Dal Circo Massimo agli Stati Generali della Cultura

Roberto Bolle: «La cultura è il petrolio dell'Italia, è una risorsa insostituibile per il Paese»

Nello stesso giorno in cui è tornato ad esibirsi dal vivo con Bolle and Friends a Roma, l'étoile ha partecipato alla kermesse del Sole24Ore

di Nicoletta Polla-Mattiot

5' di lettura

Uno dei più grandi ballerini della storia della danza classica, étoile della Scala di Milano, principal dancer dell'American Ballet per dieci anni, in questi giorni Roberto Bolle è tornato ad esibirsi dal vivo al Circo Massimo di Roma con Bolle and Friends. Lo attende un'estate intensa che lo porterà, dal 4 al 7 settembre, a Milano con OnDance, una grande festa della danza, quattro giorni di eventi gratuiti per il pubblico. Proprio da Roma, dove erano in corso le prove per lo spettacolo della sera, il ballerino simbolo dell'arte italiana capace di parlare al mondo, ha partecipato agli Stati Generali della Cultura. Una giornata che il Sole24Ore ha voluto organizzare per rilanciare il settore della cultura e dello spettacolo dopo lo stop del Covid-19.

Roberto Bolle, oggi parliamo di cultura e rilancio. Questa pandemia ha messo in luce le fragilità del sistema. Soprattutto per gli anelli deboli di tutta la “filiera” culturale (non solo le stelle della danza, della musica, del teatro, ma i tecnici, gli orchestrali, le scuole, gli insegnanti, la grande quantità di persone che lavora dietro le quinte). Ora che si riparte, qualcosa (forse) lo abbiamo imparato. Non tutto tornerà come prima. Di che cosa abbiamo bisogno? Che cosa va cambiato? Questo è anche il momento di chiedere, con forza, quello che serve al mondo della cultura per una vera ripartenza.

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“Non ci sono solo i personaggi in scena, c'è tanto lavoro dietro le quinte, tanti professionisti che rendono possibile uno spettacolo dal vivo. Dobbiamo prendere consapevolezza delle carenze, assistenziali e previdenziali, di questo settore, che opera con grande discontinuità e che ha molto sofferto durante la pandemia. Ci sono storture e fragilità che negli anni non sono state corrette e che hanno reso, per gli operatori della cultura e dello spettacolo, questo periodo ancora più difficile. Adesso che si è capito quali sono le specificità di questa categoria credo si possa e si debba arrivare a fornire le tutele necessarie ai lavoratori dello spettacolo, tutti, perché ci sia un'equità sociale”.

Che cos'è la danza per lei? Poesia, bellezza… arte. Qual è la sua “utilità”?

“La danza per me è tutto, è la mia vita. Mi ha dato la possibilità di essere quello che sono. Rappresenta un ideale estetico ed etico perché è portatrice di valori importanti: abnegazione verso la disciplina, lavoro quotidiano, volontà, senso di sacrificio. Come tutte le arti ha un'utilità immensa che è quella di elevare il nostro spirito, di migliorare noi stessi. Credo che in questo periodo così difficile in cui i teatri sono stati chiusi abbiamo capito ancora di più il profondo bisogno emotivo che abbiamo dell'arte. Senza di essa la nostra vita è più grigia, più vuota”

Roberto Bolle in collegamento da Roma agli Stati Generali della Cultura

Roberto Bolle ha assunto negli anni una popolarità nazionale e internazionale che ha esteso l'interesse per la danza a molte più persone che in passato. E' questa la sua missione, e anche la strada da seguire? Portare la danza (e non solo la danza) fuori dai teatri, al maggior numero di persone possibile, nelle arene, nelle piazze, in televisione?

“E' stato un fil rouge di tutto il mio percorso. Da Bolle and Friends a On dance, dall'Arena di Verona a Piazza del Plebiscito, a Piazza Duomo, io ho portato la danza vicino alla gente, ogni volta che ho potuto. La danza deve uscire dai teatri, ci sono persone che non si avvicinano a quest'arte per pregiudizio, perché non la conoscono. Invece l'emozione della danza arriva diretta al cuore, non ha bisogno di essere interpretata, può coinvolgere un pubblico largo e attrarre i giovani, a cui è importante rivolgersi anche con questo linguaggio. Senza questa spinta, i teatri rischiano di chiudere o di essere vissuti come una realtà di nicchia, per pochi appassionati”

Dialogo fra discipline diverse, apertura alla sperimentazione: lei non teme la contaminazione del “pop”. Perché?

