Self help e crescita personale

Scrivere di sé, una ginnastica interiore. L'esperienza di Matthew McConaughey

A 51 anni, si è concesso il lusso di un'autobiografia. Concentrandosi sul potere simbolico di tre colori. Sono in molti, in questo periodo, ad avvicinarsi alla scrittura.

di Alessandra Mattanza e Francesca Baralis

Matthew McConaughey in una scena di “The Gentlemen” e la sua autobiografia Greenlights (22,63 € su Amazon).

3' di lettura

Una medicina per l'anima, senza effetti collaterali. Un corroborante per autostima e consapevolezza, un modo di fare ordine dentro le proprie esperienze e capire il presente, un percorso di cura per superare delusioni, perdite, momenti di difficoltà, inserendoli nel contesto della propria storia e liberando energie di ripartenza. Scrivere di sé, ripercorrere le tappe fondamentali della propria vita, attraverso tecniche di rievocazione ed esercizi ermeneutici, è un percorso di terapia, oltre che una ginnastica interiore. «Il lavoro autobiografico ha poteri analgesici e ricostituenti», spiega il filosofo Duccio Demetrio, capostipite di queste pratiche in Italia, fondatore della Libera Università dell'Autobiografia nel borgo toscano di Anghiari. Da lì sono nate filiazioni, scuole, club di scrittura in tutta Italia.

Forse anche per l'anno difficile che si è appena concluso e per un inizio 2021 ancora sotto la minaccia del Covid, proliferano corsi e manuali fai-da-te, mentre, parallelamente, il mondo dell'editoria sta vivendo un vero e proprio memoir boom, alimentato in maniera più o meno commerciale da blog e real tv, dove la non fiction creativa si mescola a forme non letterarie e il realismo s'intreccia all'esibizionismo di quella che Martin Amis definisce la “loquacità di massa” liberata dai social. L'autobiografia come cura non ha nulla a che vedere con il tenere un diario online o improvvisare un'autoconfessione pubblica, è piuttosto un metodo e un percorso di formazione scientificamente riconosciuto, a cavallo fra terapia di parola e scrittura meditativa. Negli Stati Uniti le ricerche si orientano a valorizzarne i benefici fisici e immunitari e si sono sviluppate tecniche, come la Net (Narrative Exposure Therapy) applicata ai traumi più gravi, o come l'Autobiographical Therapeutic Theatre.

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Da una parte, dunque, una vera e propria disciplina, dall'altra, una moda, ma anche un'occasione di lettura, distrazione e aiuto in un periodo in cui si è ancora costretti molto a casa. E allora basta un taccuino di carta, come il Navigando in un mare di idee di Carta Muriel e una penna che assecondi il flusso dei pensieri. Poi basta solo inanellare i ricordi e le immagini.

“Navigando in un mare di idee”, CARTA MURIEL(14,50 €).

Fra i molti personaggi che sono passati attraverso questa esperienza, l'ultimo è Matthew McConaughey, un attore di talento, un atleta che ama fare regolarmente sport e ora anche uno scrittore e autobiografo. Il suo Greenlights è allo stesso tempo una raccolta di poesie, con aforismi, aneddoti, pillole di esistenza e una raccolta di memorie, dall'infanzia ai giorni nostri: il rapporto turbolento dei suoi genitori, che hanno divorziato due volte e si sono sposati tre; i momenti più bui della giovinezza e le molestie subite; l'amore e la paternità. E una serie di riflessioni molto attuali su quello che si può imparare dalla pandemia. Lo racconta ad Alessandra Mattanza.

Perché scrivere un memoir adesso, a cinquant'anni?

In tutta onestà, penso di aver avuto il tempo di farlo adesso, finalmente.

Come è stato scrivere di sé?

Fin da bambino tenevo dei diari. Per scrivere questo libro ho passato quasi tre mesi isolato nel deserto. Non ho mai avuto paura di stare da solo, mi aiuta a riflettere. E scrivere è un modo per rielaborare quello che mi è accaduto. Quando successivamente mi sono trovato in quarantena con mia moglie, i miei tre figli e mia madre di 88 anni, è stata una transizione lieve.

C'è chi sostiene che la scrittura autobiografica sia quasi meglio della psicoanalisi.

Anche recitare può essere terapeutico, perché immedesimarsi in personaggi diversi aiuta a scoprire parti di sé e degli altri. Ogni uomo che ho interpretato ha avuto qualcosa di me dentro. Scrivere la mia autobiografia è stato, invece, più come interpretare me stesso.

Quali sono le regole per raggiungere la “luce verde” nella vita?

Tutti amiamo i greenlight, i semafori verdi. Ci danno via libera, ci permettono di andare avanti, di proseguire, di raggiungere la nostra meta. Prima di tutto, bisogna non abbattersi quando si trovano semafori gialli o semafori rossi, come il Coronavirus, che ci ha imposto una battuta d'arresto, costringendoci nelle nostre case, ma allo stesso tempo ci ha reso più vicini alle nostre famiglie o, comunque, ci ha dato la possibilità di riflettere sul significato della nostra esistenza, su quello che vogliamo davvero. Bisogna saper aspettare e avere pazienza, il momento giusto arriva se ci credi. Occorre riconoscere i greenlight, coglierli, vederli (come quando io ho visto mia moglie Camila e le ho parlato, anche se non sapevo il portoghese e lei è brasiliana). Bisogna individuare quali sono le luci rosse dentro di noi che ci bloccano, ancora prima di metterci in viaggio.

Si sente cambiato dopo questo percorso?

Sono un uomo che si chiede prima di tutto: “Quali sono i miei valori? Cosa conta per me davvero?”.

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