey si raccontano

In questa doppia intervista due ospiti “speciali” della prima uscita del nuovo IL si confrontano e ci svelano i particolari del loro incontro artistico

di Redazione

Foto di Daniele De Carolis e David Bailey

4' di lettura

Uno special guest e un’iniziativa speciale per ognuno dei dieci episodi del nuovo IL. Per la prima uscita, il protagonista è Milovan Farronato, curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2019, direttore del Fiorucci Art Trust. È l’art curator che ha realizzato i “Ritratti di moda” in esclusiva per IL con Fenton Bailey (talento cresciuto a pane e fotografia, lavorando insieme al padre David Bailey). In una quadreria contemporanea che ricorda le pose del ritratto rinascimentale, i modelli sono artisti internazionali come Sissi, Anthea Hamilton, Patrizio Di Massimo, Prem Sahib, Celia Hempton Erika Verzutti, Oman Yousefzada, galleristi e collezionisti. Con una particolarità: i vestiti sono tutti del guardaroba personale di Farronato. In questa intervista doppia, Farronato e Bailey raccontano il back stage del servizio.

Il vostro primo incontro, la prima impressione
Milovan : «Fenton è scapigliato quanto me. Casual, ma molto più di me. Ci siamo incontrati in King’s Road dove vivo per capire come e dove installare il set fotografico e subito abbiamo entrambi compreso che l’affollamento decorativo della mia abitazione non gli avrebbe regalato molto ossigeno. Siamo quindi migrati non lontano, dove lavoro, nella sede del Fiorucci Art Trust, a Chelsea Embankment sul Tamigi, con ampie finestre che garantiscono una luce costante, cielo londinese permettendo. Disponibile, gentile, più che cordiale Fenton mi ha, a quel punto, garantito aiuto fisico a trasportare il mio guardaroba da una location all'altra. Ho avuto l’impressione, durante gli scatti, che preferisse essere lui a muoversi, mantenendo il soggetto immobile, imperturbabile, in una posizione assegnata e variata talvolta solamente dai suoi piccoli accorgimenti. Serafico per tutto il tempo. Se la realtà è atmosferica come sosteneva Andrei Tarkovsky, Fenton l'ha resa palpabilmente benevola. I partecipanti sono tutti rimasti per l'intera durata dello shooting».
Fenton : «Quando ho incontrato Milovan nel suo appartamento e ho capito subito che saremmo andati d'accordo. È una persona incredibilmente decisa e con uno stile personale unico. Inizialmente avevamo pensato di scattare il servizio a casa sua, che è molto carina, ma quando mi ha mostrato le foto del suo ufficio, ho pensato che fosse perfetto e ho insistito per spostarci lì».

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Quanto è stato impegnativo organizzare il servizio?
Milovan : «Tutto è avvenuto in maniera spontanea, articolata ma non complessa. Il puzzle si è composto in modo sprezzante. Senza forzature. Direi che in tutto abbiamo impiegato una piacevole settimana di organizzazione, più un’intera giornata di scatti».
Fenton: «È stato facile! Avevamo un brief molto chiaro, il richiamo al Rinascimento. Ho pensato che creare una sorta di palcoscenico con tende di velluto pesante, con colori scuri, dal sapore antico, mi avrebbe aiutato a valorizzare lo stile e le scelte di moda di Milovan. Purtroppo a causa del Coronavirus dalla redazione italiana non ci ha potuto raggiungere nessuno e hanno dovuto seguire lo shooting da remoto. Ma… the show must go on e noi lo abbiamo fatto».

Con quali criteri hai scelto i protagonisti dei ritratti?
Milovan : «Amici e colleghi di lunga data. Compagni di viaggio, fisico, mentale e spirituale, a partire da Nicoletta Fiorucci e Goshka Macuga. Un ritratto prevalentemente delle mie frequentazioni artistiche londinesi — Prem Sahib, Celia Hempton, Anthea Hamilton — con un tocco transcontinentale di Brasile dove negli ultimi anni mi sono intrattenuto per lavoro e per piacere assiduamente. L’Italia è presente creativamente con Patrizio Di Massimo e Sissi. Mi sono mancati alcuni “ingredienti” fondamentali, prevalentemente milanesi: la neurologa Francesca Del Sorbo, l’artista Sagg Napoli, il giovane designer Matteo Domenichetti, il filosofo Federico Campagna e il disegnatore di scena Giulio Cerutti. Previsti, ma non pervenuti».

La cosa più divertente accaduta sul set
Milovan : «La grande abbuffata nel mio vestiario, tra i miei accessori e i miei “cianfi”. Un baccanale per cui ognuno ha trovato quello che più lo rappresentava in modo congruo. A me il sospetto, ora, di possedere un'attitudine al gusto molto eterogenea, forse troppo? Erika Verzutti, artista brasiliana, ad esempio, ha scovato l'abito che ho indossato nel 2018 quando partecipai per la prima volta, e probabilmente l'ultima, al Carnevale di Rio. Il mood della giornata, soprattutto per le signore presenti, è stato, “piccole principesse giocano con i vestiti di mamma o papà che ovviamente gli stanno sempre un po' troppo grandi”. Le curatrici Nicoletta Lambertucci e Stella Bottai fluttuavano nei miei completi».
Fenton: «Abbiamo passato una giornata intera a divertirci lavorando! Io continuavo a chiedere a Milovan di scegliere abiti maschili e lui continuava a tirare fuori abiti femminili!».

Ma davvero tutti i vestiti usati per il servizio sono di Farronato? Quanti armadi ha?
Milovan: «Assolutamente sì, sono tutti rigorosamente miei. Gli armadi sono prevalentemente due, entrambi a vista. Uno a Milano, l'altro a Londra. Il primo raccoglie e trasmette il senso di un maggiore aggiornamento, mentre il secondo ha un sapore più vintage che in questo periodo di quarantena sto centellinando come un cognac millesimato: oggetti affettivi con cui mi piace intessere dialoghi immaginifici. I completi talvolta vengono “interrotti” negli spostamenti da una città all'altra, per cui mi capita di dover spesso improvvisare nuovi abbinamenti: un incidente creativo. Parte del vestiario estivo è abbandonato in estate a Stromboli, luogo dove migro regolarmente ogni luglio per il Festival Volcano Extravanganza. Ho anche l'abitudine di disseminare capi in giro per le case di amici che frequento assiduamente. Quando torno a trovarli, mi sento subito a casa».
Fenton : «Sì, ce n'erano molti di più nella sua casa. Penso che abbia cercato in tutti i modi di ridurre la selezione e, alla fine, siamo riusciti a trasportarli tutti in un solo furgone direttamente in studio, sul set!».

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