“No, non la temo, anzi la ricerco. Bisogna sempre avere il coraggio di andare oltre, di non fermarsi di fronte a barriere e confini precostituiti. E' normale che ci siano delle critiche, ma io sento che sto facendo la cosa giusta per la danza. D'altronde, anche Pavarotti ha avuto critiche per il suo lato pop, ma è stato amato, apprezzato e ha portato la musica a tutti. E anche Carla Fracci, che voglio ricordare proprio a pochi giorni dalla sua scomparsa, ha fatto tantissimo per la danza, portandola in televisione, allargando il pubblico, non temendo le contaminazioni”

La consiglierebbe come “carriera” a un giovane?

“Assolutamente sì, non potrei rispondere diversamente! E' un'arte che richiede un grande lavoro su di sé, fisico e mentale, che insegna uno stile di vita, che forma il carattere. Credo sia una scuola da cui si esce migliori anche se non si diventa primi ballerini o étoile di fama”

Si fa abbastanza su questo fronte, sia nel campo della formazione di qualità sia in quello della comunicazione e dell'incoraggiamento (anche economico) delle giovani generazioni a intraprendere questa strada?

“Negli ultimi anni si sta facendo molto di più. Adesso anche grazie a tv e talent show, ci sono molti più ragazzi e ragazze che si iscrivono a scuole di danza”

Lei è un simbolo per il mondo della danza, ma anche un simbolo dell'arte e della bellezza italiane. Sente la responsabilità di rappresentare il nostro Paese all'estero? Si sente e si è sentito sostenuto dal suo Paese in questi anni?

“Sono sempre molto orgoglioso di essere italiano e porto l'italianità in giro per il mondo. Quello di cui sento la mancanza è però l'interesse a investire. L'arte è il nostro punto di forza nel mondo, è un investimento redditizio perché porta turismo, porta reputazione, porta denaro, la cultura è il nostro oro, è il nostro petrolio. Eppure c'è stato un costante impoverimento, molti corpi di ballo non ci sono più, i giovani che studiano danza hanno poche prospettive, devono andare all'estero. Sono rimaste solo quattro compagnie, molte con organico ridotto, come Napoli e Palermo, e due più grandi, come Milano e Roma. Ma sono pochissime rispetto ai teatri, agli enti lirici e, in generale, al bisogno di cultura e di produzione di cultura nel nostro Paese. Questo è preoccupante perché non c'è la voglia e la consapevolezza di capire che sostenere la danza e le arti in generale è un vantaggio, anche economico, per tutto il Paese”.

Quanto è importante il ruolo del pubblico e quanto gli investimenti del privato nel sostegno alla danza?

“Io spero ci sia sempre di più questa sinergia che è fondamentale. L'ho sperimentato personalmente con On dance, una festa della danza che organizzo io. Anche con l'aiuto del Ministero e con i finanziamenti pubblici non sarei mai riuscito a realizzare gli eventi in maniera gratuita, con i workshop per i ragazzi, le open class, le serate danzanti, senza il contributo di sponsor privati. Io sono in qualche modo un brand, un ambasciatore del made in Italy e quindi alcune aziende hanno creduto in me e mi hanno aiutato a finanziare questo progetto. Data la mia esperienza all'estero, posso dire che sia a Londra sia a New York c'è molta più attenzione nel coinvolgere donors e piccoli privati perché aiutino economicamente le produzioni artistiche. Io sono per un equilibrio fra pubblico e privato, non per uno sbilanciamento a favore dell'uno o dell'altro. Credo che sia la via sana, e penso che il contributo del privato dovrebbe essere incentivato sempre di più detassando e dando agevolazioni migliori“

Questa degli Stati Generali della Cultura è anche la sede per tracciare delle ipotesi sul futuro, sia in termini strategici sia anche di semplici auspici, di sogni realizzabili. Come disegnerebbe il futuro della danza?

“Mi auguro che possa esserci una consapevolezza crescente e un interesse sempre più ampio. Produrre bellezza è la ricchezza più grande del nostro Paese”

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