trasporti e isole

Sardegna più isolata, blocchi e tagli dalle merci ai traghetti

L’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna pronta a fermare anche la concessione demaniale del porto Canale

di Davide Madeddu

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(IMAGOECONOMICA)

L’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna pronta a fermare anche la concessione demaniale del porto Canale


4' di lettura

Dal taglio delle delle rotte per la penisola al bando per la concessione del porto canale. Le nuove grane della Sardegna arrivano dal mare e mettono assieme passeggeri e merci. Due vicende distinte che, seppure indipendenti l’una dall'altra, viaggiano quasi in parallelo. La prima questione riguarda i collegamenti con la penisola. Dal 1 dicembre la Tirrenia Cin taglierà, come annunciato con la nota inviata a tutte le istituzioni interessate (dal ministero dei Trasporti alla Regione) le rotte “Genova-Olbia-Arbatax” e viceversa, “Napoli - Cagliari”, “Cagliari-Palermo” e la “Civitavecchia-Arbatax-Cagliari”.

I tagli della Tirrenia

A spingere la compagnia di navigazione a procedere con il taglio dei collegamenti la mancata proroga della Convenzione per la cosiddetta continuità territoriale scaduta a luglio. Non solo chiusura delle tratte ma anche riduzione del personale che l'azienda stima «in alcune centinaia di unità fra personale navigante ed amministrativo, nonché un inevitabile impatto negativo sulla forza lavoro utilizzata localmente nei territori serviti sia in ambito portuale che nell'ambito dei servizi e, quindi, con prevedibile grave pregiudizio per l’economia delle isole servite». Dopo lo stop la mobilitazione con il presidente della Regione Christian Solinas che chiede al Governo di «procedere alle gare a evidenza pubblica per definire un nuovo modello di continuità che dia certezze al diritto alla mobilità dei sardi, con frequenze e tariffe adeguate». A lanciare un appello anche le diverse associazioni degli emigrati sardi che sollecitano misure immediate. I sindacati, che ipotizzano un taglio di “500 posti di lavoro”, chiedono l'intervento della ministra dei Trasporti Paola De Micheli. «Quanto annunciato dalla compagnia di navigazione non può essere accettato - dice Arnaldo Boeddu, segretario Filt trasporti - per questo motivo è necessario che ci sia un incontro con la ministra. Anche perché necessario capire tutte le dinamiche e intervenire sia per garantire i collegamenti sia per salvaguardare i 500 posti di lavoro a rischio». Non c'è solo la questione dei collegamenti a pesare sulla Sardegna.

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Il caso del porto Canale

Da qualche giorno, infatti, è esploso il caso legato al bando per a concessione demaniale del porto Canale. I giorni scorsi l'AdSp, l'Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna ha inviato un preavviso di rigetto alla Pifim Company Ltd, l’azienda che aveva partecipato alla call internazionale per la concessione demaniale (bandita dall'Adsp nel 2019 e chiusa ad agosto 2020), del compendio portuale. Un’area formata da quasi 400 mila quadri di piazzale, con 1.600 metri lineari di banchina (incrementabili così come previsto dal Piano regolatore), 16 metri di fondale, fabbricati da adibire ad uffici, mensa, spogliatoi, depositi attrezzature, e un “Punto di Ispezione Frontaliero”. Alla base del provvedimento dell'Autorità «lacune documentali emerse dalla valutazione della proposta presentata da Pifim LTD». «Fatta salva la fisiologica prudenza ed il dovuto riserbo richiesto in queste circostanze, non nascondo che ci aspettavamo un finale diverso e sicuramente più positivo per la call internazionale volta a stimolare proposte di rilancio futuro del Porto Canale e del transhipment – commenta Massimo Deiana, Presidente dell'AdSP del Mare di Sardegna – insieme alla commissione tecnica, che da subito si è attivata per studiare ed analizzare tutte la documentazione, abbiamo portato avanti una serrata interlocuzione con la società istante per ottenere le necessarie integrazioni documentali. Tentativi ai quali non sono seguite risposte esaustive tali da consentire di mantenere in piedi il procedimento». Prossimo appuntamento il 9 dicembre, giorno in cui scadono i termini per le controdeduzioni al preavviso di rigetto. «La filosofia che ha ispirato la call internazionale resta comunque in piedi – precisa Deiana – e siamo pronti a prendere in considerazione sia le eventuali controdeduzioni della PIFIM, sia potenziali nuove interlocuzioni con altri soggetti interessati ad investire sul Porto Canale per il rilancio di un settore che, alla luce delle nuove prospettive del trasporto merci generate dalla pandemia e delle proiezioni di netta ripresa sul 2021». A sollecitare in maniera urgente il rilancio del porto Canale di Cagliari anche Confindustria Sardegna Meridionale. «Il ritardo nell'adeguata ripresa operativa del Porto sta infatti comportando per le imprese sarde, soprattutto industriali e a vocazione internazionale, un ulteriore insostenibile incremento del costo del trasporto delle merci containerizzate, stimabile mediamente intorno al 10 % che sale, a seconda delle produzioni e delle destinazioni, anche al 30% - si legge in una nota -.Tale appesantimento aggiuntivo colpisce un apparato produttivo che già sconta all’origine la diseconomia storica dell’insularità e che, dal primo gennaio di quest'anno è stato anche investito dagli aumenti delle tariffe del trasporto marittimo conseguenti all'entrata in vigore del regolamento internazionale IMO 2020, che ha imposto alle navi l'utilizzo di combustibili a minori emissioni di zolfo ma a maggiore costo». Per l'organizzazione degli industriali c’è il rischio «concreto di uno spiazzamento irreversibile di molte importanti produzioni ed attività economiche della Sardegna per le quali, essendo il trasporto una delle componenti rilevanti dei costi, diviene sempre più arduo competere con realtà che si avvalgono di sistemi e servizi infrastrutturali efficienti».

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